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Il cibo ultraprocessato finisce in tribunale, come il tabacco
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Salute 4 min di lettura

Il cibo ultraprocessato finisce in tribunale, come il tabacco

Un ragazzo ammalatosi da bambino ha citato undici colossi alimentari. La prima causa è stata respinta, ma il filone giudiziario riprende la strada delle sigarette

I cibi ultraprocessati sono arrivati in tribunale negli Stati Uniti. A fine 2024 un ragazzo della Pennsylvania, Bryce Martinez, ha citato in giudizio undici tra i più grandi produttori alimentari del mondo, fra cui Kraft Heinz, Coca-Cola, PepsiCo e Nestlé, sostenendo che i loro prodotti gli hanno causato da bambino il diabete di tipo 2 e il fegato grasso. È la prima causa per danni personali legata al cibo ultraprocessato e ha aperto un filone giudiziario che, secondo un'analisi di Julia Belluz pubblicata sul New York Times, potrebbe cambiare il modo in cui gli americani mangiano.

Dopo quella prima causa, ne sono state presentate almeno altre sei contro i grandi produttori alimentari e tutte sostengono lo stesso: i cibi ultraprocessati, progettati per creare dipendenza e pubblicizzati ai bambini, hanno provocato malattie croniche a minorenni. Il cibo ultraprocessato è quello industriale, fatto con ingredienti manipolati che non si troverebbero in una cucina di casa, spesso ricco di sale, zuccheri e grassi, oltre che di additivi. Belluz ricorda che i regolatori americani non verificano la sicurezza di tutti gli additivi e che le aziende possono apporre etichette salutiste su prodotti poveri di nutrienti.

A dare fiato alle cause c'è un'opinione pubblica che sta cambiando. I sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani, in ogni schieramento politico, ritiene che i cibi ultraprocessati possano creare dipendenza, che le aziende cerchino deliberatamente di agganciare i bambini e che serva una regolamentazione. Anche la ricerca è maturata: gli studi hanno mostrato come questi alimenti aggirino i segnali di sazietà del corpo e aumentino il rischio di diabete di tipo 2 e obesità.

L'amministrazione del presidente Trump, in particolare la corrente Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr., ha parlato molto di cibo ultraprocessato senza tradurlo in regole. Kelly Brownell, ricercatrice di salute pubblica all'università Duke, ha detto che se ne parla da 30 o 40 anni, della tossicità dell'ambiente alimentare e del ruolo dell'industria, senza che sia successo quasi nulla. Di fronte alla forza di lobby di un'industria alimentare globale che vale 10 mila miliardi di dollari, la strada giudiziaria appare a molti l'unica percorribile.

Il precedente è quello del tabacco, la storia in cui le cause per la salute pubblica hanno ottenuto di più. Per gran parte del Novecento la pubblicità delle sigarette era ovunque, con medici che raccomandavano marche di sigarette e cartoni animati che invogliavano i bambini. A partire dagli anni Cinquanta alcuni cittadini hanno fatto causa alle aziende del tabacco e hanno quasi sempre perso, per decenni. Ma le cause si sono accumulate e nella fase processuale in cui le parti si scambiano i documenti sono emersi verbali che mostravano come le aziende, che dosavano la nicotina per creare dipendenza e puntavano ai minorenni, sapessero che i loro prodotti causavano il cancro mentre i dirigenti dichiaravano il contrario.

Le rivelazioni hanno convinto i procuratori generali degli Stati, i massimi rappresentanti legali di ogni Stato, a citare a loro volta le aziende negli anni Novanta. L'accordo del 1998 ha limitato la pubblicità e imposto alle aziende risarcimenti per miliardi: il tasso di fumatori adulti è sceso dal 42% del 1965 al 9% del 2025.

Il filone del cibo ultraprocessato è appena all'inizio. La causa di Martinez è stata respinta lo scorso anno da un tribunale federale di primo grado: il giudice, pur dichiarandosi "molto preoccupato" per gli effetti del cibo ultraprocessato sui bambini, ha concluso che mancano prove che prodotti specifici abbiano causato le sue malattie. Le aziende, nella richiesta di archiviazione, hanno sostenuto che i loro prodotti sono sicuri, regolamentati a livello federale e conformi alla legge. A giugno il giudice ha respinto anche la richiesta di integrare la causa con nuovi dettagli, ma i legali di Martinez, dello studio Morgan & Morgan, hanno annunciato che ricorreranno e continueranno a presentare cause simili in tutto il paese.

Il terreno più promettente, secondo gli esperti intervistati da Belluz, sono però le città e gli Stati. A dicembre il legale della città di San Francisco ha presentato la prima causa di questo tipo promossa da un ente pubblico, per conto dei cittadini della California, contro gli stessi undici produttori: l'accusa è di aver aggravato una crisi sanitaria che pesa sui bilanci pubblici. Solo il diabete costa alla California circa 47 miliardi di dollari l'anno.

Allan Brandt, lo storico che ha ricostruito la vicenda del tabacco, si aspetta molte altre sconfitte: con le sigarette le cause perse furono centinaia e quelle erano più semplici, perché bastava dimostrare che un singolo prodotto aveva fatto ammalare qualcuno. Brandt è comunque ottimista e parla per il cibo di un'epoca paragonabile ai processi sul tabacco: gli americani stanno diventando più scettici, a ragione, sul fatto che l'industria agisca nell'interesse pubblico. Anche senza far sparire i grandi produttori, le cause possono spingere i legislatori a introdurre tasse, etichette di avvertimento e obblighi di riformulazione e a sostenere con sussidi l'accesso al cibo sano. E nella fase di scambio dei documenti potrebbe emergere cosa le aziende sanno su come agganciare i bambini: i documenti del tabacco hanno mostrato che le società del settore, che avevano rilevato Kraft e Nabisco, applicarono ai cibi le loro conoscenze su gusti, pubblicità per i giovani e chimica del cervello.

La domanda di fondo, che Belluz riprende da David Kessler, ex commissario della Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola farmaci e alimenti, è chi guida la domanda di cibo ultraprocessato: la scelta dei consumatori di continuare a mangiarli, o quella delle aziende di mantenere il pubblico dipendente. Martinez oggi ha vent'anni, cura il diabete con un farmaco della classe GLP-1 usato contro diabete e obesità e teme di non trovare un lavoro con un'assicurazione sanitaria che copra le sue cure. A lui, che da bambino comprava quello che trovava, è rimasta una convinzione: la comodità, alla fine, ha un prezzo.

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