Usa, l'economia rallenta nel primo trimestre del 2026: il PIL cresce del 2%, sotto le attese
Gli investimenti delle imprese trainano l'attività, ma i consumi frenano sotto il peso dell'inflazione e del caro-benzina.
L’economia statunitense è cresciuta del 2% annualizzato nel primo trimestre del 2026, secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Commercio. Il dato segna un’accelerazione rispetto alla fine del 2025, quando lo shutdown governativo più lungo della storia americana aveva frenato l’attività, ma resta sotto le attese degli analisti di Wall Street, ferme al 2,2%, e al di sotto della crescita potenziale stimata dal Congressional Budget Office.
A sostenere il prodotto interno lordo sono stati soprattutto gli investimenti fissi non residenziali, aumentati del 10,4%. La spesa in proprietà intellettuale e attrezzature è stata particolarmente robusta, segnale che le aziende continuano a puntare con decisione sull’intelligenza artificiale. I consumi, principale motore dell’economia americana, hanno invece rallentato all’1,6%, dall’1,9% del quarto trimestre 2025. Anche il mercato del lavoro ha recuperato solo in parte: dopo le perdite degli ultimi tre mesi del 2025, tra gennaio e marzo l’economia ha creato in media 68.000 posti di lavoro al mese.
sul trimestre precedente
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione misurata dall’indice Pce, il parametro osservato con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, è salita a un ritmo annuo del 4,5%. A pesare è anche la guerra con l’Iran: Stati Uniti e Israele hanno attaccato Teheran l’ultimo giorno di febbraio e da allora il prezzo medio della benzina è aumentato di circa il 44%. Il rapporto sul Pil non tiene conto dei rincari di aprile, quando la benzina ha viaggiato in media a 4,10 dollari al gallone. Sempre ad aprile, l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso al livello più basso mai registrato, schiacciato dalle preoccupazioni per il conflitto e per il caro prezzi.
In questo quadro, la Federal Reserve ha scelto la prudenza. Mercoledì il Federal Open Market Committee ha votato per lasciare invariati i tassi di interesse, citando l’inflazione elevata e la debolezza dell’occupazione. «Gli sviluppi in Medio Oriente stanno contribuendo a un alto livello di incertezza sulle prospettive economiche», si legge nel comunicato del Fomc. Gli investitori, che a inizio anno scontavano due tagli dei tassi nel 2026, ora assegnano una probabilità superiore all’80% a uno scenario in cui la banca centrale lasci il costo del denaro invariato fino a dicembre, secondo i dati del Cme Group.
I conti delle grandi aziende restano intanto solidi, con vendite e utili resilienti nelle trimestrali pubblicate nelle ultime settimane. I consumatori beneficiano di rimborsi fiscali più generosi in questa stagione delle dichiarazioni e di un tasso di disoccupazione ancora basso. Diverse imprese, però, segnalano una clientela sempre più nervosa, stretta tra la guerra e il prezzo della benzina.