Joe Biden ha 83 anni, è in cura per un cancro metastatico e diciotto mesi dopo aver lasciato la Casa Bianca vive dentro un cerchio ristretto di parenti, vecchi amici e collaboratori storici. La terapia sembra funzionare, secondo cinque ex collaboratori e altre persone vicine a lui sentite dal Washington Post, ma la malattia e il peso delle cure lo hanno lasciato visibilmente indebolito.
Le giornate dell'ex presidente sono organizzate attorno ai trattamenti, alla famiglia e al tentativo di difendere il proprio lascito politico. A differenza di alcuni predecessori, Biden ha mantenuto un'agenda pubblica ridotta, non ha costruito una grande struttura filantropica o di elaborazione politica e ha faticato a raccogliere fondi per la sua biblioteca presidenziale, l'istituzione che negli Stati Uniti conserva l'archivio di un presidente e ne racconta il mandato. Gli restano così pochi strumenti per incidere sul modo in cui la sua presidenza verrà ricordata.
Il 17 novembre, due settimane dopo le elezioni di metà mandato, uscirà il suo libro di memorie e la sua fragilità diventerà più difficile da tenere lontana dalle telecamere. La data ha inquietato alcuni amici ed ex consiglieri, preoccupati sia per le sue condizioni sia per il rischio che le immagini di un uomo malato riaprano le polemiche del 2024 proprio mentre i democratici provano a trasformare il voto in un referendum sul presidente Donald Trump.
Nel maggio 2025, quattro mesi dopo la fine del mandato, a Biden è stata diagnosticata una forma aggressiva di cancro alla prostata che si era già diffusa alle ossa. È una malattia che si può gestire ma non è considerata guaribile. L'ufficio dell'ex presidente ha reso noto nell'autunno del 2025 che era sottoposto a radioterapia e terapia ormonale e che aveva subito un intervento per asportare cellule tumorali della pelle. Annunciando il libro all'inizio di questo mese, Biden ha detto che le cure stanno andando "molto bene".
Jill Biden ha raccontato in alcune interviste che la diagnosi è arrivata del tutto inattesa e che la famiglia è rimasta sconvolta nello scoprire che il tumore era già al quarto stadio e aveva raggiunto le ossa. Da allora l'ex first lady ha dato una valutazione prudente ma ottimista, dicendo che la terapia funziona e che il marito mantiene una routine regolare.
Da quando ha lasciato l'incarico Biden si è mostrato in pubblico poche volte: ad alcuni eventi del Partito Democratico in South Carolina e in South Dakota e all'inaugurazione della biblioteca presidenziale di Barack Obama, dove è comparso sorridente accanto ad altri ex inquilini della Casa Bianca. "Con tutte le diagnosi che ha avuto, era energico e di buon umore", ha detto al Washington Post Jaime Harrison, ex presidente del Comitato nazionale democratico, parlando della convention del partito in South Carolina a maggio, dove Biden era l'oratore principale e ha affrontato un calendario pieno di appuntamenti. "Non avresti mai detto che era un uomo di 83 anni che combatte contro un cancro".
Le domande sull'età, sulla resistenza fisica e sulla lucidità hanno accompagnato buona parte della presidenza di Biden e alla fine hanno travolto la sua campagna per un secondo mandato. Nel dibattito del 27 giugno 2024 contro Trump ha parlato con voce debole e roca, ha perso più volte il filo del discorso, ha faticato a completare le risposte e a tratti è sembrato incapace di attaccare l'avversario.
I dubbi tra parlamentari, donatori ed elettori democratici sulla sua capacità di reggere una campagna e di restare in carica fino al gennaio 2029 sono diventati una crisi politica aperta. Biden ha respinto in un primo momento le richieste di ritirarsi, attribuendo la prestazione a un raffreddore e alla stanchezza, poi il 21 luglio, dopo più di tre settimane di pressioni, ha chiuso la corsa.
Quell'immagine ha convinto una parte degli elettori di essere stata ingannata, non solo dalla Casa Bianca ma da un establishment democratico che aveva difeso la ricandidatura e scoraggiato una primaria competitiva. Ricostruzioni successive hanno descritto una presidenza organizzata attorno a riunioni più brevi, apparizioni controllate e un ricorso crescente ai consiglieri più stretti come intermediari. Sotto esame è finito anche il modo in cui i collaboratori e la vicepresidente Kamala Harris avevano gestito l'esposizione pubblica del presidente.
I repubblicani usano quelle domande per sostenere che il declino di Biden non sia stato solo un limite personale ma il frutto di un occultamento coordinato dai vertici democratici. Trump ha preso in giro ripetutamente l'età e la lucidità del predecessore e ha sostituito il suo ritratto lungo il colonnato della Casa Bianca con l'immagine di un autopen, la macchina che riproduce la firma di una persona. È un modo per alludere all'accusa, mai dimostrata, che i collaboratori l'abbiano usata per esercitare i poteri presidenziali al posto di un capo dello stato debilitato.
Nei discorsi, nei post e negli aneddoti il presidente torna spesso sulla salute del predecessore, chiamandolo con il soprannome "Sleepy Joe". Secondo un'analisi del Washington Post sui suoi discorsi, interviste, post sui social e altre dichiarazioni pubbliche, il mese scorso lo ha fatto quasi un giorno sì e uno no, contro circa un giorno su cinque nel giugno precedente.
Martedì una corte d'appello federale ha aperto la strada alla Heritage Foundation, un think tank conservatore, per ottenere le trascrizioni con parti oscurate e le registrazioni audio che erano tra le prove usate da un procuratore speciale per descrivere Biden come un "uomo anziano con una memoria scadente". La diffusione di quei materiali può riaccendere il dibattito sulle sue condizioni proprio alla vigilia del voto.
Hunter Biden ha risposto il mese scorso a un critico che aveva attaccato sui social la diagnosi del padre. "Capisco che a qualcuno non piaccia la politica di mio padre e che mi odi perché crede a tutto quello che dice Fox News. Per me va bene, ma mio padre ha il cancro. Come si fa a farne un tema di attacco?", ha scritto.
Molti democratici restano personalmente affezionati a Biden e riconoscenti per i risultati della sua presidenza, ma allo stesso tempo provano a prendere le distanze da una campagna in cui le domande sulla sua salute e sulla scelta di ricandidarsi hanno incrinato la fiducia degli elettori e diviso il partito. "Il presidente Biden ha tutto il diritto di raccontare la sua storia. Ma i candidati democratici si stanno già facendo in quattro per rimediare al danno politico che ha lasciato dietro di sé", ha detto al Washington Post Sawyer Hackett, stratega democratico che ha lavorato alle campagne presidenziali di Barack Obama e Hillary Clinton. "La cosa migliore che Biden potrebbe fare per aiutarli è stare il più lontano possibile dai riflettori".
I collaboratori dell'ex presidente e altri democratici respingono l'idea che la presentazione di un libro possa pesare sul voto di novembre. Ricordano che Biden non decide su nessun dossier da oltre un anno e che si cura dalla sua casa in Delaware.
Harrison sostiene che gli elettori abbiano domande più urgenti sulla salute di chi occupa oggi lo Studio Ovale, che a giugno ha compiuto 80 anni. "Quando c'era Biden il tema veniva amplificato e persino caricaturizzato, ma Trump si addormenta durante le riunioni. Dorme davvero", ha detto. "Eppure è come se fosse un dettaglio. Quell'uomo ha sempre più macchie e segni sulla pelle: qualcosa vuol dire".
La Casa Bianca respinge da sempre queste critiche e assicura che il presidente sta bene.
Dall'aprile 2025 Trump è andato tre volte al centro medico militare Walter Reed, dopo che i lividi persistenti sulle mani e il gonfiore alle gambe hanno attirato l'attenzione. L'ultima visita ha coinvolto 22 specialisti, un numero insolitamente alto, ma il suo medico lo ha dichiarato in "eccellente salute", attribuendo il gonfiore a un'insufficienza venosa cronica e i lividi alle molte strette di mano unite all'uso di aspirina.
Prima che l'età e la malattia lo limitassero, Jimmy Carter ha dedicato decenni all'osservazione elettorale, alla diplomazia, alla sanità pubblica e a Habitat for Humanity, un impegno che ha cambiato la sua reputazione e gli è valso il Nobel per la pace.
Bill Clinton, che compirà 80 anni il mese prossimo, è rimasto molto visibile con una fondazione globale, libri, conferenze a pagamento e campagne elettorali per i democratici, compresa la moglie. George W. Bush si è allontanato dalla politica di parte per occuparsi di veterani, del suo istituto e di pittura. Obama ha scelto le occasioni con più attenzione, dedicandosi a libri, progetti nei media, alla sua fondazione e al centro presidenziale che porta il suo nome.
I sostenitori di Biden stanno raccogliendo fondi per una biblioteca presidenziale in Delaware, pensata come un centro dedicato al servizio pubblico e alla vita civica. La sua fondazione conta di arrivare a circa 11 milioni di dollari entro la fine del 2027, una frazione delle centinaia di milioni raccolte da Bush e da Obama nei primi anni dopo la fine dei rispettivi mandati.
