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Come Marco Rubio stringe l'assedio economico su Cuba
Mateo S. Melendy, State Department, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 6 min di lettura

Come Marco Rubio stringe l'assedio economico su Cuba

L'Amministrazione ha chiesto alle sue agenzie di spionaggio di trovare un dirigente cubano disposto a prendere il potere. In un anno 40 enti sanzionati e 38 persone colpite.

L'Amministrazione Trump sta cercando un dirigente cubano, in carica o ex, che accetti di prendere il potere all'Avana. Lo ha rivelato il New York Times, secondo cui la Casa Bianca ha chiesto alle agenzie di spionaggio di individuare il nome giusto. Il piano punta più a cambiare gli uomini al vertice che a rovesciare il sistema.

Il modello è il Venezuela. A gennaio, dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze americane, la presidenza a interim è passata a Delcy Rodríguez, che i funzionari statunitensi consideravano una pragmatica capace di assumere il potere senza scosse e disposta a collaborare da vicino con Washington. Una parte dell'Amministrazione ritiene che a Cuba si possa trovare una figura equivalente.

Le agenzie di intelligence americane hanno però concluso che Cuba assomiglia meno al Venezuela e più all'Iran. Sull'isola ci sono pochi funzionari pragmatici pronti a prendere il potere se le forze americane catturassero Raúl Castro, l'ex presidente che a 95 anni non ha più incarichi ufficiali ma pesa ancora molto sulle decisioni politiche, o se la dirigenza attuale venisse rimossa in altro modo. Chi aspetta il proprio turno appartiene alle fazioni più intransigenti.

Nelle scorse settimane i funzionari americani hanno presentato ai dirigenti cubani una lista di richieste: liberalizzare l'economia, aprire alle imprese statunitensi, comprare petrolio dagli Stati Uniti ed espellere gli agenti dei servizi russi e cinesi presenti sull'isola. In cambio Washington ha offerto incentivi di cui si conoscono pochi dettagli, tra cui più aiuti umanitari e un allentamento delle sanzioni. Il governo cubano non sembra disposto ad accettare, almeno per ora, ed è questo che rende urgente la ricerca di un'alternativa.

Il governo cubano sembra puntare su Oscar Pérez-Oliva Fraga, pronipote di Fidel Castro, comparso sempre più spesso alla televisione di Stato e nei comunicati ufficiali, che ha anche concesso una rara intervista alla stampa internazionale. Per gli Stati Uniti sarebbe quasi certamente inaccettabile. Washington potrebbe invece accettare un altro parente, Raúl G. Rodríguez Castro, detto "Raulito" o "El Cangrejo" (il Granchio), nipote di Raúl Castro: è stato a lungo la sua guardia del corpo e non ha mai ricoperto cariche pubbliche. Un altro nome possibile è quello dell'attuale ministro dell'Interno, Lázaro Alberto Álvarez Casas.

John Ratcliffe, direttore della CIA, l'agenzia di spionaggio americana, ha incontrato entrambi durante una visita sull'isola quest'anno. Anche il segretario di Stato Marco Rubio, il capo della diplomazia americana, ha avuto colloqui con Raulito Castro per cambiare la guida del paese, ma non è chiaro se possa reggere una transizione né quanto potrebbe restare al potere.

La CIA ha creato in segreto una task force dedicata a Cuba, notizia trapelata mercoledì da ambienti dell'intelligence. Un alto funzionario dell'Amministrazione ha ridimensionato la cosa dicendo che non c'è nulla di nuovo, oltre al fatto di far sapere al regime che gli Stati Uniti stanno osservando.

Da un anno a questa parte l'Amministrazione ha adottato più di venti misure distinte contro Cuba, la campagna di pressione economica più dura mai costruita da Washington contro l'isola. Ha sanzionato 40 enti, dalle imprese straniere che operano sull'isola ai conglomerati statali dei carburanti, delle banche e delle miniere. Ha colpito almeno 38 persone con sanzioni economiche, limitazioni dei visti e revoche del permesso di soggiorno negli Stati Uniti. Ha spinto altri paesi a smettere di sostenere il programma cubano di esportazione dei medici, che il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, definisce "tratta di esseri umani". Ha pubblicato rapporti che attaccano Cuba sui diritti umani, sul mancato contrasto al terrorismo e sul suo ruolo nel sostenere movimenti anticapitalisti e antiamericani.

"Quello che stiamo cercando di insegnare loro è che non ci sono valvole di sfogo", ha dichiarato Rubio ad Axios. Martedì il primo ministro cubano ha annunciato l'apertura al settore privato più ampia dalla Rivoluzione del 1959, ma per il segretario di Stato Cuba sta prendendo tempo simulando riforme mentre cerca il modo di aggirare le sanzioni. "Ogni volta che creano un nuovo meccanismo per uscire dal cappio, noi lo chiudiamo", ha detto. "Non possono certo aspettare che ce ne andiamo. Questo non sparirà di certo nei prossimi due anni e mezzo".

Il colpo più duro per l'isola è arrivato dalla decisione del presidente Trump, il 3 gennaio, di catturare Maduro. Il Venezuela forniva a Cuba fino a 100.000 barili di petrolio al giorno e L'Avana ne rivendeva circa la metà sul mercato globale, ricavandone una delle sue principali fonti di valuta. Oggi il paese fatica a tenere accese le luci.

"Per la prima volta nella sua storia Cuba non ha due cose su cui ha sempre potuto contare: uno sponsor esterno e la disattenzione degli Stati Uniti, che non la trattavano come una priorità", ha detto Rubio. "Non troveranno uno sponsor nei prossimi due anni e mezzo, questa è la dinamica che è cambiata. Li ha messi in una posizione molto difficile".

L'economia cubana sta affondando lentamente, per effetto delle sanzioni americane e della cattiva gestione del governo comunista. L'isola dipende ormai dagli Stati Uniti per gran parte del cibo, del carburante, delle medicine e della valuta, tutti beni scarsi. Il blocco di fatto imposto da Washington ha portato il paese sull'orlo dell'esaurimento delle scorte energetiche: il mese scorso negozi e ristoranti dell'Avana erano illuminati a batteria.

Le imprese straniere stanno lasciando Cuba per timore delle sanzioni e al loro posto arrivano le aziende americane, soprattutto i distributori di carburante, mentre le società statali come la compagnia petrolifera nazionale si sgretolano. Ne sta nascendo un mercato nero di stampo capitalista. Alcune imprese cubane hanno mandato corrieri a Miami carichi di pesanti catene d'oro da usare come valuta, perché le restrizioni bancarie americane rendono impossibili le transazioni finanziarie con l'isola.

Nei primi sei mesi dell'anno le esportazioni americane di carburante verso Cuba sono salite a 96 milioni di dollari, più della metà dei quali concentrati in giugno, secondo lo U.S.-Cuba Trade and Economic Council, un'organizzazione non profit che segue gli scambi tra i due paesi. "Trump e Rubio hanno avviato il programma di sanzioni più efficace contro un paese bersaglio rispetto a tutti i loro predecessori", ha detto ad Axios il presidente dell'organizzazione John Kavulich. "Esistiamo dal 1994 e non abbiamo mai visto nulla di simile".

Dopo una recente sentenza della Corte Suprema sono aumentate anche le cause legali fondate sulla legge LIBERTAD, che permette ai cittadini americani di fare causa alle aziende private che traggono profitto dalle proprietà confiscate durante la Rivoluzione cubana. La stessa legge ha reso l'embargo parte dell'ordinamento americano e stabilisce che può essere revocato solo quando Cuba libererà i prigionieri politici, garantirà i diritti civili e terrà elezioni libere.

L'embargo è da tempo condannato a livello internazionale e le accuse di imperialismo, soprattutto da sinistra, sono cresciute molto durante la presidenza Trump. Il 20 luglio il Dipartimento di Stato ha pubblicato un rapporto intitolato Cuba: The Capital of 21st Century Communism ("Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo"), che ricostruisce le campagne di spionaggio e di sovversione ideologica dell'isola contro gli Stati Uniti e presenta i critici della politica americana come utili idioti. Alcuni funzionari ammettono che il documento prepara il terreno per nuove azioni contro Cuba. Rubio non ha voluto specificare quali. Il comunismo è diventato un bersaglio ricorrente del presidente, che pochi giorni fa in un comizio in Nevada lo ha definito la più grande minaccia della storia degli Stati Uniti.

Rubio ha detto che se gli Stati Uniti facessero qualcosa contro Cuba, in piazza si vedrebbero le stesse persone che oggi mostrano cartelli a favore di Hamas e per la liberazione di Maduro, questa volta con cartelli contro l'intervento americano sull'isola. Secondo i critici il rapporto del Dipartimento di Stato non elenca le aggressioni americane contro Cuba, esagera il peso dell'isola come potenza dello spionaggio e lascia intendere che le critiche legittime verso le azioni di Washington siano soltanto propaganda cubana.

"È un documento politico. Non è una grande analisi storica. Manca moltissimo contesto", ha detto ad Axios Michael Bustamante, storico di Cuba e professore all'Università di Miami.

Il Dipartimento di Giustizia ha reso pubblica un'incriminazione contro Raúl Castro. Con Maduro un'incriminazione simile era servita a giustificare il blitz delle forze speciali che lo ha catturato, ma il venezuelano era il presidente in carica e la sua rimozione ha portato al potere la sua vicepresidente. Castro non ha invece incarichi ufficiali e catturarlo o arrestarlo non produrrebbe da solo un cambio di dirigenza. Dopo il blitz in Venezuela Cuba ha preso misure difensive per rendere più difficile un'operazione americana contro Castro o contro il presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Il presidente Trump non ha escluso un'azione militare.

In Iran un piano simile è fallito. Alcuni dei funzionari iraniani che gli americani avevano individuato come pragmatici sono stati uccisi per errore nei primi raid della guerra cominciata cinque mesi fa, che puntavano alla guida suprema Ali Khamenei. Un piano israeliano sostenuto da una parte del governo americano voleva invece portare al potere l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, diventato sempre più critico verso i religiosi al comando dopo la fine del suo mandato, ma Ahmadinejad si è sfilato e ha lasciato la casa sicura in cui i servizi israeliani lo avevano portato. A posteriori quella strategia è apparsa molto meno preparata dell'operazione per catturare Maduro. Cosa abbia in mente Washington per Cuba resta poco chiaro.

Giovedì l'Amministrazione ha imposto altre sanzioni e altre ne arriveranno. "Una delle cose che abbiamo perso nella politica estera americana e nella geopolitica è il concetto di pazienza e perseveranza", ha detto Rubio, che si è detto convinto che alla fine del mandato Cuba sarà come minimo su un percorso irreversibile verso un futuro diverso.

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