Gli Stati Uniti hanno perso quattro milioni di turisti stranieri nel 2025
Il calo del 5,5% è il peggiore in vent'anni, pandemia esclusa. A pesare sono in particolare le politiche e la retorica di Trump, con i canadesi in prima linea tra chi rinuncia al viaggio nel Paese vicino.
Nel 2025 gli Stati Uniti hanno accolto quattro milioni di visitatori stranieri in meno rispetto all'anno precedente. È il primo vero calo su base annua dalla pandemia di Covid-19, e la flessione è stata persino più marcata di quella registrata durante la recessione globale del 2008. Questa volta, però, a pesare non sono stati né un'emergenza sanitaria né un crollo dei mercati, ma una combinazione di scelte politiche, retorica ostile e ostacoli amministrativi.
I dati completi dell'anno indicano una contrazione del 5,5% del turismo internazionale, la peggiore in due decenni con la sola eccezione del 2020. Chi è arrivato negli Stati Uniti ha speso di più a testa, ma il calo degli arrivi ha comunque ridotto la spesa complessiva di 8,4 miliardi di dollari rispetto all'anno precedente, secondo il World Travel and Tourism Council. La società di analisi Tourism Economics stima un danno ancora più ampio: fino a 25 miliardi di dollari in meno rispetto a quanto il settore avrebbe generato se avesse continuato a crescere come previsto.
Il declino americano è un'anomalia. Nel 2025 ottanta milioni di persone in più hanno viaggiato all'estero rispetto all'anno precedente, ma hanno scelto altre destinazioni, ha scritto il World Travel and Tourism Council nel suo comunicato di aprile. A trascinare il calo sono stati soprattutto i canadesi. Le presenze sono diminuite anche da Germania, India, Francia, Cile, Australia e Cina, ma la parte più consistente della flessione arriva dai vicini canadesi che hanno smesso di attraversare il confine. In controtendenza il Messico, con un milione di visitatori in più rispetto al 2024.
Il mondo viaggia di più, ma evita l'America
Nel 2025 gli arrivi internazionali negli Stati Uniti sono calati del 5,5%: quattro milioni di visitatori in meno e la prima vera flessione dalla pandemia. A trainare il crollo sono stati soprattutto i canadesi.
Dopo quattro anni di recupero, gli arrivi di turisti negli Stati Uniti tornano a scendere
Visitatori internazionali negli Stati Uniti, in milioni. Il crollo della pandemia, la lenta risalita e poi la frenata del 2025: la flessione è più profonda di quella della recessione del 2008.
È la prima flessione su base annua dalla pandemia e la peggiore in due decenni, con la sola eccezione del 2020. Stavolta, però, non c'è stata né un'emergenza sanitaria né un crollo dei mercati.
Quasi tutto il calo netto ha un solo nome: Canada
Variazione degli arrivi negli Stati Uniti nel 2025 rispetto al 2024, tra i principali Paesi di provenienza.
Un buco di miliardi di dollari in un settore che era in attivo
Chi è arrivato ha speso di più a testa, ma il calo degli arrivi ha comunque ridotto la spesa complessiva. E ha capovolto la bilancia.
Per la prima volta gli americani spendono di più viaggiando all'estero di quanto i turisti stranieri spendano negli Stati Uniti.
Non un'emergenza, ma una somma di scelte
Retorica politica, visti e dazi: il costo del disincanto
Dietro la disaffezione ci sono in particolare la retorica e le politiche del presidente Trump. Juliette Kayyem, direttrice dell'Homeland Security Project alla Harvard Kennedy School e analista senior della CNN per la sicurezza nazionale, ha spiegato che la forza diplomatica degli Stati Uniti, il cosiddetto soft power, si sta indebolendo. "Eravamo un Paese che gli altri volevano imitare. Quella narrazione non esiste più", ha dichiarato. Secondo Kayyem, chi guarda oggi gli Stati Uniti dall'estero vede "un governo disfunzionale, i raid dell'ICE, americani uccisi, criminalità ovunque". Il danno di lungo periodo, ha aggiunto, è che il mondo finirà per conoscere l'America solo come "una democrazia che vacilla".
A pesare ci sono però anche ostacoli concreti: l'incertezza su una proposta tassa da 250 dollari sui visti, l'aumento dei prezzi del carburante per aerei legato alla guerra in Iran e il taglio dei fondi a Brand USA, l'unica organizzazione americana incaricata di promuovere il turismo verso il pubblico straniero. Alla Camera e al Senato sono stati presentati progetti di legge per ripristinare i finanziamenti, ma nessuno dei due è avanzato. Adam Sacks, presidente di Tourism Economics, ha definito tasse d'ingresso e guerre dei dazi misure che sembrano produrre entrate sulla carta, ma che alla fine rischiano di costare molto di più.
La confusione è diventata tale che Brand USA ha lanciato una campagna per ricostruire la fiducia dei viaggiatori, chiarendo per esempio che la tassa sui visti non è ancora in vigore e che la proposta dell'Amministrazione Trump di raccogliere cinque anni di cronologia social da alcuni visitatori non è una norma in vigore.
A pagare il prezzo sono soprattutto alcune destinazioni. La Florida ha registrato la quota più pesante della perdita complessiva di turisti stranieri, ha detto Sacks. Anche Walt Disney World, che si trova vicino a Orlando nel cuore dello Stato, ne ha risentito. Nell'ultima presentazione dei conti trimestrali, i dirigenti hanno riferito un calo dell'1% delle presenze nei parchi americani, dovuto in parte alla debolezza delle visite dall'estero, e un'occupazione degli alberghi scesa dal 92% all'89%.
Mondiali in arrivo, ma la ripresa resta fragile
Qualche segnale di recupero esiste. I viaggi dei canadesi verso gli Stati Uniti in automobile sono cresciuti del 5,8% ad aprile rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, il primo aumento in oltre un anno, mentre gli spostamenti in aereo restano in calo, secondo Statistics Canada. La ripresa, però, resta lenta. I viaggi dall'estero, esclusi Canada e Messico, sono scesi di un ulteriore 4,3% fino ad aprile, ha indicato Sacks, e la guerra in Iran ha frenato il recupero. Volare dall'India agli Stati Uniti, per esempio, è diventato molto più difficile a causa delle limitazioni allo spazio aereo in Medio Oriente, tanto che i visitatori indiani sono attesi in calo di oltre il 4%.
Sacks ha sottolineato un paradosso: l'obiettivo dichiarato di Washington è migliorare la bilancia commerciale, ma l'unico settore in cui storicamente gli Stati Uniti sono stati in attivo è proprio quello dei viaggi. Dal 2025 non è più così: oggi gli americani spendono di più viaggiando all'estero di quanto i visitatori stranieri spendano negli Stati Uniti. Secondo le proiezioni del National Travel and Tourism Office, gli arrivi internazionali non torneranno ai livelli precedenti alla pandemia prima del 2029, un decennio dopo.
Un sostegno potrebbe arrivare sicuramente dai Mondiali di calcio, che quest'anno dovrebbero portare circa un milione di visitatori. Sacks ha però precisato che la FIFA si aspettava un afflusso pari a cento Super Bowl, mentre il risultato sarà più vicino a dieci: troppo poco per compensare le perdite del 2025. Per uscirne, ha concluso, servono pieni fondi a Brand USA, toni più morbidi verso gli alleati e la capacità di rimuovere gli ostacoli che il Paese si è creato da solo.