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Trump tratta con Caracas per una quota del petrolio venezuelano
Trump durante una riunione alla Casa Bianca con funzionari dell’energia e dirigenti dell’industria petrolifera dedicata agli investimenti in Venezuela, il 9 gennaio 2026. Credito: Foto ufficiale della Casa Bianca di Molly Riley / Opera del governo degli Stati Uniti.
Politica estera 17 min di lettura

Trump tratta con Caracas per una quota del petrolio venezuelano

L'accordo allo studio riguarda giacimenti con riserve per 90 miliardi di barili e potrebbe più che raddoppiare quelli attualmente a disposizione degli Stati Uniti.

L'Amministrazione di Donald Trump sta negoziando con il governo ad interim del Venezuela l'acquisizione di una partecipazione nelle risorse petrolifere del Paese, che possiede le maggiori riserve accertate al mondo. Lo hanno rivelato ad Axios due funzionari americani, secondo i quali l'intesa porterebbe sotto il controllo degli Stati Uniti una quantità di petrolio più che doppia rispetto alle attuali riserve americane. "Definire enorme questo accordo sarebbe riduttivo", ha detto uno dei due. "È colossale".

I dettagli sono ancora in discussione, ma la trattativa riguarda più di una decina di giacimenti produttivi con riserve accertate complessive per 90 miliardi di barili, non l'intero patrimonio venezuelano di circa 300 miliardi. In passato quei giacimenti erano controllati da esponenti della cerchia di potere venezuelana, alcuni dei quali incriminati negli Stati Uniti, e da soggetti legati alla Cina. In cambio della partecipazione ceduta a Washington, il Venezuela otterrebbe lo sviluppo dei giacimenti da parte di società private, comprese aziende americane, e una quota maggiore dei ricavi petroliferi destinata alle casse dello Stato.

Dottrina Donroe · Energia

Gli Stati Uniti trattano una quota del petrolio venezuelano: in gioco 90 miliardi di barili

L’intesa negoziata dal Segretario di Stato Marco Rubio con il governo ad interim di Delcy Rodríguez riguarda più di dieci giacimenti già produttivi. Se andasse in porto, porterebbe sotto controllo americano una quantità di greggio più che doppia rispetto a tutte le riserve degli Stati Uniti.

Riserve accertate, in miliardi di barili

  • 300 miliardi di barili — le riserve accertate del Venezuela, le maggiori al mondo.
  • 90 miliardi di barili — i giacimenti in trattativa con Washington.
  • 44 miliardi di barili — le riserve accertate degli Stati Uniti.

Le tre chiavi dell’accordo

La riserva strategica

La scorta di emergenza americana è ai minimi da quarant’anni

Due guerre hanno stravolto l’offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l’alto. Washington ha svuotato la sua riserva di emergenza e ora cerca petrolio vicino a casa.

Marzo 2026 172
Il minimo dal 1982

milioni di barili

riserva strategica

Il prelievo dalla Riserva Strategica di Petrolio autorizzato per fronteggiare la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Dopo quel prelievo la scorta americana è scesa al livello più basso da oltre quarant’anni.

Che cosa spinge la trattativa

  • 01La guerra contro l’IranLa chiusura dello Stretto di Hormuz ha strozzato le forniture e costretto gli Stati Uniti ad attingere alla scorta di emergenza.
  • 02La guerra in UcrainaIl secondo shock che ha riscritto le rotte del greggio e tiene i prezzi sotto pressione.
  • 03I pozzi venezuelani fermiDopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, i giacimenti hanno bisogno di capitali e tecnologia stranieri.

Fonte: Axios, 27 agosto 2026 (trattativa e volumi in discussione); EIA per le riserve accertate degli Stati Uniti; stime OPEC ed EIA per le riserve del Venezuela.

La corsa all'accordo

A rendere più urgente la conclusione dell'intesa sono le guerre in corso contro l'Iran e in Ucraina, che hanno sconvolto l'offerta mondiale di greggio e spinto i prezzi verso l'alto. Pesa però anche il livello della Riserva Strategica di Petrolio degli Stati Uniti, sceso ai minimi dal 1982 dopo il prelievo di 172 milioni di barili autorizzato a marzo per fronteggiare la crisi provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il settore petrolifero venezuelano, dal canto suo, versa in condizioni di relativo abbandono dopo anni di cattiva gestione sotto Nicolás Maduro e, prima di lui, Hugo Chávez, salito al potere nel 1999.

La trattativa è guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio e dalla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez. Il mese scorso alti funzionari del Dipartimento di Stato e del Pentagono hanno incontrato a Caracas le controparti venezuelane per discutere proprio i dettagli dell'intesa. Un ruolo di primo piano è svolto anche da Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca. Trump aveva cominciato a valutare in privato una partecipazione americana nei giacimenti venezuelani ancora prima di autorizzare, il 3 gennaio, la cattura di Maduro, che ora deve rispondere dell'accusa di narcoterrorismo davanti a un tribunale di New York.

Il nodo politico

Per Trump, l'accordo potrebbe diventare uno dei risultati destinati a segnare la sua eredità politica: la sicurezza energetica degli Stati Uniti e il predominio americano nell'emisfero occidentale sono infatti i pilastri della cosiddetta "Dottrina Donroe". "Il presidente Trump è vicino a garantire il futuro energetico dell'America per le generazioni a venire, non soltanto negli Stati Uniti ma nell'intero emisfero", ha detto ad Axios il secondo funzionario.

La Casa Bianca sa tuttavia che Rodríguez potrebbe essere accusata di cedere agli Stati Uniti le risorse naturali del Venezuela. "Stiamo facendo tutto il possibile per mostrare come l'accordo andrà a beneficio del popolo venezuelano, perché sarà così", ha affermato uno dei funzionari. I tempi per la firma restano così incerti, ma il Segretario all'Energia Chris Wright, già recatosi a Caracas a febbraio per visitare gli impianti insieme a Rodríguez, sta valutando un nuovo viaggio in Venezuela la prossima settimana. Nel frattempo, il suo dipartimento studia come aumentare rapidamente la produzione affidata alle aziende americane. Washington ha assoluto bisogno di quel petrolio, ma per ottenerlo deve convincere i venezuelani che a trarne vantaggio non saranno soltanto gli Stati Uniti.

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