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L'Amministrazione Trump blocca le green card per i lavoratori delle big tech
Emily J. Higgins, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Immigrazione 3 min di lettura

L'Amministrazione Trump blocca le green card per i lavoratori delle big tech

Microsoft, Adobe e sei grandi società di outsourcing non potranno più avviare nuove pratiche per ottenere la green card per i propri dipendenti stranieri. Vance accusa Microsoft di sostituire i lavoratori americani licenziati con personale straniero.

Il vicepresidente JD Vance ha annunciato giovedì che l'Amministrazione Trump intende sospendere Microsoft e Adobe dal programma di certificazione necessario per ottenere le green card richieste attraverso un datore di lavoro. Il provvedimento colpisce anche Cognizant, Infosys, Tata Consultancy Services, Wipro, HCL e Capgemini, sei tra i maggiori gruppi che forniscono servizi informatici ad altre aziende.

Il Dipartimento del Lavoro non accetterà nuove domande di ottenimento di green card da queste società e sospenderà l'esame di quelle già presentate. Il Segretario al Lavoro Keith Sonderling, che ha illustrato il provvedimento insieme a Vance, ha citato "molteplici indagini federali in corso" su Microsoft e Adobe. Non è stata indicata una scadenza: Vance ha detto che la sospensione durerà "per tutto il tempo necessario", finché le aziende non cambieranno le proprie pratiche di assunzione.

Il programma, noto come PERM e gestito dal Dipartimento del Lavoro, prevede una certificazione che costituisce generalmente il primo passo verso l'ottenimento di una green card richiesta attraverso il datore di lavoro. Durante questo processo, l'azienda deve dimostrare che non sono disponibili lavoratori statunitensi qualificati per la posizione in questione e che l'assunzione del dipendente straniero non danneggerà i salari e le condizioni di lavoro di chi svolge mansioni analoghe negli Stati Uniti.

È un procedimento distinto dal visto H-1B, che consente di vivere e lavorare temporaneamente negli Stati Uniti ed è destinato a professionisti qualificati in occupazioni specialistiche. Le aziende tecnologiche sono tra i principali utilizzatori di questi visti. La sospensione del PERM non comporta di per sé, quindi, la revoca dei visti H-1B già in essere. Ma la decisione segna un ulteriore passo nella stretta dell'Amministrazione Trump sul lavoro degli immigrati: il governo sostiene da tempo che i lavoratori nati all'estero occupino posti che potrebbero, e a suo giudizio dovrebbero, essere assegnati agli americani.

Le accuse di Vance e la risposta di Microsoft

Vance ha concentrato le critiche su Microsoft, accusandola di aver licenziato 6.000 lavoratori statunitensi l’anno scorso e, nello stesso periodo, di aver utilizzato i programmi di immigrazione per assumere personale straniero. La cifra citata corrisponde ai circa 6.000 tagli annunciati nel maggio 2025, cui seguirono altri 9.000 circa a luglio. Entrambe le ondate di licenziamenti riguardavano però il personale a livello mondiale: i circa 15.000 posti tagliati complessivamente non erano tutti negli Stati Uniti.

Secondo Vance, nello stesso periodo Microsoft ha ottenuto 6.300 visti H-1B e quasi 3.000 green card per i propri dipendenti. “In altre parole, facendo i conti, Microsoft ha sostituito ogni lavoratore americano licenziato con un lavoratore straniero a contratto e mezzo”, ha dichiarato il vicepresidente in conferenza stampa. “È un sistema scandaloso che abbiamo tollerato troppo a lungo in questo Paese.”

Vance ha poi rivolto un messaggio diretto all’azienda:

“Siete una grande azienda americana, ma dovete assumere ottimi lavoratori americani. Non potete licenziare lavoratori americani e poi sostituirli con lavoratori stranieri a contratto.”

"Vogliamo che le aziende investano negli Stati Uniti, in particolare nel settore tecnologico americano. Siamo i più grandi sostenitori della vostra industria", ha detto Vance. Il governo, ha aggiunto, vuole che le imprese tecnologiche crescano e assumano, purché assumano lavoratori americani.

Da parte sua, Microsoft ha contestato con forza la ricostruzione del vicepresidente. “Crediamo nella forza e nel talento dei lavoratori americani. Per questo la grande maggioranza dei dipendenti di Microsoft negli Stati Uniti è americana”, ha scritto il gruppo in una nota.

Secondo l'azienda, l'80% delle circa 6.000 domande relative ai visti H-1B presentate nell'ultimo anno fiscale serviva a prorogare o modificare lo status di dipendenti già in servizio, non ad assumere nuovo personale. Le restanti riguardavano persone già legalmente negli Stati Uniti che avevano scelto di lavorare per Microsoft e rappresentavano appena l'1% del personale del gruppo nel Paese. "Non sono nuovi arrivati nel nostro Paese", ha precisato l'azienda.

Microsoft ha aggiunto di aver presentato domande soltanto per persone che soddisfano i requisiti "rigorosi" del visto e di riconoscere ai dipendenti con un H-1B la stessa retribuzione degli altri lavoratori che svolgono mansioni comparabili.

L'annuncio di Vance è arrivato poche ore prima che Trump conferisse alla Casa Bianca la National Medal of Technology and Innovation, la più alta onorificenza statunitense per i risultati in campo tecnologico, proprio all'amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella.

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