Trump minaccia il ritiro delle truppe americane dalla Germania
Il presidente ha annunciato di valutare una riduzione dei militari di stanza nel Paese alleato dopo che il cancelliere Merz ha accusato Washington di essere "umiliata" dalla leadership iraniana.
Il presidente Donald Trump ha aperto un nuovo fronte di tensione con la Germania, annunciando di valutare una riduzione delle truppe americane stazionate sul territorio tedesco. L'annuncio, arrivato mercoledì 29 aprile attraverso un messaggio sulla piattaforma Truth Social, segna un'ulteriore escalation nello scontro con il cancelliere Friedrich Merz sulla guerra in corso tra Stati Uniti e Iran. "Gli Stati Uniti stanno studiando ed esaminando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione che sarà presa nel breve periodo", ha scritto il presidente.
La presenza militare statunitense in Germania è la più consistente in Europa. Secondo i dati del Defense Manpower Data Center, a dicembre 2025 nel Paese erano stanziati oltre 36.000 militari americani in servizio attivo, ai quali si aggiungono circa 1.500 riservisti e 11.500 civili, secondo le cifre del Dipartimento della Difesa riportate dalla CBS. I media tedeschi, citati da Le Monde, stimano una presenza complessiva vicina alle 50.000 unità. Il Giappone è l'unico Paese estero con un contingente americano più numeroso. La Germania ospita inoltre il quartier generale dello U.S. European Command e dello U.S. Africa Command, la base aerea di Ramstein e il Landstuhl Regional Medical Center, il più grande ospedale militare americano fuori dagli Stati Uniti.
La frattura tra Trump e Merz ha radici nelle posizioni espresse dal cancelliere tedesco sulla guerra contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio. In un intervento davanti a un gruppo di studenti a Marsberg, nella Germania occidentale, Merz ha criticato apertamente la strategia di Washington. "Gli americani evidentemente non hanno una strategia, e il problema con questi conflitti è sempre che non basta entrarci, bisogna anche uscirne. L'abbiamo visto in modo molto doloroso in Afghanistan per vent'anni. L'abbiamo visto in Iraq", ha dichiarato il cancelliere. Merz ha aggiunto di non vedere quale uscita strategica gli americani stessero scegliendo e ha sostenuto che Teheran stesse "umiliando" la prima potenza mondiale.

La reazione di Trump è stata immediata e dura. Martedì il presidente ha attaccato il cancelliere su Truth Social sostenendo che pensasse fosse accettabile per l'Iran possedere un'arma nucleare. "Non sa di cosa sta parlando", ha scritto, aggiungendo che "non c'è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti". Il presidente ha anche ribadito le sue critiche all'Alleanza atlantica, accusandola di essere una "tigre di carta" per il rifiuto di partecipare al conflitto contro l'Iran, che dura ormai da due mesi. Trump non può ritirarsi formalmente dalla NATO senza l'approvazione del Congresso, in base a una legge del 2023.
Il cancelliere ha tentato di stemperare le tensioni mercoledì, affermando che le sue relazioni personali con Trump rimangono "buone come sempre", pur ribadendo di aver avuto "dubbi fin dall'inizio su quanto è stato avviato con la guerra in Iran". Merz ha sottolineato che la Germania e l'Europa stanno subendo conseguenze considerevoli dalla chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale prima del conflitto transitava circa il 20% della fornitura mondiale di petrolio. Lo stretto è di fatto chiuso dall'inizio delle ostilità.
Mercoledì il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. Secondo il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott, i due hanno discusso della questione iraniana e dell'importanza di garantire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz.
La minaccia di ridurre il contingente in Germania non è inedita. Durante il primo mandato, nel giugno 2020, Trump aveva annunciato il ritiro di circa 9.500 militari sui 34.500 allora presenti nel Paese, accusando Berlino di spendere troppo poco per la difesa. Il piano non è mai stato avviato e fu formalmente bloccato dal presidente democratico Joe Biden poco dopo il suo insediamento nel 2021. Lo scorso autunno, secondo fonti del Pentagono citate dalla CBS, circa 700 militari schierati tra Germania, Romania e Polonia sono stati richiamati in patria nell'ambito di quello che lo U.S. Army Europe and Africa ha definito un "processo deliberato per garantire una postura militare equilibrata".
L'analisi di David E. Sanger sul New York Times sottolinea che i comandanti militari, già sotto pressione, hanno espresso chiaramente i rischi di un taglio alle truppe nelle principali basi europee. Le basi in Germania, Italia, dove sono presenti 12.000 militari americani, e Regno Unito, con circa 10.000 unità, hanno svolto un ruolo di transito cruciale per le forze e gli aerei diretti in Medio Oriente nell'ambito dell'operazione Epic Fury, l'attacco lanciato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Sanger osserva che la decisione del presidente potrebbe dipendere più dai suoi sentimenti personali verso Merz che da considerazioni strategiche, e ricorda che Trump talvolta passa ad altre questioni senza dare seguito alle minacce. Il presidente non ha specificato chi stia conducendo la revisione né l'entità della possibile riduzione.
La settimana scorsa alcuni media americani avevano riferito, secondo quanto riportato da Le Monde, che Washington stava valutando di sospendere la Spagna dalla NATO e di rivedere la propria posizione sulle isole Falkland in risposta al mancato sostegno britannico alla guerra contro l'Iran. Successivamente l'amministrazione ha riaffermato la propria neutralità sulla sovranità contesa dell'arcipelago tra Argentina e Regno Unito.