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Gli Stati Uniti attaccano nuovamente postazioni iraniane nello Stretto di Hormuz
Un F/A-18 Super Hornet sul ponte della portaerei USS George Washington in Medio Oriente, il 24 agosto 2026. Credito: NAVCENT Public Affairs / U.S. Navy — pubblico dominio.
Politica estera 22 min di lettura

Gli Stati Uniti attaccano nuovamente postazioni iraniane nello Stretto di Hormuz

Il Centcom annuncia di aver attaccato postazioni dei Guardiani della Rivoluzione lungo la costa meridionale dell’Iran. Teheran annuncia una dura risposta. I bilanci delle vittime restano provvisori.

Le forze americane hanno ripreso a colpire obiettivi iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato questa sera il Comando Centrale degli Stati Uniti (Central Command, Centcom), responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente. I raid sono cominciati a mezzogiorno, ora di Washington, ovvero le 18 in Italia, e hanno preso di mira postazioni dei Guardiani della Rivoluzione (IRCG), il corpo militare d’élite della Repubblica islamica.

Secondo il Centcom, gli attacchi odierni sono una risposta ai recenti tentativi dei Guardiani di colpire navi commerciali nello Stretto e basi militari americane presenti nella regione. Lo scambio di attacchi era già ripreso domenica, dopo circa un mese di pausa.

Gli Stati Uniti avevano distrutto due lanciatori sull’isola di Larak, che secondo Washington erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto. Il giorno dopo l’Iran aveva risposto lanciando missili contro due basi americane in Giordania, otto dei quali erano stati intercettati.

L’operazione di questa sera rientra in un piano che il presidente e i suoi principali consiglieri valutavano da giorni e che Axios aveva già anticipato: una serie di attacchi limitati nell’area dello Stretto per impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche necessarie ad attaccare le navi. Un funzionario americano ha spiegato ad Axios che l’obiettivo è ridurre il rischio di attacchi iraniani contro petroliere, unità della Marina e aerei dell’Aeronautica statunitensi. Si tratta, nelle sue parole, di “tagliare l’erba”.

Stretto di Hormuz

Dieci località colpite in un giorno: la mappa dei raid americani sull’Iran

A mezzogiorno, ora di Washington, il Centcom ha iniziato a colpire le postazioni delle Guardie della rivoluzione lungo la costa meridionale iraniana. È il terzo giorno consecutivo di colpi e risposte tra i due Paesi.

54°E56°E58°E60°E23°N24°N25°N26°N27°N28°N29°N30°N Iran Emirati Arabi Uniti Oman Pakistan Golfo Persico Golfo di OmanGolfo di Oman Stretto di Hormuz Bandar AbbasJaskChabaharKonarakMinabSirikIsola di QeshmIsola di LavanAsaluyehAeroporto di JiroftLarak (domenica)
Inizio dei raidOre 12:00 Washington
Ore 18:00 Italia
Fuori mappa, a ovestGiordania: due basi americane bersaglio lunedì dei missili iraniani
100 km

Tocca o passa il cursore su un punto per i dettagli di ogni località.

Prima ondata (martedì) Ore successive Attacco USA di domenica
Prima ondataBandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik, isola di Qeshm
Ore successiveIsola di Lavan, polo del gas di Asaluyeh, aeroporto di Jiroft (Kerman)
DomenicaIsola di Larak: gli Stati Uniti distruggono due lanciatori delle Guardie pronti a disseminare mine
La sequenza

Da domenica a martedì: tre giorni di colpi e risposte

Lo scambio di fuoco è ripreso dopo circa un mese di pausa.

Domenica 30 agosto
Stati Uniti
2lanciatori delle Guardie distrutti sull’isola di Larak

Erano pronti a disseminare mine marine nello Stretto di Hormuz.

Lunedì 31 agosto
Iran
2basi americane in Giordania attaccate dai missili iraniani
8missili intercettati
Martedì 1º settembre
Stati Uniti
10località colpite nel sud dell’Iran

I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver dato inizio alla risposta.

La logica dell’operazione

«Tagliare l'erba»

Così un funzionario americano ha descritto ad Axios il piano del Pentagono: attacchi limitati e ripetuti nell’area dello Stretto.

L’obiettivo dichiarato

Impedire all’Iran di ricostruire radar e capacità missilistiche con cui attaccare petroliere, navi e aerei americani.

La minaccia di Trump

Se l’Iran reagisce, sarà colpito di nuovo «a un livello molto più duro». E l’attacco più grande resta in attesa.

Il bilancio

Le vittime a Sirik: due fonti iraniane, due conteggi

Un attacco avrebbe centrato un’abitazione dove era in corso un matrimonio. I bilanci restano provvisori.

Mezzaluna Rossasezione provinciale, citata da Fars
almeno 4mortitra cui un bambino
oltre 50feritisoccorsi ancora in corso
Vicegovernatoreprovincia di Hormozgan, alla tv di Stato
2mortibilancio provvisorio

I Guardiani della Rivoluzione promettono una «punizione severa»; l’agenzia Tasnim parla di una risposta «molte volte più grande».

Fonte Elaborazione FocusAmerica su comunicati del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), Axios, agenzie Fars e Tasnim, tv di Stato iraniana. Cartografia: Natural Earth. Dati aggiornati al 1º settembre 2026, bilanci provvisori.

Colpita la costa meridionale dell’Iran

Secondo i media iraniani, i raid di questa sera hanno colpito diverse località della costa meridionale del Paese, tra cui Bandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab e Sirik, oltre all’isola di Qeshm. Nelle ore successive gli attacchi avrebbero raggiunto anche l’isola di Lavan, il polo del gas di Asaluyeh e l’aeroporto di Jiroft, nella provincia iraniana di Kerman.

Uno dei colpi avrebbe centrato un’abitazione nei pressi di Sirik, città costiera dell’Iran dove era in corso un matrimonio. La sezione provinciale della Mezzaluna Rossa iraniana, citata dall’agenzia stampa iraniana Fars, ha riferito di almeno 4 morti, tra cui un bambino, e di oltre 50 feriti, mentre i soccorsi erano ancora in corso. Il vicegovernatore della provincia di Hormozgan ha invece parlato alla televisione di Stato di due vittime.

Le minacce reciproche di Washington e Teheran

Poco dopo la notizia dei raid, il presidente statunitense Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’attacco è stato “pienamente giustificato” e che, se l’Iran, da lui definito una “nazione fallita”, dovesse reagire, verrebbe attaccato di nuovo a un livello “molto più duro e più alto”. Anche questo di stasera, ha aggiunto, non è l’attacco più grande: quello resta “pronto in attesa” e, quando dovesse essere concluso, della Repubblica Islamica dell’Iran “resterebbe molto poco”.

“Una punizione severa attende gli aggressori”, ha risposto su X il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Mohebi, aggiungendo che gli Stati Uniti “si pentiranno dei loro ultimi attacchi”. L’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, ha citato una fonte militare iraniana secondo cui la risposta sarà “molte volte più grande” degli attacchi americani e gli interessi e le basi statunitensi nella regione finiranno rapidamente sotto il fuoco iraniano.

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