Un funzionario del servizio postale statunitense (USPS) ha accusato l'agenzia di star portando avanti in modo "segreto e affrettato" l'attuazione dell'ordine esecutivo di Donald Trump sul voto per posta, nonostante i limiti imposti da un'ordinanza giudiziaria. La denuncia, pubblicata martedì dall'ufficio del senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, sostiene che un'attuazione "rischiosa e improvvisata" possa provocare un "fallimento catastrofico" del sistema del voto per posta alle elezioni di metà mandato di novembre. Nel 2024 questa modalità è stata utilizzata da oltre il 29% degli elettori. Secondo il rapporto, l'agenzia aveva previsto di completare il nuovo sistema digitale entro il 1° settembre.
Il sistema, chiamato Federal Ballot Mail Portal, funzionerebbe come una banca dati degli elettori e verrebbe utilizzato per individuare e respingere le schede considerate non valide. Trump ha già cercato in passato di costruire un registro elettorale nazionale a sostegno delle sue accuse infondate di frodi diffuse. Il funzionario, che ha lavorato al portale, esprime "gravi preoccupazioni" perché il processo di verifica potrebbe portare al rigetto di decine di migliaia di schede appartenenti allo stesso lotto postale se "anche un solo codice a barre su una sola scheda" non venisse letto correttamente. Lo sviluppo "raffazzonato" del sistema, inoltre, aumenterebbe notevolmente il rischio di errori.
"Potenzialmente milioni di elettori americani potrebbero non ricevere in tempo la scheda per votare per posta in questo ciclo elettorale, o non riceverla affatto", si legge nel rapporto, preparato con l'aiuto di Whistleblower Aid, organizzazione che assiste chi denuncia possibili violazioni della legge. "Le Poste hanno progettato un sistema per privare del voto milioni di americani", ha affermato Blumenthal.
La battaglia legale
L'USPS ha confermato in una nota di aver continuato a lavorare al portale durante la battaglia legale, ma sostiene di aver rispettato gli ordini dei tribunali perché non starebbero utilizzando le funzioni del sistema che potrebbero portare all'invalidazione dei voti. In un ricorso depositato martedì hanno spiegato di prepararsi soltanto all'eventualità di dover applicare la nuova regola, qualora i giudici lo consentissero, e hanno chiesto alla Corte d'Appello di sospendere il blocco: North Carolina e Alabama devono infatti iniziare a spedire le schede via posta rispettivamente il 4 e il 9 settembre. L'udienza davanti al Primo Circuito è fissata per giovedì 3 settembre. La Casa Bianca definisce le nuove norme come "misure di buon senso" contro le frodi.
Il blocco è stato disposto il 27 agosto da Indira Talwani, giudice federale del Massachusetts, e scade il 10 settembre. L'ordinanza impedisce all'USPS di imporre agli Stati le parti principali della nuova regola, "nella misura in cui" le rendano obbligatorie, ma non vieta di continuare a sviluppare il portale. È proprio su questa distinzione che l'agenzia fonda la propria difesa. La settimana scorsa, tuttavia, la stessa giudice aveva accertato chel'USPS aveva violato un suo precedente ordine continuando a lavorare al portale, pur senza imporre sanzioni.
La Corte Suprema aveva consentito il 24 agosto all'Amministrazione di procedere con l'ordine esecutivo di Trump, giudicando prematura la causa perché l'attuazione non era ancora iniziata. Tre giorni prima, però, l'USPS avevano pubblicato la regola finale necessaria ad applicarlo. Talwani ha quindi concluso che la situazione fosse cambiata, che il piano sembrasse eccedere il mandato legale dell'agenzia e che modificare le regole a poco più di due mesi dalle elezioni rischiasse di generare caos.
Il rapporto ricostruisce anche il calendario dei lavori. Il portale è stato avviato il 15 giugno e fermato il 25 giugno, dopo il primo ordine di Talwani. Il 29 luglio, quando l'Amministrazione si è rivolta alla Corte Suprema, il progetto sarebbe però "improvvisamente ripreso senza spiegare quale autorità permettesse a USPS di ignorare l'ordinanza". "L'ultima di queste ingiunzioni", si legge nel rapporto, "non è stata revocata fino al 26 agosto 2026, dopo settimane di lavoro sul nuovo sistema informatico per la posta elettorale. È difficile conciliare il lavoro proseguito a ritmo serrato per rendere il portale pronto per le elezioni di metà mandato con il fatto che quelle ingiunzioni fossero ancora in vigore".
La posta in gioco alle elezioni di novembre
Parlamentari democratici, gruppi per i diritti di voto e il sindacato dei lavoratori postali hanno reagito chiedendo lo stop immediato del piano prima delle elezioni, mentre altri hanno invitato gli americani a non lasciarsi scoraggiare dal votare. Alcuni hanno chiesto anche incriminazioni per interferenza elettorale. "Sfidare le ordinanze dei tribunali per interferire nelle elezioni dovrebbe portare al carcere", ha scritto sui social il governatore democratico della California Gavin Newsom, il cui Stato invia una scheda per posta a tutti gli elettori registrati.
Trump ha ripetutamente definito il voto per posta "un imbroglio", "corrotto" e "orribile", anche se quest'anno ha votato per posta in due elezioni, e ha ripetutamente cercato di limitarlo attraverso diversi strumenti procedurali e legislativi. Il risultato è un susseguirsi di sentenze e ricorsi a due mesi dalle elezioni, con conseguenze potenzialmente più rilevanti negli Stati in cui si decide il controllo del Congresso.
In Michigan, dove nel 2022 il 37% dei voti è stato espresso per posta, sono in bilico le elezioni per il Senato e per il governatore, oltre a diversi seggi alla Camera. In California, dove tutti gli elettori registrati ricevono automaticamente una scheda per posta, i democratici puntano invece a conquistare seggi decisivi per ottenere la maggioranza alla Camera. Il rischio è che se le regole volute da Trump entrassero in vigore, votare per posta potrebbe diventare molto più difficile, se non impossibile, per decine di milioni di americani.
