Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Gli Stati Uniti colpiscono due petroliere iraniane nello Stretto di Hormuz
Marines statunitensi sul ponte della petroliera M/T Wen Yao durante un abbordaggio nel Golfo di Oman, il 16 luglio 2026. Credito: U.S. Marine Corps / U.S. Central Command Public Affairs / DVIDS — pubblico dominio.
Sicurezza e Difesa 27 min di lettura

Gli Stati Uniti colpiscono due petroliere iraniane nello Stretto di Hormuz

Washington inaugura la strategia "petroliera per petroliera" e attacca anche radar, missili e siti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Trump minaccia nuovi raid se Teheran reagirà.

Le forze statunitensi hanno colpito ieri due petroliere del governo iraniano, insieme a circa un centinaio di altri obiettivi lungo la costa dell'Iran. È la prima volta dall'inizio della guerra che gli Stati Uniti attaccano petroliere iraniane come rappresaglia per gli attacchi contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, anziché per impedire loro di violare il blocco navale. Secondo funzionari americani citati da Axios, l'operazione inaugura una nuova politica "tanker for tanker", ovvero "petroliera per petroliera", approvata da Donald Trump per scoraggiare nuovi attacchi iraniani alle navi in transito nello Stretto.

Le due petroliere erano all'ancora al largo della costa iraniana, a nord della linea del blocco americano, e sono state colpite da missili lanciati da droni statunitensi contro le sale macchine. I raid sono cominciati intorno a mezzogiorno sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 18 in Italia, e si sono conclusi in serata. Tra gli altri obiettivi figuravano siti di difesa aerea dei Guardiani della Rivoluzione, radar, mezzi per la posa di mine, centri di comunicazione, lanciatori di missili da crociera antinave e di droni d'attacco.

La Casa Bianca e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, hanno presentato gli attacchi come una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello stretto e basi statunitensi nella regione, in particolare all'attacco di lunedì con droni e missili contro le basi di King Hussein e Azraq, in Giordania.

Stretto di Hormuz

Due petroliere e un centinaio di obiettivi: la mappa dei raid americani sull’Iran

Per la prima volta dall’inizio della guerra gli Stati Uniti hanno colpito petroliere del governo iraniano, insieme a radar, lanciatori e siti di difesa aerea lungo la costa. Trump ha approvato la linea «petroliera per petroliera».

54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftKuhestakLarak (domenica)
Inizio dei raid12:00 Washington
18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: basi di King Hussein e Azraq attaccate lunedì con droni e missili
100 km

Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.

Località colpite martedì (media iraniani) Casa colpita durante un matrimonio Attacco USA di domenica
MartedìBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm, isola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
KuhestakSulla costa dell’Hormozgan: una casa in cui si celebrava un matrimonio sarebbe stata colpita da un raid americano
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine
Petroliera per petroliera

Cosa hanno colpito gli Stati Uniti martedì

Le due petroliere, all’ancora a nord della linea del blocco, sono state centrate nelle sale macchine da missili lanciati da droni.

2petroliere del governo iraniano
circa 100altri obiettivi lungo la costa
circa 40navi scortate attraverso lo stretto, nessuna colpita
Tra gli obiettivi Siti di difesa aereaRadarMezzi posamineCentri di comunicazioneLanciatori di missili antinaveLanciatori di droni
La sequenza

Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte

Dall’attacco americano di domenica a Larak alla ritorsione iraniana di martedì sera.

Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak

Erano pronti a disseminare mine marine nello stretto.

Lunedì 31 agosto
Iran
2basi in Giordania attaccate con droni e missili: King Hussein e Azraq

Otto missili abbattuti, secondo Trump.

Martedì 1º settembre
Stati Uniti
~100obiettivi colpiti, più due petroliere

Dalle 18 italiane fino a sera. In serata la ritorsione iraniana.

La ritorsione

Venticinque missili balistici verso la Giordania, nessuno a segno

Secondo Washington solo la metà ha raggiunto lo spazio aereo giordano. Le Forze armate di Amman ne hanno intercettati dieci; tre sono caduti in zone disabitate.

12 non arrivati nello spazio aereo giordano 10 intercettati 3 caduti in zone disabitate
BahreinCirca 20 droni contro le basi americane, quasi tutti intercettati
KuwaitMissili e droni contro basi statunitensi
ErbilDue droni contro la base nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti
La logica dell’operazione

«Tagliare l’erba»

Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano: colpire periodicamente radar e lanciatori iraniani, anche ogni mese.

L’obiettivo dichiarato

Impedire all’Iran di ricostruire radar e sistemi missilistici. Gli attacchi di martedì avrebbero «comprato almeno un mese» di minore pericolo per il traffico.

La minaccia di Trump

Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «molto più duramente». E l’attacco più grande resta dietro le quinte.

Il bilancio

Le vittime di Kuhestak: due fonti iraniane, due conteggi

Secondo i media iraniani un raid americano avrebbe colpito una casa dove si celebrava un matrimonio. Il Centcom dice di essere a conoscenza delle notizie e di non prendere mai di mira i civili.

Ahmad Nafisivicegovernatore dell’Hormozgan, alla tv di Stato
5mortitra cui un bambino
almeno 68feriti
Ministero degli EsteriRepubblica islamica dell’Iran
oltre 50tra morti e feritibilancio complessivo

Il portavoce del Centcom Tim Hawkins: i militari americani «non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani».

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Centcom, Casa Bianca, Axios, Forze armate giordane, tv di Stato e ministero degli Esteri iraniani. Località colpite secondo i media iraniani. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 2 settembre 2026, bilanci provvisori.

"Tagliare l'erba" ogni mese

I raid rientrano però anche in un piano più ampio, discusso nei giorni scorsi da Trump e dai suoi collaboratori, per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici necessari ad attaccare le navi in transito. Un funzionario americano ha usato l'espressione "tagliare l'erba, ovvero colpire periodicamente le capacità iraniane per ridurre il rischio per le petroliere, le unità della Marina e gli aerei dell'Aeronautica statunitense. Secondo la stessa fonte, gli attacchi di martedì hanno degradato le capacità offensive iraniane nello stretto e "comprato almeno un mese" di minore pericolo per il traffico commerciale.

Nel frattempo, le forze americane hanno continuato a scortare le navi attraverso lo stretto. Circa 40 imbarcazioni sono transitate martedì in entrata e in uscita, trasportando complessivamente milioni di barili di petrolio. I missili antinave e i droni lanciati dai Guardiani contro i convogli sono stati intercettati e nessuna nave è stata colpita.

La risposta iraniana e la minaccia di Trump

La ritorsione iraniana, secondo Washington, è fallita. L'Iran ha lanciato circa 25 missili balistici verso la Giordania, ma soltanto la metà avrebbe raggiunto lo spazio aereo del Paese. Le Forze Armate giordane hanno confermato mercoledì di aver intercettato dieci missili, mentre altri tre sono caduti in zone disabitate senza provocare vittime. Circa una ventina di droni sono stati lanciati contro le basi americane in Bahrein e quasi tutti sono stati intercettati.

L'Iran ha inoltre lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait e due droni contro la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, entrambi abbattuti. I Guardiani hanno presentato gli attacchi come una risposta a un raid americano su Kuhestak, sulla costa dell'Hormozgan, e hanno sostenuto di aver abbattuto un drone statunitense con un nuovo sistema di difesa.

Sul raid di Kuhestak le versioni delle due parti divergono. I media iraniani hanno riferito che un attacco americano avrebbe colpito una casa nella quale si stava celebrando un matrimonio. Il vicegovernatore provinciale Ahmad Nafisi ha riferito alla televisione di Stato di 5 morti, tra cui un bambino, e almeno 68 feriti, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha parlato complessivamente di oltre 50 morti e feriti. Il portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, ha replicato che il comando è "a conoscenza delle notizie, originate dai media di Stato iraniani" e che "i militari americani non prendono mai di mira i civili, a differenza dei Guardiani".

Le nuove minacce di Trump

"Se la nazione fallita dell'Iran reagirà a questo attacco pienamente giustificato, sarà colpita di nuovo, molto più duramente e a un livello molto più alto. Ma non sarà ancora l'attacco più grande: quello resta dietro le quinte e, quando sarà finito, della Repubblica islamica dell'Iran resterà ben poco", ha scritto minacciosamente Trump su Truth Social. Il presidente ha giustificato i nuovi raid con il tentativo iraniano di posare nuove mine nello stretto e con gli otto missili lanciati contro una base americana in Giordania, tutti abbattuti. Ha inoltre sostenuto che nello stretto non vi siano più mine, perché "completamente rimosse o fatte esplodere".

Poche ore prima, il Dipartimento di Stato statunitense aveva avvertito i cittadini americani in Medio Oriente di prepararsi a "possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei collegamenti". "Gli iraniani non hanno soltanto perso il controllo dello Stretto di Hormuz, hanno perso anche il controllo del conflitto. Oggi non hanno ottenuto nulla", ha dichiarato un funzionario americano ad Axios. Ma la stessa espressione utilizzata "tagliare l’erba", tuttavia, lascia intendere che il risultato rivendicato da Washington sia considerato soltanto temporaneo: secondo gli strateghi del Pentagono, gli attacchi di martedì avrebbero ridotto la minaccia per almeno un mese, al termine del quale potrebbe però rendersi necessario colpire nuovamente radar e lanciatori iraniani.

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.