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I giovani Repubblicani sono troppo estremisti
Politica interna 9 min di lettura

I giovani Repubblicani sono troppo estremisti

La fabbrica dei talenti conservatori premia la fedeltà ideologica a Trump invece della competenza: al Congresso e nei think tank temono una generazione impreparata e tollerante verso l'estremismo

I politici del Partito Repubblicano sono preoccupati per la nuova generazione di giovani collaboratori che sta arrivando a Washington: nelle chat di gruppo e agli aperitivi dopo il lavoro si ripete che il sistema che porta i giovani talenti conservatori nei posti di governo è difettoso, se non del tutto rotto. È il quadro che emerge da un'analisi pubblicata su Politico dopo conversazioni con quattro alti collaboratori repubblicani al Congresso, studiosi ed ex dipendenti di think tank, accademici e giovani militanti conservatori, che raccontano una frattura generazionale sempre più larga e una diffidenza reciproca.

La critica non è il solito lamento di mezza età sui giovani che non vanno bene: è rivolta a istituzioni come la Heritage Foundation, il più importante think tank conservatore d'America, che da decenni hanno il compito di individuare e formare la futura classe dirigente del partito. Secondo i critici, che in molti casi si riconoscono in un conservatorismo tradizionale precedente a Trump, negli ultimi dieci anni queste organizzazioni hanno selezionato le persone sulla base della conformità rigida all'ideologia trumpiana invece che della competenza, con un calo del merito e delle capacità e una tolleranza verso ideologie più oscure che alla lunga potrebbe compromettere la capacità del partito di governare.

"Tutti sanno qual è il problema: le organizzazioni che portano i giovani collaboratori a Washington hanno passato l'ultimo decennio a privilegiare la cieca fedeltà ideologica invece della competenza o dell'intelligenza", ha detto un alto collaboratore repubblicano al Congresso. "Ci siamo ritrovati con una generazione di idioti fanatici e incompetenti".

Al centro delle preoccupazioni ci sono i cosiddetti groyper: tecnicamente i seguaci di Nick Fuentes, uno streamer della generazione Z che si definisce "identitario bianco", ma il termine è ormai usato come insulto generico per i giovani di destra anti-establishment, un po' come "neocon" per i conservatori favorevoli agli interventi militari. Fuentes, che ha milioni di spettatori e una visione del mondo profondamente antisemita e misogina, è diventato un personaggio tra i giovani conservatori come attivista online pro-Trump e agitatore di estrema destra nei campus. Poi ha rotto con il presidente per la gestione dei file su Jeffrey Epstein e per il sostegno di Trump a Israele e alla guerra in Iran.

Commentatori conservatori di primo piano sostengono che il groyperismo si stia diffondendo tra i membri più giovani del partito, anche dentro il governo: un giovane avvocato dell'amministrazione Trump ha ammesso in messaggi di testo rivelati da Politico di avere una "vena nazista" e alcuni account social ufficiali del governo hanno ripreso il linguaggio e i meme dell'estrema destra online.

C'è però una differenza tra criticare gli aiuti militari a Israele o lamentare i morti della guerra di Gaza e usare espressioni come "governo occupato dai sionisti", come fa abitualmente un giovane stratega repubblicano citato nell'articolo. I sondaggi mostrano che la stragrande maggioranza dei giovani conservatori respinge le posizioni antisemite, anche se il sostegno a Israele è calato sensibilmente rispetto alle generazioni precedenti. I giovani di destra sono anche più scettici verso gli interventi militari: i più anziani della generazione Z erano bambini piccoli l'11 settembre 2001, sono cresciuti in un'epoca di guerre lunghe decenni e costate migliaia di miliardi di dollari e sono arrivati all'età adulta senza potersi permettere una casa. Per molti la diffidenza verso l'ortodossia repubblicana ha radici genuine.

Per i giovani conservatori le lamentele degli anziani non riguardano davvero credenziali ed esperienza, ma uno scontro politico interno al partito. "Per la mia esperienza sul campo non esiste un grande problema di groyper", ha detto Marty Bertao, 21 anni, presidente dei College Republicans of America, l'organizzazione studentesca del partito. "Ho il sospetto che contino come groyper chiunque sia lontanamente critico verso Israele". Rachel Bovard, vicepresidente dei programmi del Conservative Partnership Institute, un'altra organizzazione che forma collaboratori, ha scritto online che questa campagna è "disgustosa e riprovevole, soprattutto se fatta contro i giovani collaboratori del Congresso".

Se il personale è politica, come dice un vecchio adagio di Washington, la posta in gioco è molto più alta di uno scontro generazionale, perché sono i collaboratori del governo, in tutti i rami dello stato, a far funzionare di fatto il paese. Gli studenti impegnati nella politica universitaria diventano stagisti, poi assistenti legislativi, poi consiglieri senior, capi di gabinetto e in certi casi direttori di agenzie: se il sistema che produce il personale conservatore sta cambiando, cambierà con esso il governo repubblicano.

"C'è certamente un problema di selezione dal lato repubblicano", ha detto E.J. Fagan, professore associato alla University of Illinois Chicago e autore di un libro sull'ascesa dei think tank di partito. Secondo Fagan, anche al di là della politica estera, alla Heritage la competenza tradizionale è stata messa da parte in favore di "pastura per la macchina dei media conservatori": "stanno assumendo molte persone che non hanno più le capacità di una volta".

Fagan cita il caso di E.J. Antoni, il giovane capo economista della Heritage che il presidente aveva scelto come direttore del Bureau of Labor Statistics, l'ufficio federale che produce le statistiche sul mercato del lavoro. La nomina è stata ritirata dopo che Antoni aveva proposto di sospendere il rapporto mensile sull'occupazione, i cui dati rivisti al ribasso erano stati definiti "truccati" da Trump e dopo la scoperta di un suo vecchio account X, poi cancellato, in cui insultava volgarmente Kamala Harris e attaccava i gay. "Un tempo figure come quella del capo economista della Heritage erano impressionanti nel mondo delle politiche", ha detto Fagan. "Non è più così e non invidio chi deve cercare la prossima generazione di collaboratori".

Le preoccupazioni sono particolarmente forti al Senato, che resta il principale baluardo dell'establishment nella Washington di Trump. Dei quattro collaboratori del Congresso sentiti da Politico, tre lavorano per senatori repubblicani e hanno dato versioni diverse del problema. Uno ha detto che in alcuni uffici di Camera e Senato i collaboratori addetti alla comunicazione sono ormai più numerosi di quelli che si occupano di politiche, perché i parlamentari inseguono "i clic e le risposte pungenti" nell'angolo troppo online di X, cosa che "non fa avanzare di un millimetro l'agenda conservatrice". Un altro ha detto che è difficile competere per il personale qualificato con un'amministrazione del proprio partito che dispone di migliaia di nomine politiche. Un terzo ha parlato di una generazione cresciuta con le teorie cospirative di Tucker Carlson e Candace Owens, due commentatori molto seguiti a destra: "tra cinque, otto anni, se dovremo affidarci a persone con questa visione del mondo, saremo in guai seri".

Per decenni la Heritage Foundation è stata una delle principali porte d'ingresso ai lavori repubblicani di Washington: secondo un'analisi del 2024 di Legistorm (una società che monitora il personale del Congresso), quasi un terzo degli uffici repubblicani al Congresso impiegava un suo ex dipendente. L'istituzione sostiene che l'amministrazione Trump ha adottato il 64% delle sue proposte politiche e dice che 290 suoi ex lavorano nell'amministrazione attuale e altri 235 al Congresso.

Questo successo si deve in parte alla capacità dell'istituto di reinventarsi insieme al movimento conservatore: prima la scommessa su Ronald Reagan, poi il sostegno ai candidati del Tea Party negli anni dieci, quindi il movimento MAGA e il Project 2025, il dettagliato programma di governo preparato per il secondo mandato di Trump. La prossima reinvenzione potrebbe essere l'era di JD Vance.

Luke Coffey, oggi ricercatore senior all'Hudson Institute, un altro think tank conservatore, ha vissuto il cambiamento dall'interno. "La Heritage in cui sono entrato nel 2012 era reaganiana", ha detto. "Quella che ho lasciato era più MAGA di Trump". Secondo Coffey l'enfasi sull'ideologia si è pagata in esperienza: racconta di un questionario per gli stagisti che selezionava i candidati in base alle posizioni anti-aborto. "Per uno stagista del programma sul Medio Oriente volevo il ragazzo o la ragazza che aveva studiato in Giordania, parlava arabo a livello intermedio, aveva girato Israele con lo zaino in spalla e credeva nella leadership americana nel mondo", ha detto. "Non mi interessava da che parte stesse nel dibattito tra pro-life e pro-choice".

Per Coffey il trionfo dell'ideologia sull'esperienza nel secondo mandato di Trump va ben oltre gli stagisti: "come segretario alla Difesa voglio una persona che, quando c'è un tentativo di colpo di stato a Seul, può scrivere su WhatsApp al suo omologo sudcoreano perché si conoscono da 35 anni", ha detto. Al suo posto, ha aggiunto, c'è Pete Hegseth, un ex personaggio televisivo che ha servito come ufficiale subalterno nella Guardia nazionale.

Anche la Heritage ha avuto la sua controversia legata ai groyper. Quando l'anno scorso Tucker Carlson ha realizzato un'intervista amichevole con Fuentes, il presidente della Heritage, Kevin Roberts, ha difeso l'ex conduttore di Fox News contro "una coalizione velenosa che lo attacca", attirandosi condanne diffuse e provocando l'uscita di diversi dipendenti dall'organizzazione. Roberts ha poi espresso rammarico per quella formulazione.

L'episodio ha danneggiato la reputazione della Heritage, ma nel frattempo erano già nate organizzazioni più recenti che contendono spazio nel sistema di formazione, come l'America First Policy Institute e American Moment. Quest'ultima si occupa in particolare dei giovani e dei collaboratori junior e rifiuta esplicitamente quello che definisce il vecchio "sistema rotto" delle credenziali d'élite, compreso l'obbligo della laurea.

L'ansia per il groyperismo tra i repubblicani coincide con un aumento dell'antisemitismo in tutto l'arco politico, compresi i giovani conservatori. Un sondaggio di Yale Youth ha rilevato che i giovani "estremamente conservatori" sono i più propensi a essere d'accordo con affermazioni antisemite come "gli ebrei negli Stati Uniti hanno troppo potere". Secondo un sondaggio del Manhattan Institute, un think tank newyorkese, il 25% dei repubblicani sotto i 50 anni si riconosce in posizioni antisemite e il 31% in posizioni razziste. E Pew Research ha rilevato che l'opinione dei giovani elettori sul popolo israeliano è peggiorata dappertutto dal 2022, anche se la maggioranza dei repubblicani continua a vederlo positivamente, contro una minoranza dei democratici.

"Alcuni di noi sono preoccupati per l'antisemitismo che sentiamo emergere", ha detto il secondo collaboratore del Senato. "Ovviamente la sinistra ha questo problema più di noi, ma non ci aiuta". Il collaboratore ha raccontato che nelle assunzioni è ormai considerato "un campanello d'allarme" se un candidato viene da un'università conservatrice e dichiara un interesse per il Medio Oriente.

Le stime sulla reale diffusione del groyperismo tra i giovani professionisti repubblicani di Washington vanno da chi lo considera onnipresente a chi lo giudica trascurabile e sono oggetto di dispute aspre. Un anziano esponente conservatore ha detto a Rod Dreher, commentatore della rivista online Free Press, che il termine si applicherebbe al 30-40% dei collaboratori della generazione Z al Congresso e nell'amministrazione: la stima, ripetuta da Dreher in un podcast questa settimana, ha scatenato un dibattito furioso dentro il partito. Un funzionario dell'amministrazione ha detto al New Yorker che la percentuale sarebbe più vicina al 75%. E il primo collaboratore del Congresso sentito per l'articolo ha parlato di almeno il 50% del personale repubblicano al Congresso tra groyper e simpatizzanti.

I giovani conservatori liquidano queste stime come un tentativo dell'establishment di screditare un'intera generazione. "I giovani che portiamo a Washington non sono groyper", ha scritto su X Nick Solheim, amministratore delegato di American Moment. "Pensano che Nick Fuentes sia un disfattista e un ciarlatano. Vogliono vedere ristabilito l'ordine nel loro paese, vogliono le espulsioni di massa, niente nuove guerre e il sostegno ai lavoratori e alle famiglie americane".

Le storie inquietanti comunque non mancano: le battute sulle camere a gas e gli insulti etnici nelle chat di gruppo dei giovani repubblicani rivelate da Politico lo scorso autunno; l'ex tesoriere dei giovani repubblicani di New York collegato da un'inchiesta del New York Magazine a un account social che denigrava ebrei, neri, musulmani e gay; un consulente di una campagna per la Camera licenziato per aver deriso una vittima di stupro su X; un collaboratore della campagna presidenziale di Ron DeSantis, il governatore della Florida, allontanato per aver rilanciato un video con un'immagine nazista e poi approdato nell'ufficio del senatore del Missouri Eric Schmitt e infine al dipartimento di Stato, dove lavora ancora oggi.

Molti eletti repubblicani, insieme ai giovani conservatori, sostengono che queste posizioni restino ai margini del movimento e che sia ingiusto attribuire vere convinzioni politiche sulla base di battute in chat, indicando la sinistra come fonte maggiore del problema. Il senatore Ted Cruz ha però detto il mese scorso a un'assemblea della Faith and Freedom Coalition, l'organizzazione dei conservatori religiosi, di aver "visto più antisemitismo a destra negli ultimi 18 mesi che in qualsiasi altro momento della mia vita" e che "si sta diffondendo in particolare tra i giovani". Da allora gli alleati di Cruz hanno fondato un'organizzazione dedicata a contrastare l'antisemitismo di destra.

Altri leader MAGA sono stati attenti a non alienarsi i giovani conservatori, compresa la frangia più online e più vicina al mondo groyper. Il vicepresidente JD Vance non solo ha espresso comprensione per chi si oppone alla guerra in Iran, posizione condivisa dalla maggior parte degli americani: ha anche liquidato le chat razziste dei giovani repubblicani come "battute provocatorie" e, pur condannando l'antisemitismo, ha ipotizzato pubblicamente che Jeffrey Epstein avesse legami con l'intelligence israeliana. Vance in passato ha detto che Fuentes può "andare a quel paese" per averlo definito un "traditore della razza" a causa del suo matrimonio interrazziale, ma da settimane è bersaglio di una campagna online interna al suo stesso partito. Se sarà davvero lui a guidare il partito repubblicano del futuro, resta la questione di chi esattamente starebbe accogliendo e di cosa queste persone farebbero con il potere una volta ottenuto.

Intanto i veterani del Congresso continuano a giudicare il futuro del partito e del paese dai curriculum che arrivano negli uffici. E sempre più spesso non gli piace quello che vedono.

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