Nell'anno fiscale 2026, concluso il 30 settembre, gli Stati Uniti hanno accolto 16.292 rifugiati: di questi ben 16.287 provenivano dal Sudafrica e 5 dall'Afghanistan. I dati federali, analizzati da Axios, mostrano come il programma di reinsediamento sia diventato quasi esclusivamente un canale d'ingresso per i sudafricani bianchi, soprattutto afrikaner, la comunità di lingua afrikaans discendente dei coloni europei. I nuovi arrivati si sono stabiliti principalmente in Texas, Florida e California, seguiti da Michigan e New York.
Per l'anno fiscale 2026 l'Amministrazione Trump aveva inizialmente fissato un tetto di 7.500 ingressi, il più basso dalla nascita del programma nel 1980. A maggio Donald Trump lo ha più che raddoppiato, portandolo a 17.500 attraverso la procedura prevista dalla legge per rispondere a un'emergenza imprevista. Nel provvedimento, il presidente sosteneva che gli afrikaner fossero vittime di una crescente "violenza a sfondo razziale", alimentata dal governo e dai leader dei principali partiti sudafricani, e che la loro situazione sollevasse "gravi preoccupazioni umanitarie".
Anche per l'anno fiscale 2027, iniziato il 1° ottobre, il limite resterà di 17.500 ingressi, destinati principalmente agli afrikaner sudafricani. Lo stabilisce il nuovo provvedimento presidenziale firmato il 25 settembre.
La teoria del "genocidio bianco" alla base della scelta
La decisione si fonda sulla teoria del "genocidio bianco", rilanciata da Elon Musk, nato in Sudafrica, e da altre figure dell'estrema destra. Secondo questa tesi, gli attacchi agli agricoltori bianchi farebbero parte di una campagna di sterminio. Alcuni episodi di violenza hanno ricevuto grande attenzione mediatica, ma i ricercatori indipendenti escludono che sia in corso una persecuzione contro di loro e men che meno un genocidio. Nel febbraio 2025 anche l'Alta Corte del Capo Occidentale, pronunciandosi su un lascito testamentario destinato a un'organizzazione suprematista bianca, aveva definito il presunto genocidio "chiaramente immaginario e non reale".
La controversia riguarda anche la legge sudafricana sugli espropri, concepita anche per contribuire a correggere le disuguaglianze ereditate dall'apartheid. La norma consente allo Stato di espropriare proprietà per finalità pubbliche o nell'interesse pubblico, anche nell'ambito della riforma agraria, prevedendo in determinate circostanze la possibilità di non corrispondere un indennizzo. I bianchi rappresentano il 7,1% della popolazione ma, secondo il censimento fondiario governativo del 2017, possiedono il 72% dei terreni agricoli intestati a persone fisiche. La concentrazione della proprietà fondiaria resta uno dei fattori delle disuguaglianze economiche del Paese.
La Casa Bianca difende, però, la propria linea. In una dichiarazione inviata ad Axios, la portavoce Anna Kelly ha sostenuto che il governo sudafricano e molti media abbiano minimizzato le terribili esperienze vissute da questa comunità. Ha poi affermato che l'amministrazione continua a esaminare le domande di protezione perché il presidente ha "un cuore umanitario". La priorità riservata agli afrikaner è ora formalizzata nel provvedimento sugli ingressi per il 2027. Una scelta coerente con una visione dell'immigrazione che, tra i repubblicani, privilegia chi è bianco e cristiano.
Le critiche delle organizzazioni umanitarie
Le organizzazioni che assistono i rifugiati contestano fortemente questi criteri di selezione. "I rifugiati hanno bisogno dell'America e l'America ha bisogno dei rifugiati", ha dichiarato all'inizio di ottobre Hans Van de Weerd, vicepresidente dell'International Rescue Committee (IRC). Secondo Van de Weerd, il programma dovrebbe accogliere le persone più vulnerabili: gli afghani che hanno rischiato la vita per sostenere la missione americana, le minoranze religiose ed etniche perseguitate e i rifugiati separati dai familiari ancora in pericolo. L'IRC aveva già segnalato che oltre 100.000 persone avevano superato tutti i controlli e restavano in attesa di partire.
Le critiche arrivano anche dal mondo evangelico. In un comunicato del 6 ottobre, World Relief ha denunciato che nell'anno fiscale 2026 gli Stati Uniti non hanno accolto alcun rifugiato cristiano proveniente dai Paesi indicati da Open Doors tra quelli con le peggiori persecuzioni contro i cristiani. L'organizzazione ha inoltre precisato che i 5 rifugiati arrivati dall'Afghanistan non appartenevano a minoranze religiose. Hannah Daniel, responsabile dei rapporti con il governo di World Relief, si è detta "molto delusa" dalla conferma del limite agli ingressi.
Già a giugno i senatori democratici Dick Durbin e Alex Padilla avevano scritto all'Amministrazione, contestando l'esistenza in Sudafrica di un'emergenza imprevista tale da giustificare l'aumento dei posti riservati ai rifugiati e indicando come ben più gravi le crisi in Sudan, Myanmar e Haiti. La riduzione degli ingressi era però iniziata già durante il primo mandato di Trump. Per l'anno fiscale 2018 il presidente aveva fissato un limite di 45.000 ammissioni, allora il più basso nella storia del programma. Gli arrivi effettivi erano stati circa 22.500, contro quasi 54.000 dell'anno precedente. Con Joe Biden, nell'anno fiscale 2024, gli ingressi avevano invece superato i 100.000.
Oggi il programma accoglie quasi esclusivamente cittadini di un solo Paese, mentre molti rifugiati che hanno già superato i controlli, compresi afghani che avevano lavorato con gli americani, restano in attesa.
