Gli Stati Uniti bombardano di nuovo l'Iran che chiude lo stretto di Hormuz
Trump accusa Teheran di prendere tempo nei negoziati e ordina nuovi attacchi. L'Iran colpisce basi americane in Kuwait, Bahrein e Giordania e chiude lo stretto di Hormuz
Gli Stati Uniti hanno lanciato nella notte tra mercoledì e giovedì una nuova ondata di attacchi aerei contro l'Iran, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva accusato Teheran di impiegare "troppo tempo a negoziare" un accordo per chiudere la guerra in Medio Oriente. È il secondo giorno consecutivo di attacchi incrociati tra i due paesi e il cessate il fuoco dichiarato l'8 aprile, dopo oltre cinque settimane di bombardamenti, appare sempre più fragile.
Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente, ha detto che gli attacchi sono iniziati alle 17:15 di mercoledì, ora di Washington (le 23:15 in Italia), e hanno colpito impianti di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e siti della difesa aerea iraniani. I media iraniani hanno riportato esplosioni sull'isola di Qeshm e nelle città costiere di Bandar Abbas, Minab e Sirik, nel sud del paese, oltre che a Karaj, una città a una trentina di chilometri da Teheran dove le forze armate iraniane hanno una fabbrica di missili e diverse basi militari. Trump ha detto a Fox News che gli Stati Uniti hanno lanciato 49 missili Tomahawk, oltre ai bombardamenti dei caccia, e che gli attacchi riprenderanno giovedì notte se l'Iran non cederà nei negoziati.
A differenza dei raid di martedì, condotti in risposta all'abbattimento di un elicottero americano, la nuova offensiva è stata presentata come uno strumento di pressione negoziale. "Se dobbiamo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe. E siamo molto bravi a farlo: nessuno al mondo è più bravo", ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Trump ha spiegato la decisione con lo stallo della trattativa: "Eravamo molto vicini a un accordo, ma continuano a menarci per le lunghe, ci prendono per fessi". Secondo il Wall Street Journal, Trump ha fatto recapitare a Teheran un messaggio tramite il Qatar, che fa da mediatore tra le parti: la pressione militare aumenterà finché l'Iran non accetterà le sue condizioni.
L'Iran ha risposto colpendo obiettivi americani in tre paesi della regione. Le Guardie della rivoluzione, il corpo militare ideologico del regime iraniano, hanno affermato di avere colpito in due ondate 18 obiettivi nelle basi americane di Ali Al-Salem e Ahmad Al-Jaber in Kuwait e nella base aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Hanno inoltre rivendicato il lancio di 12 missili balistici contro la base giordana di Azraq, usata per le operazioni americane nella regione, e un attacco con droni contro il quartier generale della Quinta flotta americana in Bahrein. Le difese aeree dei tre paesi hanno detto di avere intercettato i colpi e non ci sono notizie di vittime. Il Kuwait ha chiuso temporaneamente il suo spazio aereo per i rischi all'aviazione civile.
Le stesse Guardie della rivoluzione hanno annunciato che lo stretto di Hormuz, il passaggio tra Iran e Oman da cui prima della guerra transitava circa un quinto del petrolio mondiale, resterà chiuso "fino a nuovo ordine" a ogni tipo di nave: qualsiasi imbarcazione che proverà ad attraversarlo sarà considerata collaboratrice del nemico e colpita. La marina iraniana ha affermato di avere già colpito due navi. Il Centcom ha smentito la chiusura e ha detto che le navi commerciali continuano a transitare. Nell'ultimo mese l'esercito americano ha guidato di nascosto oltre 200 navi commerciali attraverso lo stretto, dove prima della guerra ne passavano circa 3.000 al mese. Mercoledì Trump ha rivendicato l'operazione come una "missione segreta" che avrebbe portato sul mercato 100 milioni di barili di petrolio, anche se l'iniziativa era stata raccontata dalla stampa americana già a fine maggio.
Gli attacchi americani della notte precedente avevano intanto distrutto due strutture per l'acqua potabile nel villaggio di Bemani, sulla costa meridionale dell'Iran. Un'analisi di immagini satellitari e video del New York Times indica che gli edifici sono stati colpiti con munizioni di precisione: tra i resti è stata identificata una bomba guidata GBU-39 e la struttura più grande presenta un foro al centro del tetto, considerato un indicatore tipico di un colpo di precisione. I due serbatoi, con una capacità complessiva di 2,5 milioni di litri, fornivano acqua potabile a circa 20.000 persone in una zona dove le temperature questa settimana hanno superato i 38 gradi. Il servizio è stato ripristinato entro 12 ore con autobotti e una nuova condotta. Non è chiaro se gli Stati Uniti sapessero cosa contenevano gli edifici: colpire deliberatamente infrastrutture civili può costituire un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha parlato di "un crimine di guerra premeditato", mentre il Centcom non ha commentato. Hegseth non ha risposto direttamente a una domanda sulla possibilità che gli attacchi americani colpiscano infrastrutture civili come ponti e reti elettriche, dicendo che l'esercito colpirà l'Iran "duramente, alle nostre condizioni".
Lo scambio di attacchi era iniziato lunedì, quando un drone iraniano aveva abbattuto un elicottero Apache americano in pattuglia vicino allo stretto di Hormuz; i due membri dell'equipaggio sono stati salvati. Martedì gli Stati Uniti avevano risposto con tre ondate di attacchi contro radar, difese aeree e stazioni di controllo a terra in Iran. L'Iran aveva replicato già nella notte successiva colpendo basi americane in Kuwait, Bahrein e Giordania. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha detto mercoledì che quello in vigore "più che un cessate il fuoco è un fuoco ridotto".
Secondo il Washington Post non ci sono colloqui diretti noti tra Stati Uniti e Iran dall'11 aprile, quando il vicepresidente JD Vance e gli inviati della Casa Bianca incontrarono a Islamabad, in Pakistan, alti funzionari iraniani. Da allora la trattativa procede attraverso mediatori, con una bozza di memorandum che ciascuna parte continua a riscrivere in termini inaccettabili per l'altra. I nodi principali sono la durata della moratoria sull'arricchimento dell'uranio, per cui gli Stati Uniti hanno proposto 20 anni e l'Iran 10 o meno, lo sblocco di circa 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all'estero, che Teheran vuole in parte ricevere subito, e la richiesta iraniana di compensazioni per i danni di guerra. Mercoledì sera una delegazione di mediatori del Qatar ha lasciato Teheran senza progressi.
A maggio i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati del 4,2% rispetto a un anno prima, il ritmo più alto da aprile 2023, trainati quasi interamente dall'energia, rincarata del 23,5% in un anno. Mercoledì il prezzo del Brent, il riferimento mondiale per il petrolio, è salito di circa il 3% fino a 94 dollari al barile e giovedì mattina ha continuato a crescere. La benzina costa in media 4,15 dollari al gallone (circa 3,8 litri), il 39% in più dall'inizio della guerra: un problema crescente per i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnova il Congresso.