Trump vuole annettere il Venezuela e farne il 51esimo Stato americano

Il presidente americano ha dichiarato a Fox News di stare "seriamente considerando" la mossa, motivata dai 40 mila miliardi di dollari di riserve petrolifere del Paese sudamericano sotto gestione statunitense dopo la cattura di Maduro.

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Trump vuole annettere il Venezuela e farne il 51esimo Stato americano
Official White House Photo by Daniel Torok

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di stare "seriamente considerando" l'annessione del Venezuela come 51esimo stato degli Stati Uniti. L'annuncio è arrivato lunedì 11 maggio durante una telefonata con John Roberts, co-conduttore di America Reports su Fox News, che ne ha riportato il contenuto sui social media e in onda. Trump ha motivato l'interesse citando il valore stimato di 40 mila miliardi di dollari del petrolio venezuelano e sostenendo di essere popolare nel Paese sudamericano: "Il Venezuela ama Trump", ha detto il presidente.

Non è la prima volta che Trump avanza questa ipotesi. A marzo aveva pubblicato su Truth Social un messaggio che evocava la possibilità: "Stanno succedendo belle cose in Venezuela ultimamente. Mi chiedo cosa sia questa magia. STATO NUMERO 51, qualcuno?". Sempre a marzo, durante il World Baseball Classic, dopo la vittoria del Venezuela contro l'Italia nelle semifinali aveva scritto che la squadra sembrava davvero forte, e dopo il trionfo finale aveva pubblicato semplicemente "STATEHOOD!!! President DJT".

L'interesse della Casa Bianca per il Venezuela si inserisce nel quadro dell'operazione militare statunitense del 3 gennaio, quando le forze americane hanno catturato a Caracas l'allora presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Trump ha annunciato l'operazione su Truth Social intorno alle quattro del mattino, descrivendola come un'azione su larga scala condotta in collaborazione con le forze dell'ordine statunitensi.

Maduro è stato trasferito a New York per rispondere di accuse di narcoterrorismo e si è dichiarato non colpevole. In una conferenza stampa successiva all'operazione, Trump ha invocato la dottrina Monroe, la politica bicentenaria della leadership americana nell'emisfero occidentale, ribattezzandola "dottrina Donroe" e affermando che "il dominio americano nell'emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione". Aveva inoltre annunciato che gli Stati Uniti avrebbero gestito il Paese "fino a quando non si potrà fare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa".

Tre giorni dopo l'attacco iniziale, Trump aveva annunciato che le "autorità ad interim" stavano consegnando agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di greggio. Il petrolio sarebbe stato venduto a prezzo di mercato con i proventi gestiti direttamente dal presidente per il beneficio dei popoli venezuelano e americano, e il trasporto affidato al segretario all'Energia Chris Wright. A marzo è poi emerso che oltre 100 milioni di dollari in oro erano stati trasferiti dal Venezuela agli Stati Uniti. Per molti osservatori si tratta di elementi che rafforzano l'interpretazione dell'intervento come un'operazione orientata all'accesso alle risorse naturali del Paese. Dall'inizio dell'intervento, l'amministrazione ha ricevuto critiche bipartisan al Congresso, compresi parlamentari repubblicani, per la gestione del Paese sudamericano.

Le esportazioni di greggio venezuelano hanno raggiunto in aprile oltre un milione di barili al giorno, il livello più alto dal 2018, con la gestione dell'amministrazione Trump. Per mesi membri del gabinetto e consiglieri energetici della Casa Bianca hanno incontrato i dirigenti delle principali compagnie petrolifere per sollecitarne gli investimenti in Venezuela. Quasi vent'anni fa Exxon e Conoco erano state espulse dal Paese quando l'allora presidente Hugo Chávez nazionalizzò il settore, lasciando Chevron come unica grande compagnia americana ancora presente.

Una portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che le relazioni tra Venezuela e Stati Uniti sono state "straordinarie" e che il petrolio sta tornando a fluire, anticipando grandi flussi di denaro a beneficio del popolo venezuelano e attribuendo a Trump il merito esclusivo della nuova partnership. La portavoce non ha però fornito dettagli concreti sui contorni del piano di annessione. Anna Kelly, intervistata da Roberts, ha evitato di commentare i piani specifici del presidente, limitandosi a dire che Trump è "famoso per non accettare mai lo status quo" ed elogiando la collaborazione della presidente ad interim venezuelana.

Dal punto di vista costituzionale, Trump non può annettere unilateralmente il Venezuela. L'articolo IV della Costituzione americana stabilisce che nuovi stati possono essere ammessi nell'Unione solo con l'approvazione del Congresso. Sarebbe inoltre necessario il consenso del Venezuela stesso, che la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha già escluso. Parlando ai giornalisti dall'Aja, Rodríguez ha dichiarato che il suo Paese "non è una colonia, ma un Paese libero" e che difenderà "integrità, sovranità, indipendenza e storia".

I piani di espansione territoriale di Trump

Il Venezuela come 51esimo Stato:
perché a Trump non basta l'intenzione

Il presidente afferma di star vlautando l'annessione di Caracas citando i 40 mila miliardi di dollari di ricavi legati al petrolio. Ma la Costituzione degli Stati Uniti affida la decisione al Congresso, e in Senato il muro dei 60 voti rende oggi l'operazione politicamente impraticabile.

Voti repubblicani al Senato
53
Repubblicani sui 100 senatori in carica
vs
Soglia per sbloccare il voto
60
Voti richiesti per superare il filibuster (ostruzionismo) dell'opposizione
Servirebbero almeno 7 senatori democratici per evitare il filibuster
Esplora in dettaglio
La dichiarazione

"Sto seriamente considerando l'annessione del Venezuela"

Il Venezuela ama Trump. Sto seriamente considerando di farne il 51esimo stato.
— Donald Trump, telefonata a John Roberts (Fox News), 11 maggio 2026
I numeri
$40
Mila miliardi
Valore stimato dei ricavi dalla vendita del greggio venezuelano citato da Trump
1 mln
Barili al giorno
Export di greggio venezuelano in aprile, il livello più alto dal 2018
$100 mln
In oro
Già trasferiti da Caracas agli Stati Uniti dopo l'intervento militare
Dalla caduta di Maduro all'annuncio
3 Gennaio 2026
Operazione militare Usa a Caracas: catturati Maduro e la moglie, trasferiti a New York con accuse di narcoterrorismo.
6 Gennaio
Trump annuncia la consegna di 30-50 milioni di barili di greggio dalle "autorità ad interim" venezuelane.
Marzo
Caracas ripristina le relazioni diplomatiche con Washington.
11 Maggio
L'annuncio dell'annessione durante una telefonata a Fox News. Critiche bipartisan al Congresso, incluso da parlamentari repubblicani.
Il percorso costituzionale

Tre ostacoli che il piano deve superare per diventare realtà

L'Articolo IV della Costituzione degli Stati Uniti affida la decisione sull'ammissione di nuovi Stati al Congresso. Servono inoltre il consenso del territorio che verrebbe annesso e — nella prassi politica attuale — una supermaggioranza di 60 voti al Senato.

1
Camera
Maggioranza semplice alla Camera dei Rappresentanti
Un disegno di legge di ammissione di un nuovo Stato richiede una maggioranza semplice. I repubblicani hanno oggi 218 seggi contro 215 dei democratici: margine sufficiente ma fragile.
Soglia: 218 voti su 435 · Margine GOP attuale: 3 seggi
2
Senato
Necessario superare il muro dei 60 voti
Una legge di ammissione di un nuovo Stato formalmente passa con maggioranza semplice, ma è esposta al filibuster: ciò significa che per chiudere il dibattito su questa legge e porla ai voti serve la 'cloture', cioè ovvero un voto di almeno 60 senatori. È qui che si è arenata la statehood di Washington D.C. e Porto Rico.
Soglia di fatto: 60 voti su 100 · Senatori repubblicani in carica: 53
3
Caracas
Il consenso del Venezuela
Nessuno Stato è mai stato ammesso senza il consenso dei suoi abitanti. La presidente ad interim Delcy Rodríguez lo ha già escluso: "Non siamo una colonia, ma un Paese libero". L'opposizione venezuelana chiede invece nuove elezioni.
Posizione ufficiale del governo venezuelano: rifiuto esplicito
Il muro del Senato, oggi
Composizione attuale e soglia richiesta per porre fine ad un filibuster su una legge ordinaria.
Soglia 60 voti
53 senatori GOP
02550 (maggioranza)75100
Mancano 7 voti. Anche convincendo tutti i 53 repubblicani — già uno scenario ottimista vista la frattura interna emersa nel Partito repubblicano sull'intervento — servirebbero altri 7 senatori democratici disposti a votare per l'annessione. Soglia oggi politicamente irrealistica.
La storia dell'ammissione

L'ultimo Stato è entrato nell'Unione 67 anni fa

37
Gli Stati aggiunti dal 1791 a oggi sotto l'Admissions Clause dell'articolo IV. Solo uno è stato annesso prima come Repubblica indipendente: il Texas, nel 1845.
I casi più rilevanti
1791
Vermont
Primo stato ammesso dopo i 13 originari. Atto del Congresso, popolazione consenziente.
1845
Texas — l'unico caso analogo
Repubblica indipendente annessa dagli Stati Uniti. Ma fu il Texas a chiedere l'ammissione, e il Congresso approvò con una risoluzione congiunta. Consenso reciproco, non unilaterale.
1959
Hawaii — l'ultimo Stato ammesso
L'ultimo ingresso nell'Unione: 67 anni fa. Era già un territorio americano dal 1900. Plebiscito popolare a favore della statehood.
Oggi
Porto Rico e Washington D.C.
Da decenni in attesa di riconoscimento. Bloccati al Senato proprio per la soglia dei 60 voti, anche quando avevano la maggioranza politica al loro fianco. Nessuno Stato è mai stato ammesso all'Unione senza voto del Congresso.
L'agenda di espansione territoriale di Trump

Il Venezuela non è il primo nome della lista

Il presidente ha indicato 5 territori distinti come possibili nuovi Stati o acquisizioni di territori Usa durante il secondo mandato. Ogni ipotesi solleva specifici problemi giuridici e politici.

Sud America
Venezuela
"Il Venezuela ama Trump."
Annuncio: maggio 2026
Artico · Territorio danese
Groenlandia
"Ne abbiamo bisogno per la nostra sicurezza nazionale."
Dichiarazione: dicembre 2025
Nord America
Canada
Trudeau definito più volte "governatore del Grande Stato del Canada".
Cena in Florida: novembre 2025
Altri
Panama, Cuba, Striscia di Gaza
Menzionati come possibili territori da acquisire.
In vari momenti durante il secondo mandato
Fonti Fox News (intervista a John Roberts), Truth Social, Constitution Annotated (Library of Congress), CRS Report RL30360 sul filibuster, Ballotpedia (composizione Senato e Camera), Congressional Admissions Clause (Art. IV, Sez. 3). Elaborazione FocusAmerica · 12 maggio 2026

L'attuale governo venezuelano collabora però strettamente con Washington: Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro, ha fatto approvare riforme delle leggi petrolifere e minerarie aprendo questi settori agli operatori privati, in particolare americani, oltre a un'amnistia che ha portato alla liberazione di centinaia di detenuti politici, anche se circa 500 restano in carcere. A marzo il Venezuela ha ripristinato le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, interrotte da Maduro sette anni prima. Trump si è ripetutamente complimentato con la presidente ad interim e sta gradualmente alleggerendo le sanzioni contro Caracas. L'opposizione venezuelana chiede invece elezioni.

Il Venezuela non è l'unico Paese che Trump ha indicato come potenziale nuovo Stato americano. Durante il secondo mandato il presidente ha più volte espresso interesse per l'acquisizione della Groenlandia, citando ragioni di sicurezza nazionale legate alla presenza di navi russe e cinesi nell'area e alla possibile installazione di un sistema di allerta per missili balistici. "Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale", aveva detto nel dicembre 2025. Ha anche suggerito che il Canada rinunciasse alla propria sovranità per unirsi agli Stati Uniti, arrivando a chiamare l'ex primo ministro Justin Trudeau "governatore" del "Grande Stato del Canada" sui social durante una cena in Florida nel novembre 2025. Anche Panama, Cuba e la Striscia di Gaza sono stati menzionati nella lista dei possibili territori da acquisire.

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