Vance resta il favorito per la nomination repubblicana per il 2028
Il vicepresidente ha ridotto la sua presenza sui social, raccolto 60 milioni di dollari in fondi e costruito alleanze trasversali nel partito, mentre nessun rivale credibile si è ancora mosso.
JD Vance resta il candidato più probabile alla nomination repubblicana per le presidenziali del 2028, nonostante un calo nelle quotazioni e un anno difficile per l'amministrazione Trump. Lo sostiene un'analisi firmata da Ben Smith, cofondatore e direttore di Semafor, basata su una serie di conversazioni recenti con persone vicine al vicepresidente e ai suoi possibili rivali.
Un anno fa Vance era considerato il candidato presunto del partito. Oggi la percezione a Washington è cambiata: Polymarket lo dà sotto il 40% di probabilità di ottenere la nomination, contro il 60% di novembre. L'ex collaboratore di Barack Obama, Dan Pfeiffer, ha scritto sabato scorso che la sua fiducia in una candidatura di Vance è "diminuita". Negli ambienti della capitale circola l'idea che molti vedrebbero con favore una presidenza più convenzionale, come quella che potrebbe garantire il segretario di Stato Marco Rubio.
Lo stesso Vance sembra aver preso le distanze dalla scena pubblica. Il suo ultimo tweet polemico risale al 3 febbraio, l'ultima serie di retweet controversi alla settimana di gennaio in cui rilanciò gli attacchi contro Alex Pretti, ucciso poco prima. Due persone vicine al vicepresidente hanno spiegato a Smith che Vance ha cancellato l'applicazione X dal telefono per la Quaresima, iniziata il 18 febbraio. Non è chiaro se l'abbia poi reinstallata. Nel frattempo il presidente Donald Trump ha annunciato pubblicamente che il vicepresidente era contrario alla guerra contro l'Iran, assegnandogli di fatto il dossier sulla chiusura del conflitto.
Smith sostiene però che le quotazioni in calo non riflettono la realtà politica. Vance, scrive, è stato un autore di bestseller, ha vinto un seggio al Senato e ha prevalso nel dibattito televisivo contro Tim Walz. Ha gestito la coalizione repubblicana con maggiore abilità di quanto i critici riconoscano: è rimasto leale a Trump, vicino a Donald Trump Jr. e al tempo stesso ha mantenuto canali aperti con le componenti del partito che guardano con freddezza al presidente. Ha consolidato i rapporti con la nuova classe imprenditoriale repubblicana californiana, ha rafforzato i legami con Wall Street e ha tenuto buoni rapporti con la destra dura grazie alla sua opposizione alla guerra.
Sul piano della raccolta fondi, nessun altro potenziale candidato per il 2028 si avvicina al suo livello. Il New York Times ha documentato due dozzine di eventi che hanno fruttato 60 milioni di dollari. Il 3 marzo, una cena organizzata a casa del consigliere Arthur Schwartz e ospitata da Vance e Trump Jr. ha raccolto 6 milioni di dollari, cifra che secondo una fonte repubblicana costituisce un record per un vicepresidente in carica. Vance sta inoltre facendo campagna in Iowa per il deputato Zach Nunn, in un distrito che il Cook Political Report ha spostato da "tendenza repubblicana" a "incerto", e ha sostenuto candidati in Wisconsin e North Carolina.
Le criticità non mancano. Vance guida i sondaggi delle primarie ma resta impopolare a livello nazionale: attiva l'ostilità verso Trump senza ereditarne il legame con la base. Se i numeri di Trump dovessero peggiorare, potrebbero trascinare verso il basso anche il vicepresidente e Rubio. Inoltre Trump, definito da Smith un "elettrone libero", potrebbe scegliere un altro nome o ritorcersi contro Vance. Il 16 giugno il vicepresidente rilancerà la sua immagine pubblica con un libro sulla propria fede personale, il cui anticipo, secondo dirigenti editoriali citati nell'analisi, sarebbe a sette cifre.
Smith paragona Vance a Barack Obama, non per la biografia ma per la capacità di irritare al tempo stesso il proprio partito e gli avversari. Come Obama, sostiene, Vance funziona come uno "schermo bianco" su cui elettori diversi proiettano le proprie convinzioni, riuscendo a parlare a populisti del movimento MAGA, capitalisti e moderati di periferia.