Le forze statunitensi hanno colpito ieri due petroliere del governo iraniano, insieme a circa un centinaio di altri obiettivi lungo la costa dell'Iran. È la prima volta dall'inizio della guerra che gli Stati Uniti attaccano petroliere iraniane come rappresaglia per gli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, anziché per impedire loro di violare il blocco navale. Secondo funzionari americani citati da Axios, l'operazione inaugura una nuova politica "tanker for tanker", ovvero "petroliera per petroliera", approvata da Donald Trump per scoraggiare nuovi attacchi iraniani alle navi in transito nello Stretto.
Le due petroliere erano all'ancora al largo della costa iraniana, a nord della linea del blocco americano, e sono state colpite da missili lanciati da droni statunitensi contro le sale macchine. I raid sono cominciati intorno a mezzogiorno sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 18 in Italia, e si sono conclusi in serata. Tra gli altri obiettivi figuravano siti di difesa aerea dei Guardiani della Rivoluzione, radar, mezzi per la posa di mine, centri di comunicazione, lanciatori di missili da crociera antinave e di droni d'attacco.
La Casa Bianca e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, hanno presentato gli attacchi come una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello stretto e basi statunitensi nella regione, in particolare all'attacco di lunedì con droni e missili contro le basi di King Hussein e Azraq, in Giordania.
Due petroliere e un centinaio di obiettivi: la mappa dei raid americani sull’Iran
Per la prima volta dall’inizio della guerra gli Stati Uniti hanno colpito petroliere del governo iraniano, insieme a radar, lanciatori e siti di difesa aerea lungo la costa. Trump ha approvato la linea «petroliera per petroliera».
18:00 Italia
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Cosa hanno colpito gli Stati Uniti martedì
Le due petroliere, all’ancora a nord della linea del blocco, sono state centrate nelle sale macchine da missili lanciati da droni.
Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte
Dall’attacco americano di domenica a Larak alla ritorsione iraniana di martedì sera.
Erano pronti a disseminare mine marine nello stretto.
Otto missili abbattuti, secondo Trump.
Dalle 18 italiane fino a sera. In serata la ritorsione iraniana.
Venticinque missili balistici verso la Giordania, nessuno a segno
Secondo Washington solo la metà ha raggiunto lo spazio aereo giordano. Le Forze armate di Amman ne hanno intercettati dieci; tre sono caduti in zone disabitate.
«Tagliare l’erba»
Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano: colpire periodicamente radar e lanciatori iraniani, anche ogni mese.
Impedire all’Iran di ricostruire radar e sistemi missilistici. Gli attacchi di martedì avrebbero «comprato almeno un mese» di minore pericolo per il traffico.
Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «molto più duramente». E l’attacco più grande resta dietro le quinte.
Le vittime di Kuhestak: due fonti iraniane, due conteggi
Secondo i media iraniani un raid americano avrebbe colpito una casa dove si celebrava un matrimonio. Il Centcom dice di essere a conoscenza delle notizie e di non prendere mai di mira i civili.
Il portavoce del Centcom Tim Hawkins: i militari americani «non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani».
"Tagliare l'erba" ogni mese
I raid rientrano però anche in un piano più ampio, discusso nei giorni scorsi da Trump e dai suoi collaboratori, per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici necessari ad attaccare le navi in transito. Un funzionario americano ha usato l'espressione "tagliare l'erba, ovvero colpire periodicamente le capacità iraniane per ridurre il rischio per le petroliere, le unità della Marina e gli aerei dell'Aeronautica statunitense. Secondo la stessa fonte, gli attacchi di martedì hanno degradato le capacità offensive iraniane nello stretto e "comprato almeno un mese" di minore pericolo per il traffico commerciale.
Nel frattempo, le forze americane hanno continuato a scortare le navi attraverso lo stretto. Circa 40 imbarcazioni sono transitate martedì in entrata e in uscita, trasportando complessivamente milioni di barili di petrolio. I missili antinave e i droni lanciati dai Guardiani contro i convogli sono stati intercettati e nessuna nave è stata colpita.
La risposta iraniana e la minaccia di Trump
La ritorsione iraniana, secondo Washington, è fallita. L'Iran ha lanciato circa 25 missili balistici verso la Giordania, ma soltanto la metà avrebbe raggiunto lo spazio aereo del Paese. Le Forze Armate giordane hanno confermato mercoledì di aver intercettato dieci missili, mentre altri tre sono caduti in zone disabitate senza provocare vittime. Circa una ventina di droni sono stati lanciati contro le basi americane in Bahrein e quasi tutti sono stati intercettati.
L'Iran ha inoltre lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait e due droni contro la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti. I Guardiani hanno presentato gli attacchi come una risposta a un raid americano su Kuhestak, sulla costa dell'Hormozgan, e hanno sostenuto di aver abbattuto un drone statunitense con un nuovo sistema di difesa.
Sul raid di Kuhestak le versioni delle due parti divergono. I media iraniani hanno riferito che un attacco americano avrebbe colpito una casa nella quale si stava celebrando un matrimonio. Il vicegovernatore provinciale Ahmad Nafisi ha riferito alla televisione di Stato di 5 morti, tra cui un bambino, e almeno 68 feriti, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha parlato complessivamente di oltre 50 morti e feriti. Il portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, ha replicato che il comando è "a conoscenza delle notizie, originate dai media di Stato iraniani" e che "i militari americani non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani".
Le nuove minacce di Trump
"Se la nazione fallita dell'Iran reagirà a questo attacco pienamente giustificato, sarà colpita di nuovo, molto più duramente e a un livello molto più alto. Ma non sarà ancora l'attacco più grande: quello resta dietro le quinte e, quando sarà finito, della Repubblica islamica dell'Iran resterà ben poco", ha scritto minacciosamente Trump su Truth Social. Il presidente ha giustificato i nuovi raid con il tentativo iraniano di posare nuove mine nello stretto e con gli otto missili lanciati contro una base americana in Giordania, tutti abbattuti. Ha inoltre sostenuto che nello stretto non vi siano più mine, perché "completamente rimosse o fatte esplodere".
Poche ore prima, il Dipartimento di Stato statunitense aveva avvertito i cittadini americani in Medio Oriente di prepararsi a "possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti". "Gli iraniani non hanno soltanto perso il controllo dello Stretto di Hormuz, hanno perso anche il controllo del conflitto. Oggi non hanno ottenuto nulla", ha dichiarato un funzionario americano ad Axios. Ma la stessa espressione utilizzata "tagliare l’erba", tuttavia, lascia intendere che il risultato rivendicato da Washington sia considerato soltanto temporaneo: secondo gli strateghi del Pentagono, gli attacchi di martedì avrebbero ridotto la minaccia per almeno un mese, al termine del quale potrebbe però rendersi necessario colpire nuovamente radar e lanciatori iraniani.
