La Spagna chiede un esercito europeo al posto della NATO: "Liberiamoci dalla dipendenza dagli Stati Uniti"
Il Ministro degli Esteri José Manuel Albares lancia la proposta nel pieno dello scontro con Trump, che minaccia dazi e ritiro delle truppe per il rifiuto di Madrid di portare la spesa militare al 5% del Pil.
La Spagna vuole un esercito dell'Unione Europea capace di sostituire la NATO come principale garante della sicurezza del continente. La proposta arriva dal Ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che in un'intervista a Politico ha messo in dubbio la possibilità per Bruxelles di continuare ad affidare la propria difesa all'alleanza militare guidata da Washington. Secondo Albares, se l'Europa smettesse di dipendere dalla NATO, Donald Trump non potrebbe più usare la sicurezza europea come strumento di pressione politica.
"Non possiamo svegliarci ogni mattina chiedendoci cosa faranno gli Stati Uniti, i nostri cittadini meritano di meglio", ha detto il Ministro. "Questo è il momento della sovranità e dell'indipendenza dell'Europa. Sono gli stessi americani a invitarci a farlo. Liberi dalla dipendenza significa liberi dalla coercizione, sia sotto forma di dazi sia di minaccia militare".
Madrid è oggi uno dei punti più esposti dello scontro transatlantico tra Trump e gli alleati europei. Il presidente statunitense ha minacciato nuovi dazi contro la Spagna per il rifiuto di portare la spesa militare al 5% del Pil. Ha anche evocato il ritiro delle truppe americane dalle basi spagnole o persino una sospensione del Paese dalla NATO, dopo che il premier socialista Pedro Sánchez si è rifiutato di sostenere la guerra in Iran.
Il nodo dell'Articolo 5
Il cuore della proposta spagnola è la creazione di un meccanismo europeo equivalente all'articolo 5 della Nato, la clausola secondo cui un attacco contro un alleato viene considerato un attacco contro tutti. Per Albares, è quella garanzia a rendere credibile la deterrenza dell'Alleanza atlantica. "La magia della NATO è che sei nella NATO e non ti succede nulla, perché nessuno osa verificare se l'articolo 5 funzioni davvero", ha spiegato. "È questo che dobbiamo ricreare: la deterrenza".
L'Unione Europea dispone già di una clausola di difesa reciproca, l'articolo 42.7, che impegna gli Stati membri ad assistere un Paese dell'Ue vittima di un attacco armato. Secondo molti osservatori, però, Bruxelles non dispone ancora delle capacità militari necessarie per trasformare quella clausola in una garanzia davvero credibile. Anche per questo la maggior parte dei leader europei preferisce rafforzare le proprie Forze Armate all'interno della NATO, invece di costruire un percorso separato attraverso l'UE.
Su questa linea, i governi europei hanno già concordato un aumento della spesa militare e nuovi investimenti in settori considerati critici: difesa aerea, missili a lungo raggio, intelligence satellitare e capacità industriali comuni. L'obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, senza però rompere apertamente con l'architettura della NATO.
Il vertice europeo e il dossier Ucraina
I Ministri degli Esteri e della Difesa dell'Ue si riuniranno a Bruxelles questa settimana per discutere proprio di autonomia militare europea. Alla vigilia del primo incontro, l'Alta Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Kaja Kallas ha respinto la proposta di Vladimir Putin di affidare all'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder un ruolo di mediazione europea nei negoziati di pace sull'Ucraina.
"Se diamo alla Russia il diritto di nominare un negoziatore per nostro conto, sapete, non sarebbe molto saggio", ha detto Kallas. Poi ha ricordato i rapporti di Schröder con Mosca: "È stato un lobbista di alto livello per le società statali russe. È chiaro perché Putin lo vuole come negoziatore: starebbe seduto da entrambi i lati del tavolo".