Accordo raggiunto tra Usa-Iran per chiudere la guerra

L’intesa consente di riaprire lo Stretto di Hormuz, prorogare il cessate il fuoco di 60 giorni e aprire una nuova fase di negoziati sul nucleare iraniano. Da Israele molte voci critiche: è un cattivo accordo, Netanyahu è in difficoltà. La firma ufficiale è attesa venerdì 19 giugno in Svizzera.

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Accordo raggiunto tra Usa-Iran per chiudere la guerra

Stati Uniti e Iran hanno raggiunto oggi un accordo per porre fine delle ostilità, dopo 107 giorni di guerra. Ad annunciarlo è stato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, secondo cui l’accordo appena raggiunto è già entrato in vigore. La firma ufficiale è prevista per venerdì 19 giugno in Svizzera, mentre i negoziati più delicati sul futuro del programma nucleare iraniano inizieranno nelle settimane successive.

Lo stesso presidente Donald Trump ha poi confermato l’intesa raggiunta con un post sulla sua piattaforma Truth Social. “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo”, ha scritto il presidente americano, autorizzando la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale statunitense. “Navi di tutto il mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra”, ha aggiunto.

La mediazione che ha permesso di raggiungere l’accordo è stata condotta per settimane da Pakistan e Qatar. Il memorandum d’intesa sottoscritto oggi rappresenta la svolta diplomatica più importante dall’inizio della guerra.

Nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran dovranno negoziare sull’arricchimento nucleare iraniano e sullo smaltimento dell’uranio altamente arricchito. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a discutere l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati, misure che resteranno legate al rispetto degli impegni da parte di Teheran.

Il nodo energetico e il cessate il fuoco in Libano

L’accordo punta prima di tutto a contenere lo shock energetico provocato dal conflitto. Prima della guerra, dallo Stretto di Hormuz passava circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. La riapertura completa, però, potrebbe non essere immediata: sminamento, riparazione delle infrastrutture e nuove garanzie di sicurezza richiederanno tempo e questo significa che il traffico non tornerà subito ai livelli precedenti l’inizio della guerra.

L’intesa raggiunta oggi comprende anche il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano, condizione chiave imposta dall’Iran, dove gli scontri sono tornati a divampare domenica. Poche ore prima della firma attesa, Israele aveva colpito quello che ha definito un centro di comando di Hezbollah alla periferia di Beirut, spingendo l’Iran a minacciare il ritiro dall’accordo. Trump ha invitato entrambe le parti alla moderazione e ha criticato duramente l’attacco israeliano, affermando che “non avrebbe dovuto verificarsi”.

Israele resta alla porta e attacca l’intesa

Israele non ha preso parte ai negoziati condotti dall’Amministrazione Trump e resta sostanzialmente escluso dall’intesa. Non sorprende, dunque, che la reazione nel Paese sia stata di forte malcontento. Il titolo principale del quotidiano Yediot Ahronot di oggi riassume in due parole il sentimento prevalente: “Pessimo accordo”.

L’intesa di oggi appare ben lontana dagli obiettivi fissati dal primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio del conflitto: eliminare la minaccia nucleare iraniana, smantellare il programma di missili balistici e creare le condizioni per rovesciare il governo teocratico di Teheran. Israele aveva chiesto anche la fine del sostegno iraniano alle forze ostili nella regione, da Hezbollah in Libano agli Houthi nello Yemen fino ad Hamas a Gaza.

Diversi esperti israeliani hanno espresso allarme per ciò che dal testo sembra mancare. Jacob Nagel, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Netanyahu, ha osservato in un briefing video con i giornalisti che il programma missilistico e il sostegno ai gruppi alleati dell’Iran non compaiono nemmeno tra i temi dei negoziati futuri. “Qualunque cosa accada, il presidente Trump dichiarerà la vittoria, una vittoria totale”, ha aggiunto.

Le critiche all’accordo attraversano tutto lo spettro politico israeliano. L’ex Ministro della Difesa Avigdor Liberman, oggi avversario di Netanyahu, ha parlato di “una catastrofe dal punto di vista di Israele”. Yair Lapid, leader centrista dell’opposizione, ha detto di sperare che le notizie sull’accordo non fossero vere, perché altrimenti si tratterebbe di “uno dei più sconcertanti fallimenti della politica estera e di sicurezza israeliana”.

I funzionari del governo in carica hanno invece mantenuto un profilo molto più prudente, apparentemente per evitare uno scontro diretto con Trump. In una nota di venerdì, Netanyahu si era limitato ad affermare: “Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo”. Il comunicato non menzionava né i missili balistici né le forze alleate dell’Iran. Con le elezioni israeliane attese entro fine ottobre, Netanyahu è ora sottoposto a forti pressioni, dentro e fuori il governo, perché non accetti le condizioni imposte da Washington, ma ha le mani piuttosto legate.

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