Il grano e il mais hanno toccato questa settimana i prezzi più alti degli ultimi tre anni, dopo che le contemporanee guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare il diesel necessario per far funzionare le mietitrici e trasportare i prodotti dai fornitori ai supermercati. Finora il caro-spesa negli Stati Uniti aveva colpito soprattutto alcune voci già costose, come carne bovina, caffè e cioccolato. Secondo un'analisi di Axios, però, le pressioni si stanno accumulando lungo l'intera filiera e la prossima ondata di rincari rischia di essere più pesante e più estesa.
Il conflitto con l'Iran ha sconvolto anche il mercato dei fertilizzanti, perché una quota rilevante della produzione mondiale transitava prima della guerra attraverso lo Stretto di Hormuz. Il maltempo ha ulteriormente ridotto le rese del mais, mentre la guerra tra Russia e Ucraina ha ridotto le esportazioni di grano. Gli effetti congiunti di questa situazione si stanno propagando lungo tutta la filiera: il grano è alla base di numerosi prodotti alimentari, mentre il mais è il principale mangime per gli animali. Il rincaro dei due cereali finisce quindi per riflettersi anche sui prezzi di carne, latticini e uova. E gli agricoltori non necessariamente ne beneficiano, perché devono sostenere a loro volta costi più elevati. Il presidente della National Corn Growers Association, l'associazione dei coltivatori di mais, ha detto ad Axios che quest'anno neppure la sua azienda riuscirà a chiudere in utile.
Eppure i rincari già in corso sono consistenti. Il caffè costa il 10,3% in più rispetto a un anno fa, i pomodori il 12,8%, gli arrosti di manzo il 13,5% e le mele l'11,1%. Nell'ultimo sondaggio Economist/YouGov, circa tre quarti degli intervistati affermano inoltre che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire. Gli analisti di J.P. Morgan, in un rapporto molto citato pubblicato a metà agosto, prevedono che l'inflazione alimentare globale possa raggiungere il 5% nella prima metà del 2027, quasi il doppio rispetto alla prima metà del 2026, perché gli effetti sui raccolti tendono a seguire i picchi delle temperature oceaniche con un ritardo compreso tra 6 e 12 mesi.
La prossima ondata di rincari sulla spesa americana parte dai campi
Le guerre in Iran e in Ucraina hanno fatto rincarare diesel e fertilizzanti, il maltempo ha ridotto le rese del mais: grano e mais sono ai prezzi più alti degli ultimi tre anni. Trump prova a raffreddare il costo della carne, ma la sua mossa copre il 2% dell’offerta interna.
Nel rapporto «Food Security is National Security» gli analisti della banca attribuiscono l’accelerazione a due fattori che si sommano: i fertilizzanti bloccati dalla guerra con l’Iran e un El Niño di forte intensità.
Tre shock arrivano insieme sui campi americani
Tocca ogni voce per aprire il dettaglio.
Il grano è alla base di gran parte dei prodotti alimentari, il mais è il principale mangime per gli animali: il rincaro si scarica quindi anche su carne, latticini e uova.
Quanto sono saliti i prezzi in un anno
Variazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. Tocca una voce per isolarla.
Tre americani su quattro dicono che i prezzi alimentari nella loro zona stanno continuando a salire.
Trump apre alla carne estera e gli allevatori insorgono
Ogni quadratino vale l’1% dell’offerta interna di carne bovina.
Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura equivalgono a poco più di quaranta giorni di consumo nazionale di macinato.
«I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole».
Tom Cotton, su X. Nell’ultima settimana almeno 13 senatori repubblicani hanno contestato pubblicamente la decisione, e quattro associazioni di allevatori hanno scritto alla Casa Bianca per esprimere «profonda preoccupazione».
Il clima colpisce i raccolti con mesi di ritardo
La catena che porta dal meteo allo scontrino.
È il motivo per cui J.P. Morgan colloca il picco dei rincari nella prima metà del 2027.
Trump abbassa i dazi sulla carne, gli allevatori insorgono
Sulla carne il presidente Donald Trump ha cercato di giocare d'anticipo, ma la mossa gli si sta ritorcendo contro. Venerdì 21 agosto ha annunciato la sospensione temporanea di alcuni dazi sulla carne bovina e un accordo, dai contorni ancora vaghi, in base al quale 300mila tonnellate di carne macinata importata dall'estero saranno vendute "il 25% sotto i prezzi di mercato attuali". Il provvedimento è diventato ufficiale mercoledì: l'esenzione durerà 90 giorni a partire dal 1° settembre e le 300mila tonnellate corrispondono a circa il 2% dell'offerta interna. L'obiettivo è anche politico: il costo della vita è uno dei temi sui quali Trump e il Partito Repubblicano sono maggiormente in difficoltà in vista delle elezioni di metà mandato, e aumentare l'offerta di carne è uno dei modi più rapidi per cercare di alleggerire la spesa dei consumatori.
Gli economisti interpellati da NPR ritengono però che l'effetto sui prezzi al dettaglio sarà modesto, perché il problema è strutturale. Dopo anni di siccità, il numero di capi di bestiame negli Stati Uniti, 86,2 milioni al 1° gennaio, è il più basso degli ultimi 75 anni, e il ritorno di un parassita carnivoro ha aggravato la situazione. L'annuncio ha comunque fatto scendere le quotazioni del bestiame, proprio ciò che gli allevatori temevano. I vertici di quattro associazioni del settore hanno scritto al presidente una lettera nella quale esprimono "profonda preoccupazione" per un piano che, a loro giudizio, svaluta il bestiame di loro proprietà e rischia di ostacolare la ricostituzione delle mandrie. Gli stessi allevatori avevano invece accolto favorevolmente i dazi del "Liberation Day" dell'anno scorso, che li proteggevano dalle importazioni a basso costo.
Le critiche si sono estese anche al Partito Repubblicano: nell’ultima settimana almeno 13 senatori hanno contestato pubblicamente la decisione. “I prezzi della carne sono troppo alti per una ragione semplice: le nostre mandrie sono troppo piccole”, ha scritto su X il senatore Tom Cotton, spiegando di aver già invitato il presidente a non procedere con quella che ha definito “un’azione sconsiderata” e di avergli chiesto di riconsiderarla. John Barrasso ha parlato invece di un mercato truccato contro i produttori americani, che "vogliono semplicemente un mercato equo". La Casa Bianca non ha specificato da quali Paesi esteri arriverà la carne e la Segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins ha dichiarato ai giornalisti di non essere "parte di questo negoziato".
La carne diventa anche una bandiera politica
La carne è diventata nel frattempo anche un simbolo politico. Il Wall Street Journal racconta la trasformazione di Steak 'n Shake, catena di hamburger dell'Indiana con circa 400 locali, che dal 2025 ha abbracciato il patriottismo trumpiano e il movimento Make America Healthy Again del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.: enormi bandiere americane, patatine fritte nel grasso di manzo anziché nell'olio vegetale, Coca-Cola con zucchero di canna, carne di bovini allevati al pascolo, pagamenti in bitcoin e patatine gratis per chi arriva in Tesla.
L'azienda ha inoltre nominato "chief MAHA officer" Michael Boes, ex funzionario dell'Amministrazione Trump. In questo modo, le vendite a parità di locali sono cresciute del 13,8% nel trimestre concluso a giugno, ma sono aumentati anche i costi degli ingredienti e la catena ha ritoccato i prezzi verso l'alto.
