Solo il 33 per cento degli americani approva il lavoro di Donald Trump come presidente, mentre il 63 per cento lo disapprova. È il dato più basso registrato dal sondaggio mensile di Strength In Numbers, la newsletter dell'analista G. Elliott Morris, condotto insieme all'istituto Verasight. Il saldo tra chi approva e chi disapprova è di meno 30 punti, contro i meno 24 di agosto e il precedente minimo di meno 26 toccato ad aprile. È la prima volta, in sedici rilevazioni da maggio 2025, che l'approvazione scende sotto il 35 per cento e la disapprovazione supera il 62.
Il calo di questo mese arriva soprattutto dal suo stesso partito. Tra i repubblicani e gli indipendenti vicini ai repubblicani il saldo è passato da più 54 a più 43, con il 71 per cento che approva e il 27 che disapprova. Sono undici punti persi in un mese, il valore più basso della serie. Tra i democratici (da meno 89 a meno 90) e tra gli indipendenti (da meno 48 a meno 49) quasi nulla è cambiato. Secondo Morris, una parte degli elettori repubblicani potrebbe reagire alle crisi delle ultime settimane: l'escalation della guerra con l'Iran, il nuovo aumento del prezzo della benzina e la promessa del presidente di dare 5.000 dollari a ogni adulto americano se il suo partito vincerà le elezioni di metà mandato.
Anche l'intensità dei giudizi è sbilanciata. Il 50 per cento degli americani disapprova "fortemente" l'operato del presidente, contro il 15 per cento che lo approva con la stessa convinzione, uno scarto di 35 punti, il più ampio mai registrato. Tra chi ha votato Trump nel 2024 l'approvazione convinta è scesa al 35 per cento, dal 53 di maggio 2025.
Il giudizio peggiore riguarda i prezzi. Solo il 21 per cento approva come il presidente sta gestendo l'inflazione, il 75 per cento disapprova. Il saldo di meno 54 è il più basso mai registrato dal sondaggio su qualsiasi tema. Peggiora il record precedente di meno 48 fissato ad agosto, mentre il prezzo del gasolio continua a salire. Su cinque dei dodici temi seguiti tutto l'anno Trump è al minimo della serie: oltre ai prezzi, la sanità (meno 33), il lavoro e l'economia (meno 28), il commercio internazionale (meno 27) e le espulsioni degli immigrati (meno 15). L'unico miglioramento riguarda l'immigrazione in senso ampio: la sicurezza del confine passa da meno 5 a meno 3, l'immigrazione da meno 14 a meno 11 e la criminalità da meno 13 a meno 10, tutte variazioni entro il margine di errore. Per la prima volta il sondaggio ha chiesto anche un giudizio sulla gestione dell'intelligenza artificiale: approva il 30 per cento, disapprova il 56 e il 14 non sa rispondere.
Sui prezzi disapprova il 75 per cento, il dato peggiore su qualsiasi tema
Quanto approvano gli americani il modo in cui Donald Trump sta gestendo ciascun tema. Il presidente ha un saldo negativo su tutti e tredici, e su cinque tocca il minimo da maggio 2025. 16-21 settembre 2026 · 1.528 adulti (±2,6%) · Strength In Numbers/Verasight
A quarantadue giorni dal voto del 3 novembre, con decine di migliaia di elettori che hanno già votato in anticipo, i democratici sono avanti di 10 punti tra gli elettori probabili nel cosiddetto generic ballot. È la domanda che chiede per quale partito si voterà alle elezioni per la Camera nel proprio collegio senza fare i nomi dei candidati. Serve a misurare l'orientamento nazionale in vista delle midterm. Tra gli elettori registrati il risultato è 50 a 42 per i democratici, un vantaggio di 9 punti che è il secondo più ampio della serie dopo quello di febbraio. Il 42 per cento dei repubblicani è il loro minimo. In sedici sondaggi i democratici non sono mai stati dietro.
Il vantaggio cresce quando si guarda a chi andrà davvero a votare. Pesando ogni elettore registrato per la sua probabilità di partecipare, calcolata sul comportamento degli elettori del 2024 di cui è stata verificata la partecipazione, i democratici sono avanti 52 a 42, contro i 7,5 punti di vantaggio di agosto. Tra i registrati che dicono che voteranno "sicuramente", circa tre su quattro, il vantaggio sale a 12 punti (55 a 42) e gli indecisi sono appena il 3 per cento. Da un anno, cioè da quando il sondaggio chiede la probabilità di andare a votare, il filtro sugli elettori probabili ha sempre aggiunto ai democratici tra un quarto di punto e due punti, un risultato in linea con la tesi di chi ritiene che i modelli stiano sottostimando il partito.
Più si guarda a chi voterà davvero, più cresce il vantaggio democratico
Per quale partito voterebbero alle elezioni per la Camera nel proprio collegio, senza i nomi dei candidati. I repubblicani restano fermi al 42 per cento, i democratici salgono. 16-21 settembre 2026 · 1.528 adulti (±2,6%) · Strength In Numbers/Verasight
Come si legge. Gli elettori probabili sono i registrati pesati per la loro probabilità di andare a votare, stimata sul comportamento degli elettori del 2024. I registrati sicuri di votare sono circa tre su quattro. Il vantaggio indicato a destra è calcolato sui valori non arrotondati, per questo può differire di un punto dalla differenza fra le percentuali.
I democratici sono anche il partito di cui gli americani si fidano di più su 10 dei 13 temi indagati. Su cinque toccano il massimo della serie. Il vantaggio è di 25 punti sulla sanità, 21 sulla spesa pubblica e i programmi sociali, 17 sull'istruzione, 14 sui prezzi, 13 sulle elezioni e la democrazia, 12 sul commercio, 11 sul lavoro e 8 sulla politica estera. Sull'intelligenza artificiale, chiesta per la prima volta, il vantaggio è di 7 punti. Sui prezzi a maggio 2025 lo scarto era di un solo punto. La novità più rilevante riguarda l'immigrazione, dove i democratici sono avanti 42 a 41. È la prima rilevazione in cui i repubblicani non sono in vantaggio, mentre a maggio 2025 lo erano di 12 punti. I repubblicani restano davanti solo sulle espulsioni (1 punto), sulla criminalità (5) e sulla sicurezza del confine (11). Sul tema che ciascun intervistato considera il più importante per il paese, i democratici sono avanti 45 a 35, un margine rimasto tra 9 e 13 punti per tutto l'anno.
I democratici sono più credibili su 10 temi su 13, per la prima volta anche sull’immigrazione
Di quale partito gli americani si fidano di più per gestire ciascun tema. A maggio 2025 i repubblicani erano avanti di 12 punti sull’immigrazione, oggi restano davanti solo su espulsioni, criminalità e confine. 16-21 settembre 2026 · 1.528 adulti (±2,6%) · Strength In Numbers/Verasight
Per il 38 per cento degli americani i prezzi e l'inflazione sono il problema più importante del paese. Il 59 per cento li mette tra i primi tre. Seguono a pari merito il lavoro e l'economia e le elezioni e la democrazia, entrambi al 13 per cento, poi la sanità al 7 e la criminalità al 6. L'intelligenza artificiale è indicata come primo problema dal 5 per cento e tra i primi tre dal 16, un livello simile alla criminalità.
Il 45 per cento degli americani dice di stare peggio di quattro anni fa, contro il 26 per cento che dice di stare meglio. Sul paese nel suo complesso il giudizio è ancora più negativo: per il 58 per cento sta peggio, per il 24 meglio. Il 78 per cento ritiene che le politiche del presidente abbiano avuto molto o abbastanza a che fare con questi cambiamenti. Tra chi dice di stare peggio il 63 per cento attribuisce "molto" della responsabilità a Trump. Sul prossimo anno prevale un cauto ottimismo: il 34 per cento si aspetta che la propria vita migliori, il 23 che peggiori.
Per il 58 per cento degli americani il paese sta peggio di quattro anni fa
Come giudicano gli americani la propria situazione e quella del paese rispetto a quattro anni fa, e che cosa si aspettano per il prossimo anno. Il 78 per cento ritiene che le politiche di Trump c’entrino molto o abbastanza. 16-21 settembre 2026 · 1.528 adulti (±2,6%) · Strength In Numbers/Verasight
Cresce anche la richiesta di cambiamento. Il 54 per cento pensa che le cose vadano male e che servano cambiamenti profondi e radicali, contro il 52 di agosto e il 49 di luglio, un punto sotto il massimo registrato ad aprile. Il 36 per cento pensa che le cose potrebbero andare meglio e solo il 7 per cento che vadano bene. Anche qui i repubblicani sono sempre meno soddisfatti: tra loro la quota di chi pensa che le cose vadano bene è scesa dal 21 per cento di gennaio al 13 di questo mese, un dato coerente con la sfiducia diffusa alla vigilia del voto.
Il sondaggio contiene anche alcune domande proposte dagli abbonati della newsletter. Alla domanda su quale partito tenga di più alle persone come loro, il 38 per cento risponde i democratici, il 26 i repubblicani, il 7 entrambi e il 22 nessuno dei due. Il 63 per cento degli adulti pensa che debbano essere le aziende tecnologiche che costruiscono i data center per l'intelligenza artificiale a pagare le centrali elettriche e il potenziamento della rete necessari a farli funzionare. È un'opinione condivisa da entrambi gli schieramenti, sostenuta dal 69 per cento dei democratici e dal 66 per cento dei repubblicani.
Il sondaggio è stato condotto da Verasight tra il 16 e il 21 settembre su un campione di 1.528 adulti, con un margine di errore di 2,6 punti. I dati sono stati ponderati per età, etnia, sesso, reddito, istruzione, area geografica, appartenenza politica e voto del 2024.
