Trump dice che avrebbe potuto fare l'astronauta

Il presidente ha accolto alla Casa Bianca l'equipaggio della missione che ha sfiorato la Luna, scherzando sulla possibilità di partecipare lui stesso a un volo spaziale.

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Trump dice che avrebbe potuto fare l'astronauta
White House

Il presidente Donald Trump ha ricevuto mercoledì 29 aprile nello Studio Ovale i quattro astronauti della missione Artemis II, di ritorno dal loro storico viaggio attorno alla Luna, e ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno "buone possibilità" di riportare un essere umano sulla superficie lunare entro la fine del suo secondo mandato, nel gennaio 2029.

Gli astronauti, in giacca blu, erano schierati alle spalle del presidente, seduto al Resolute Desk su cui era stato collocato un modello dorato della Luna. Si tratta del comandante della NASA Reid Wiseman, del pilota Victor Glover, della specialista di missione Christina Koch e dell'astronauta dell'Agenzia Spaziale Canadese Jeremy Hansen. Accanto a loro c'era anche Jared Isaacman, amministratore della NASA. Sulla scrivania erano visibili una Luna dorata donata alla Casa Bianca da Isaacman e un modello del razzo Space Reactor-1 Freedom prestato dalla NASA, secondo quanto riferito dal portavoce dell'agenzia George Alderman.

La missione Artemis II, conclusa il 10 aprile con l'ammaraggio della capsula Orion, ribattezzata Integrity, al largo di San Diego dopo dieci giorni di viaggio, ha portato l'equipaggio a 252.756 miglia dalla Terra, superando di oltre 4.000 miglia il record stabilito dall'Apollo 13 nel 1970. È stato anche il primo volo umano attorno alla Luna in oltre cinquant'anni e ha permesso a tre americani e a un canadese di osservare a occhio nudo porzioni del lato nascosto del satellite.

"Non so come facciano. Io non vorrei farlo, ma servono persone così per rendere grande il nostro Paese", ha detto Trump all'inizio dell'incontro. Interrogato sulla possibilità che gli Stati Uniti tornino a far camminare un uomo sulla Luna durante il suo mandato, il presidente è stato cauto: "Abbiamo buone possibilità. Non ci piace dire definitivamente, perché poi si dice: oh, abbiamo fallito. Quindi abbiamo buone possibilità. L'abbiamo autorizzato". Isaacman ha confermato che l'obiettivo è un allunaggio nel 2028, preceduto dalla missione Artemis III nel 2027, e ha aggiunto che la sede centrale della NASA resterà a Washington, definendo un "vantaggio" la presenza nella capitale, posizione condivisa da Trump.

Come riportato da France 24, alcuni esperti del settore hanno espresso scetticismo sulla possibilità che i lander lunari sviluppati da SpaceX e Blue Origin, le aziende di Elon Musk e Jeff Bezos, siano pronti in tempo per la finestra del 2028. La Cina punta intanto al 2030 per portare propri astronauti sulla superficie lunare, una concorrenza che fa da sfondo all'intero programma Artemis. Isaacman, parlando direttamente al presidente, ha assicurato: "Abbiamo un piano realizzabile per tornare sulla Luna".

Uno dei momenti più curiosi dell'incontro è arrivato quando Trump ha scherzato chiedendo: "Un presidente è autorizzato a partecipare a una di queste missioni?". Isaacman gli ha risposto sullo stesso tono: "Possiamo iniziare a lavorarci, signor presidente". Poco prima il presidente aveva ribadito la sua autovalutazione fisica: "Per entrarci dentro bisogna essere molto intelligenti, fare molte cose dal punto di vista fisico. Quindi io non avrei avuto problemi a farcela, sono fisicamente molto, molto in forma. Forse un piccolo problema. Dovremo provare". Trump ha rivendicato anche la creazione della Space Force durante il primo mandato, presentandola come uno dei pilastri delle sue politiche spaziali.

Pur congratulandosi pubblicamente con l'equipaggio, all'inizio del mese il presidente ha annunciato l'intenzione di tagliare il bilancio della NASA del 23 per cento, con una riduzione del 46 per cento per le iniziative di scienza spaziale. La promessa di un allunaggio entro il 2028 e di una successiva missione su Marte si inserisce dunque in un quadro di forti contrazioni di risorse per l'agenzia.

CBS News ha ricostruito anche la telefonata di circa dodici minuti che Trump aveva avuto con l'equipaggio il 10 aprile, mentre la capsula si trovava ancora a oltre 250.000 miglia dalla Terra. In quella conversazione, segnata da un ritardo di alcuni secondi tra le voci e da una breve interruzione, il presidente aveva definito gli astronauti "pionieri dei tempi moderni" e aveva richiamato la tradizione delle telefonate presidenziali nello spazio, inaugurata da Richard Nixon con Neil Armstrong e Buzz Aldrin durante la missione Apollo 11. "Oggi avete fatto la storia e avete reso orgogliosa tutta l'America", aveva detto Trump. "Gli esseri umani non hanno mai visto davvero nulla di simile a ciò che state facendo in una navicella con equipaggio. È davvero speciale".

Durante quella telefonata il comandante Wiseman aveva raccontato di aver osservato un'eclissi solare e di aver scorto Marte in lontananza, dicendosi "entusiasta" all'idea di vedere "questa nazione e questo pianeta diventare una specie a due pianeti". La specialista Koch aveva descritto come momento più intenso il primo riapparire della Terra dopo il blackout delle comunicazioni dietro la Luna, definendola "un posto speciale" e sottolineando l'importanza per gli Stati Uniti di "guidare e non seguire" nell'esplorazione dello spazio profondo. Il pilota Glover aveva detto di aver recitato "una piccola preghiera" durante il passaggio sul lato nascosto, mentre Hansen aveva trasmesso l'orgoglio canadese di prendere parte al programma.

Mercoledì, al termine dell'incontro nello Studio Ovale, Trump ha guardato avanti: "Lo rifaremo, e poi, prossimo passo, Marte". Gli astronauti sono rimasti accanto a lui con espressioni misurate, mentre il presidente prometteva di chiedere loro un autografo, gesto che, come aveva già anticipato durante la telefonata, ha detto di non concedersi spesso.

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