Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
La sfiducia che scuote l’America alla vigilia del voto
Tony Webster, 2020, Flickr, CC BY 2.0
Elezioni 92 min di lettura

La sfiducia che scuote l’America alla vigilia del voto

Istituzioni, costo della vita e data center alimentano il malcontento. Anche una parte della base di Trump mostra segnali di insofferenza in vista delle elezioni di metà mandato.

Per quanto divisi, molti americani condividono una profonda sfiducia verso le istituzioni e i settori da cui dipende il funzionamento del Paese. È questo il filo conduttore individuato da Sabrina Tavernise in un reportage del New York Times, costruito raccogliendo per mesi le voci di elettori di ogni orientamento. Dai data center alle sostanze chimiche negli alimenti, dai documenti sul caso Epstein alla guerra in Iran, molti raccontano la stessa sensazione: che qualcuno non stia dicendo loro la verità.

Nel 1958, quando la domanda fu posta per la prima volta dall’American National Election Study, il 73% degli americani dichiarava di fidarsi del governo federale. La quota raggiunse il 77% nel 1964, prima di precipitare nel decennio segnato dalla guerra del Vietnam, dai disordini civili e dal Watergate. Nell’ultima rilevazione del Pew Research Center, condotta nel settembre 2025, appena il 17% degli americani dichiarava di fidarsi del governo di Washington “quasi sempre” o “per la maggior parte del tempo”, uno dei livelli più bassi da quando viene posta la domanda.

Secondo il New York Times, epidemie di origine alimentare, incidenti aerei, ritardi dei voli, telecamere di sorveglianza e truffe online contribuiscono alla sensazione che nessuno abbia davvero il controllo, mentre la guerra in Iran sta ricevendo una copertura mediatica molto più limitata rispetto ai grandi conflitti del passato.

Questa erosione della fiducia ha indebolito anche il legame di molti elettori con i partiti tradizionali, aprendo nuovi spazi a populisti e outsider. La delusione non riguarda un solo schieramento e spinge molti americani ad allontanarsi da entrambi. A sinistra alimenta il sostegno ai socialisti democratici e ad altri candidati progressisti; allo stesso tempo, secondo il quotidiano newyorkese, l’iniziale appoggio di esponenti democratici ai data center in Stati contesi come Michigan e Pennsylvania ha alimentato l’opposizione anche contro rappresentanti del proprio stesso partito.

La crisi di fiducia in America
Solo un americano su sei si fida ancora del governo: la sfiducia ora scuote anche la base di Trump
Nel 1964 si fidava del governo di Washington il 77% degli americani, oggi il 17%. La delusione attraversa entrambi gli schieramenti: pesa il costo della vita e, in Pennsylvania, la protesta contro i data center unisce elettori repubblicani e democratici.
Sessantasette anni di sondaggi
Nel 1964 tre americani su quattro si fidavano del governo federale. Oggi meno di uno su cinque
Quota di americani che si fida del governo di Washington «quasi sempre» o «per la maggior parte del tempo».
Settembre 2025
17%
si fida del governo federale: uno dei valori più bassi dal 1958
17si fidano del governo
60in meno rispetto al 1964
23non si fidavano neppure nel 1964
Ogni figura rappresenta un americano su cento
Dal 73% del 1958 al massimo del 77% nel 1964, poi il calo con la guerra del Vietnam e il Watergate. Dopo l'11 settembre 2001 la fiducia è risalita per poco; a settembre 2025 era al 17%.
Tocca o scorri sul grafico per leggere i singoli anni.
Il punto
Dal 2007 la quota non ha mai superato il 30%. Dopo gli attentati dell'11 settembre la fiducia era risalita per pochi mesi, poi è tornata a scendere fino ai minimi di oggi.
Sondaggio New York Times/Siena
Sul costo della vita Trump perde terreno anche tra i suoi elettori
Sondaggio condotto dall'8 al 13 settembre 2026 su 1.503 elettori probabili. Margine di errore: ±2,9 punti.
L'economia vista dai repubblicani
A gennaio il 72% dei repubblicani vedeva un'economia migliore di un anno prima. Ora lo pensa il 29%
Il giudizio sul costo della vita
Anche tra i bianchi senza laurea, il cuore della base di Trump, sei elettori su dieci bocciano la sua gestione
Approva Disapprova Non risponde
Il voto per il Congresso
Nel voto per la Camera il candidato democratico è avanti di otto punti
Preferenze per la Camera nel proprio distretto. La quota restante comprende altri candidati e indecisi.
Michigan, Pennsylvania, Wisconsin
In Pennsylvania la protesta contro i data center unisce repubblicani e democratici
In molte comunità i residenti temono che gli amministratori locali non sappiano tenere testa alle grandi aziende tecnologiche, o che siano troppo vicini ai loro interessi.
Evidenziati i tre Stati contesi dove l'opposizione ai data center è più forte. Tocca un numero per leggere la scheda.
1Archbald, contea di Lackawanna
Sei campus di data center per un solo paese di 7.500 abitanti
I sei campus comprendono 51 enormi capannoni. A maggio il governatore Josh Shapiro ha incontrato i residenti; ad agosto ha citato Archbald presentando il suo ordine esecutivo.
2Penn Forest, contea di Carbon
Un repubblicano diventa il candidato dei democratici grazie ai voti scritti a mano
Il deputato statale repubblicano Doyle Heffley non aveva avversari e sulla scheda democratica non c'era nessun nome. Centinaia di elettori hanno scritto quello di Christian Bartulovich, 37 anni, amministratore locale repubblicano contrario al data center: a novembre sarà lui il candidato democratico.
18 agosto 2026
Shapiro, che aveva favorito gli investimenti del settore, ha cambiato rotta con un ordine esecutivo
Regole più severe
Requisiti più stringenti per chi vuole costruire nuovi data center.
Più voce ai territori
Le comunità locali pesano di più nelle decisioni sui progetti.
Stop alla segretezza
Vietati gli accordi di riservatezza sui progetti di data center.
Fonti: Pew Research Center e American National Election Studies (fiducia nel governo, 1958–2025); sondaggio New York Times/Siena University (8–13 settembre 2026); Governo della Pennsylvania; The New York Times.
Note: dal 1976 la serie sulla fiducia è una media mobile di tre sondaggi, come nel grafico di Pew. Il dato di gennaio sull'economia viene da un sondaggio Times/Siena su elettori registrati. Mappa: Natural Earth, U.S. Census Bureau.

Il costo della vita mette alla prova Trump

Trump ha costruito per oltre dieci anni una parte importante del proprio successo politico proprio sulla sfiducia verso l’establishment, arrivando nel 2016 a vantarsi di poter sparare a qualcuno sulla Fifth Avenue senza perdere elettori. Sul tema che oggi pesa maggiormente sulle preoccupazioni degli americani, il costo della vita, emergono però segnali di malcontento anche all’interno della sua coalizione.

Nel sondaggio New York Times/Siena University condotto dall’8 al 13 settembre su 1.503 elettori probabili, con un margine di errore di 2,9 punti percentuali, il 60% degli elettori bianchi senza laurea - un segmento decisivo della base elettorale di Trump negli ultimi cicli elettorali - disapprovava la sua gestione del costo della vita. Tra i repubblicani, solo il 29% riteneva che l’economia fosse migliorata rispetto a un anno prima, contro il 72% di gennaio. Nello stesso sondaggio, gli elettori probabili preferivano votare il candidato democratico al Congresso nel proprio distretto con il 51% delle preferenze, contro il 43% per quello repubblicano.

Jeff Sieting, sindaco di Kalkaska, in Michigan, e per anni sostenitore di Trump, ha raccontato al Times di essersi allontanato dal presidente per il modo in cui ha gestito il caso Epstein. Ha inoltre definito “la cosa più offensiva e patetica” la promessa di Trump di versare 5.000 dollari a ogni adulto americano se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso. Sieting ha detto che a novembre non voterà per alcun candidato statale o federale, che molti suoi amici, finora convinti sostenitori di Trump, intendono fare lo stesso e che si aspetta una netta affermazione democratica.

La rivolta contro i data center

La sfiducia è diventata una questione centrale anche nella battaglia contro i data center, esplosa in numerose comunità mentre le aziende tecnologiche stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di nuove infrastrutture. In Michigan, Pennsylvania e Wisconsin l’opposizione nasce non soltanto dai timori legati alla tecnologia, ma soprattutto dalla convinzione che amministratori locali troppo deboli non riescano a tenere testa alle grandi aziende o, peggio, siano troppo vicini ai loro interessi.

Il risultato, osserva il New York Times, è una nuova inedita convergenza fra elettori di schieramenti opposti contro un avversario comune.

In Pennsylvania il governatore democratico Josh Shapiro, che in passato aveva favorito gli investimenti del settore, il 18 agosto ha firmato un ordine esecutivo che impone requisiti più stringenti ai nuovi data center, rafforza il ruolo delle comunità locali e vieta l’uso di accordi di riservatezza per questi progetti.

A CBS News Shapiro ha spiegato che il cambio di rotta è maturato ascoltando i cittadini e vedendo sviluppatori che, a suo giudizio, cercavano di imporsi sulle comunità locali. Nel presentare il provvedimento ha citato anche Archbald, una cittadina di circa 7.500 abitanti dove è stata proposta la costruzione di sei grandi data center.

Nella vicina contea di Carbon la protesta ha prodotto un esito politico insolito. Alle primarie di maggio il deputato statale repubblicano Doyle Heffley correva senza avversari nel suo partito e sulla scheda democratica non compariva alcun candidato. Centinaia di elettori hanno allora scritto a mano il nome di Christian Bartulovich, 37 anni, amministratore locale iscritto al Partito Repubblicano, permettendogli di ottenere la candidatura democratica per novembre proprio per la sua opposizione alla costruzione di un data center. “Ricevo messaggi di persone che mi scrivono: non ho mai donato a un repubblicano in vita mia, spero che tu vinca”, ha raccontato Bartulovich.

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