Il movimento che vuole curare l'America smontando le grandi aziende

Barry Lynn e i suoi seguaci, i neo-brandeisiani, hanno conquistato l'agenda economica del Partito democratico. Lina Khan è arrivata alla FTC. Ma i risultati sotto Biden sono stati modesti.

Share
Il movimento che vuole curare l'America smontando le grandi aziende

Su l'Atlantic, il giornalista Jonathan Chait racconta come un'unica corrente di pensiero abbia preso il controllo dell'agenda economica del Partito democratico. La definisce neo-brandeisiana, dal nome del giurista progressista Louis Brandeis, e ne identifica il padre intellettuale in Barry Lynn, fondatore dell'Open Markets Institute.

La concentrazione del potere economico nelle mani di poche grandi aziende è "il problema politico ed economico del nostro tempo" e causa "quasi ogni male della società di oggi". Lynn lo scrive nel suo libro del 2020 Liberty from All Masters e lo ripete da decenni. Ai monopoli attribuisce non solo i prezzi alti, ma anche "la crescente disuguaglianza di ricchezza e potere politico", "l'ascesa della destra radicale", "il crescere del razzismo e dell'omofobia", "gli attacchi al diritto all'aborto" e "il collasso dei mezzi di informazione".

Lynn ha sviluppato questa visione negli anni Novanta come giornalista economico, ossessionato dal potere di Walmart sui suoi fornitori. Nel 2001 è entrato nel think tank New America Foundation e nel 2011 ha avviato il programma Open Markets dedicato alle politiche antitrust. La sua prima assunzione fu Lina Khan, neolaureata in scienze politiche al Williams College, incaricata di studiare Amazon.

Khan è poi diventata il volto pubblico del movimento. A Yale ha scritto un saggio sulla rivista di diritto dell'università in cui sosteneva che la dottrina antitrust dominante, concentrata sui prezzi al consumatore, non riusciva a cogliere i rischi posti dalla posizione di Amazon. Nel 2016, insieme a Lynn, ha incontrato la senatrice democratica Elizabeth Warren, che poco dopo ha tenuto un discorso a New America in cui descriveva l'anti-monopolismo come "uno dei principi fondativi della nazione".

I neo-brandeisiani hanno costruito una rete di pubblicazioni amiche: il Washington Monthly, l'American Prospect (oggi diretto da David Dayen), the Nation, the Intercept, the New Republic, Democracy e Harper's. Chait definisce questa rete "una sorta di cartello" e nota l'ironia di un movimento anti-monopolio che ha conquistato un segmento decisivo del dibattito intellettuale di sinistra.

Le loro idee si sono diffuse rapidamente durante il primo mandato di Donald Trump, quando i democratici cercavano una spiegazione totalizzante per la sconfitta del 2016. La teoria neo-brandeisiana offriva una narrazione semplice: il partito aveva perso la classe operaia per colpa delle grandi imprese e bastava combatterle per riconquistarla. Secondo Chait, questo permetteva ai liberali culturali "di evitare la dolorosa necessità di abbandonare alcune posizioni impopolari del partito" per recuperare gli elettori delusi.

Con l'elezione di Joe Biden, il movimento è passato dall'opposizione al governo. Khan è stata nominata a capo della Federal Trade Commission, l'autorità antitrust e per la concorrenza. Jonathan Kanter, altro neo-brandeisiano, è stato messo alla guida della divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia. Tim Wu è entrato alla Casa Bianca come consigliere su tecnologia e concorrenza. Nel 2021 Biden ha firmato un ordine esecutivo che impegnava l'intera amministrazione contro la concentrazione del potere economico.

La FTC di Khan ha riscritto le linee guida sulle fusioni imponendo standard più severi, ha provato senza successo a bloccare acquisizioni di Microsoft e Meta e ha vietato le clausole di non concorrenza nei contratti di lavoro, provvedimento poi bloccato in tribunale. Il risultato più significativo, secondo Chait, è stato "scoraggiare un numero maggiore di fusioni con la minaccia della pressione regolatoria".

Eppure, secondo l'analisi pubblicata sull'Atlantic, "in base a qualunque misura oggettiva i neo-brandeisiani hanno fallito". Daniel Crane, docente di diritto all'Università del Michigan, ha analizzato i dati e ha concluso che "sul piano statistico i neo-brandeisiani non hanno aumentato l'applicazione dell'antitrust, e per molti aspetti sono stati meno rigorosi delle amministrazioni precedenti". Anche uno studio della Progressive Policy Institute, firmato da Diana Moss, ha rilevato risultati misti.

Moss, ex direttrice dell'American Antitrust Institute, ha detto a Chait che l'errore del movimento è considerare l'antitrust "non come applicazione del diritto, ma come uno strumento politico generale per risolvere molti problemi, economici, politici e sociali". L'antitrust, sostiene Moss, "non ha quel potere, per la semplice ragione che la concentrazione delle imprese non è la causa profonda di ogni problema".

Anche la critica al Big Tech, secondo Chait, sbaglia diagnosi. Un mercato concentrato si traduce in prezzi alti, scarsa innovazione o poche scelte. Il settore tech, invece, "trabocca di prodotti nuovi, popolari ed economici, spesso gratuiti". Facebook, che Lynn aveva attaccato per la sua posizione dominante, ha perso quote a favore di TikTok. Il problema delle grandi piattaforme, scrive Chait, "non è la loro struttura concentrata, ma il fatto che molti dei loro prodotti danneggiano i consumatori e la società nel suo complesso".

Il movimento ha avuto anche la sfortuna di arrivare al potere durante la fiammata inflazionistica post-pandemia. La dottrina neo-brandeisiana non è pensata per abbassare i prezzi: Lynn ha apertamente criticato "la fissazione del Partito democratico sull'abbassamento dei prezzi" e difende le piccole imprese che, non potendo sfruttare economie di scala, devono vendere a costi più alti. Quando l'amministrazione Biden ha capito che l'inflazione stava erodendo il consenso, ha provato a scovare cartelli sui prezzi nelle stazioni di servizio, nella logistica e nella grande distribuzione, con scarso successo.

Nonostante i risultati modesti, i neo-brandeisiani sostengono di aver vinto. Zephyr Teachout, ex presidente del consiglio direttivo di Open Markets, ha scritto nel 2024 che gli ultimi quattro anni hanno mostrato "quanto possa essere potente il movimento nel risolvere problemi reali". Lynn ha dichiarato che Biden "ha distrutto le fondamenta intellettuali del sistema di controllo monopolistico privato" e ha guidato "il più grande periodo di applicazione anti-monopolio nella storia degli Stati Uniti".

Quando Chait ha chiesto a Lynn di indicare effetti positivi concreti, il leader del movimento ha elencato azioni, non risultati. Alla seconda domanda ha risposto che le riforme di Biden semplicemente "non hanno avuto abbastanza tempo". È la stessa difesa usata da Michael Tomasky in un saggio sul New Republic. Ma Chait obietta che, se davvero fosse avvenuta una trasformazione di portata storica, "almeno qualche debole tremito sarebbe stato avvertito dall'opinione pubblica". La popolarità di Biden è invece crollata presto e non si è più ripresa.

Secondo Chait, la fede del movimento "assomiglia più a una religione che a una teoria economica". Nel podcast di Ezra Klein, alla domanda se ci fossero problemi non risolvibili attaccando la concentrazione delle imprese, Teachout ha risposto inizialmente che "l'anti-monopolio non può risolvere problemi rilevanti di razzismo nel paese", per poi ritrattare poche frasi dopo.

I neo-brandeisiani vogliono ora riproporre l'agenda di Biden, ma "più forte e con un candidato più giovane". Hanno saldato l'alleanza con la sinistra culturale del partito: Teachout ha appoggiato Zohran Mamdani, il neo-eletto sindaco di New York, e Khan ha lavorato nella sua squadra di transizione, entrando poi nell'amministrazione comunale. Il tour "Fighting Oligarchy" di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez ha rilanciato gli stessi temi. AOC ha sostenuto che "la Rivoluzione americana fu contro i miliardari del loro tempo".

J.D. Vance e Steve Bannon sono stati definiti "Khanservatives" per la loro ammirazione verso l'ex presidente della FTC. A una conferenza del 2025 Bannon ha detto a Khan "tu sei la mia ragazza, ti rivogliamo, sei la migliore", e lei ha risposto "contiamo su di te per mantenere viva la battaglia dell'ala populista". Open Markets ha elogiato tre nomine del presidente Trump come "moderatamente o fortemente in sintonia" con la filosofia antitrust di Khan e Kanter.

Ma l'idea che il presidente Trump condivida obiettivi populisti con i neo-brandeisiani si è rivelata, secondo Chait, "ingenua". L'antitrust trumpiano serve a piegare le aziende al consenso politico verso il presidente. Andrew Ferguson, scelto dal presidente per la FTC, ha intimidito critici dell'amministrazione. Gail Slater, che alla divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia stava applicando la legge in modo ragionevole, è stata rimossa.

L'unica vittoria politica dell'alleanza destra-sinistra contro la concentrazione, secondo Chait, è stata controproducente. A marzo, al Senato si discuteva una proposta bipartisan per stimolare la costruzione di case. Il presidente Trump e Warren hanno spinto un emendamento al ROAD to Housing Act che vietava alle grandi società di affittare un numero elevato di case unifamiliari. Brian Schatz, senatore democratico delle Hawaii e promotore del provvedimento originario, aveva suggerito che si trattasse di un errore di redazione. Ma Warren ha confermato che il divieto era voluto. L'effetto, scrive Chait, è "ridurre l'offerta e far salire il costo per chi affitta": il contrario dell'obiettivo dichiarato della legge.

L'agenda dell'abbondanza, la proposta di costruire più case e infrastrutture per abbassare i prezzi sostenuta da un'altra corrente riformista del Partito democratico, è stata liquidata da Lynn come un piano "per ingraziarsi i buoni oligarchi, perché ci proteggano finché la tempesta MAGA non sarà passata". Khan ha detto sostanzialmente la stessa cosa.

Più in generale, racconta Chait, gli operatori della rete neo-brandeisiana descrivono i critici interni come "fronte commerciale, manovra di miliardari o truffa per vendere libri". Hanno iniziato a chiamare i democratici non allineati "la classe Epstein", basandosi sul fatto che Reid Hoffman, donatore di cause liberali moderate, conosceva Jeffrey Epstein. Subito dopo lo scontro con Warren, Schatz è stato descritto come "un megafono del private equity".

Per Chait la conclusione è netta: Lynn "crede genuinamente al suo racconto monomaniacale" e considera i monopoli "una sorta di forza hegeliana che spiega il movimento e il significato della storia". Il problema, scrive il giornalista, è che "le loro teorie non incarnano la verità perfetta, e quindi la lacerazione del Partito democratico può accadere, ma la parte della salvezza non arriverà mai".

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.