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Per i repubblicani di Trump l'immigrato accettabile è solo quello bianco e cristiano
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Immigrazione 5 min di lettura

Per i repubblicani di Trump l'immigrato accettabile è solo quello bianco e cristiano

Secondo Adam Serwer dell'Atlantic il partito di Trump non guarda più a istruzione e lavoro: gli haitiani in Ohio, i rifugiati afrikaner e il caso degli studenti asiatici in Texas

Per il Partito repubblicano di oggi l'istruzione, il lavoro o il legame con il Paese non bastano più a distinguere un immigrato gradito da uno indesiderato: conta soprattutto essere bianchi e cristiani. È la tesi di un'analisi di Adam Serwer pubblicata sull'Atlantic, che mette in fila le scelte dell'Amministrazione Trump sui rifugiati e sugli haitiani in Ohio e la reazione del partito a un attacco contro alcuni studenti asiatici dell'Università del Texas.

Il punto di partenza è Ronald Reagan, che nel discorso di addio alla presidenza disse che "chiunque, da qualsiasi angolo della Terra, può venire a vivere in America e diventare americano". Serwer ricorda che Reagan si oppose al movimento per i diritti civili e in privato usava espressioni razziste verso gli afroamericani, ma non considerava la presenza di persone non bianche una minaccia per l'esistenza stessa del Paese. Per anni i repubblicani hanno detto di volere un certo tipo di immigrati: lavoratori qualificati entrati legalmente e, fino a non molto tempo fa, anche i giovani portati negli Stati Uniti da bambini senza documenti e ormai integrati.

La settimana scorsa il dipartimento della Sicurezza interna, il ministero che gestisce anche l'immigrazione, ha festeggiato su X il calo delle naturalizzazioni, scrivendo che per la prima volta in mezzo secolo il saldo migratorio del Paese era negativo grazie al presidente. Fox News ha raccontato la soddisfazione dei repubblicani per il calo degli arrivi dai Paesi a maggioranza musulmana, senza distinguere tra medici, ingegneri o artisti. Pochi giorni fa l'Amministrazione ha anche bloccato le green card per i lavoratori delle grandi aziende tecnologiche. Il segretario alla Sicurezza interna, Markwayne Mullin, ha scritto che i "socialisti" vogliono "vandalizzare la demografia americana per ottenere potere politico". Per Serwer è il linguaggio della purezza etnica, che non riguarda solo gli immigrati: implica che gli americani che non rientrano nella "demografia" preferita dall'Amministrazione non appartengono davvero al Paese.

In molte zone degli Stati Uniti in cui la popolazione nata nel Paese diminuisce, gli immigrati sono necessari. In Ohio l'arrivo degli haitiani ha contribuito alla ripresa economica di alcune aree, come Springfield. Il presidente però ha definito Haiti un "Paese di merda" e considera gli haitiani invasori da espellere. L'Amministrazione ha revocato il Temporary Protected Status, la protezione temporanea che permetteva agli haitiani di restare legalmente negli Stati Uniti. Da luglio quelli che vivono in Ohio hanno cominciato a ricevere un braccialetto elettronico alla caviglia.

Uno di loro era Pierre Damas Bel, studente della Wright State University in Ohio. Era un atleta e voleva studiare neuroscienze per diventare medico. A settembre, poco dopo una telefonata con il padre, è morto: la polizia ha detto alla famiglia che si era gettato sotto un camion. Per Serwer era proprio il tipo di giovane che i repubblicani di un tempo avrebbero indicato come una storia di successo americana.

Un anno fa il New York Times aveva ottenuto alcuni documenti inviati al presidente da funzionari dei dipartimenti di Stato e della Sicurezza interna. Sostenevano che "il forte aumento della diversità ha ridotto il livello di fiducia sociale essenziale per il funzionamento di una democrazia" e proponevano di accogliere solo rifugiati capaci di assimilarsi e "allineati agli obiettivi del presidente". Da allora il programma per i rifugiati è diventato di fatto riservato agli afrikaner, i bianchi del Sudafrica. Le loro domande vengono esaminate in fretta anche se non subiscono persecuzioni significative, mentre quelle degli altri gruppi sono in gran parte sospese. L'Amministrazione descrive la maggior parte degli immigrati come persone che vivono a spese dei contribuenti, ma questo programma è finanziato con soldi pubblici.

Secondo Serwer il caso degli afrikaner mostra la trappola in cui si trovano gli immigrati non bianchi: chi è povero viene accusato di approfittare dello Stato sociale, chi ha un buon lavoro di averlo rubato a un americano. L'unico modo per essere considerati "buoni" immigrati resta essere bianchi e cristiani.

Bo French, candidato repubblicano alla Railroad Commission, l'ente che in Texas regola soprattutto il settore del petrolio e del gas, è andato oltre. A settembre ha commentato una foto di studenti asiatici che tifavano per la squadra di football dell'Università del Texas scrivendo che i social mostrano "quanti americani sono stati soppiantati da stranieri". In seguito ha detto che la vera questione è se avere politiche che diano la priorità agli americani o agli stranieri. Una legge statale prevede che il 90 per cento degli studenti dell'università venga dal Texas e che solo il 10 per cento arrivi dall'estero o da altri Stati. French non sapeva nulla della cittadinanza dei ragazzi nella foto: per Serwer li ha considerati stranieri solo perché non erano bianchi.

L'attivista conservatore Christopher Rufo ha discusso il caso in un podcast con Jonathan Keeperman, che dirige una casa editrice di libri conservatori. Keeperman ha detto che il solo fatto di poter notare che "non è un gruppo assimilato, è solo un gruppo di indiani alla partita" dimostra che quelle persone non sono ancora assimilate. Serwer obietta che è difficile immaginare un segno di integrazione più forte del tifo per la squadra di football del proprio college in Texas. L'assimilazione, scrive, non dipende più dall'andare a scuola, lavorare, parlare inglese e adottare la cultura locale, ma dall'essere bianchi e cristiani.

Negli ultimi anni molti conservatori hanno sostenuto una forma di "cecità al colore" secondo cui qualsiasi misura che tenga conto dell'etnia per ridurre le discriminazioni è essa stessa una discriminazione. La Corte Suprema ha cancellato l'affirmative action, le politiche che nelle ammissioni universitarie tenevano conto dell'etnia per favorire le minoranze. Gli uffici per la diversità, l'equità e l'inclusione sono stati inoltre limitati o vietati nelle università pubbliche di molti Stati, tra cui il Texas. Il successo delle persone non bianche però resta sospetto. Jonathan Chait, collega di Serwer all'Atlantic, ha scritto che per Rufo e Keeperman il risentimento verso queste comunità è comprensibile proprio perché molti sudasiatici hanno avuto successo nello studio e nel lavoro.

Per decenni, ricorda Serwer, la meritocrazia "cieca al colore" è servita a smontare le leggi contro le discriminazioni e a tenere gli afroamericani fuori dalle scuole selettive e dalle posizioni di prestigio. Negli anni Settanta l'hanno abbracciata anche molti ex segregazionisti. Finché il successo di alcuni immigrati serviva a descrivere gli studenti neri come immeritevoli, quella meritocrazia andava bene. Ora una parte della destra vede un problema nuovo: troppi asioamericani nei luoghi d'élite, il cui successo viene presentato come un furto ai danni degli americani bianchi.

Pochi repubblicani texani hanno criticato French. Il governatore Greg Abbott, che lo ha appoggiato, ha preso le distanze senza condannare le sue parole. Non lo hanno fatto nemmeno il vicegovernatore Dan Patrick e il procuratore generale Ken Paxton, che è candidato al Senato. Tra i pochi a farlo c'è stato il senatore John Cornyn, che ha perso le primarie proprio contro Paxton: ha detto che French è "un imbarazzo per il Partito repubblicano" e che "trascinerà giù tutta la lista per i suoi commenti razzisti". Serwer si chiede se avrebbe parlato con la stessa franchezza se fosse ancora in corsa.

Anche Karl Rove, ex consigliere di George W. Bush, ha detto che il suo partito "viene infiltrato da persone come Bo French", ricordando che Nick Fuentes, che ha definito "un nazista", è andato a Dallas a incontrare diversi dirigenti repubblicani. Per Serwer queste persone non si sono infiltrate nel partito: oggi sono il Partito repubblicano.

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