Donald Trump ha attaccato martedì la Corte Suprema e, in particolare, i tre giudici che lui stesso ha nominato, dopo che lunedì sera la Corte aveva impedito l'entrata in vigore delle nuove regole sul voto per posta per le elezioni di metà mandato. "Queste non sono le persone che ho intervistato per servire alla Corte Suprema degli Stati Uniti", ha scritto il presidente su Truth Social. Secondo Trump, i giudici sarebbero ormai "soltanto l'ombra di ciò che erano una volta" e la Corte starebbe costando agli Stati Uniti "migliaia di miliardi di dollari con sentenze sbagliate in modo sconcertante", di una portata tale che per il Paese "non sarà facile riprendersi".
Trump ha scritto che l'attuale Corte Suprema "passerà alla storia" per avere emesso "alcune delle decisioni più distruttive, dolorose e dannose" nella storia del Paese, aggiungendo che criticarla "non è facile" per lui: "Probabilmente mi costerà caro per gli anni a venire, ma sento che è mio obbligo e dovere, come presidente, farlo per l'America che amiamo". Nel messaggio ha ricordato anche altre sconfitte subite quest'anno davanti ai giudici, a partire dalla sentenza sulla cittadinanza per nascita. A febbraio, inoltre, la Corte Suprema aveva bocciato i dazi imposti sulla base dell'International Emergency Economic Powers Act, stabilendo che quella legge non conferiva al presidente il potere di introdurre unilateralmente dazi di quella portata.
Nel mirino Gorsuch, Kavanaugh e Barrett
Senza nominarli, Trump ha preso di mira Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, i tre giudici da lui scelti per la Corte Suprema: "Alcuni giudici sono terrorizzati da questi democratici folli e depravati e sono totalmente incapaci di mostrare il coraggio necessario per salvare la nostra America". Il presidente ha sostenuto, senza fornire prove, che la Corte Suprema si stia lasciando "intimidire e blandire dalla sinistra radicale". Ha invece elogiato apertamente Samuel Alito e Clarence Thomas, gli unici due giudici contrari alla decisione di lunedì sul voto per posta.
Nel suo parere, Kavanaugh aveva scritto che applicare le nuove regole già alle elezioni del 2026 sarebbe stato "arbitrario", perché i funzionari elettorali non avrebbero avuto il tempo necessario per adeguarsi. Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, aveva definito "illegale" il piano di Trump sul voto per posta, accusando il presidente di voler "imbrogliare, mentire e rubare".
Il quadro delle altre sentenze è però più articolato di come lo presenta Trump. Nel caso sulla cittadinanza per nascita, Gorsuch si era schierato contro la maggioranza insieme a Thomas e Alito. Anche Kavanaugh aveva contestato la conclusione della Corte sulla contrarietà alla Costituzione, pur concordando con l'esito finale perché riteneva l'ordine esecutivo contrario alla legge federale vigente. Sui dazi, invece, Kavanaugh aveva votato a favore della posizione dell'Amministrazione Trump insieme a Thomas e Alito. Non è neppure la prima volta che Trump attacca i giudici da lui nominati: a marzo aveva detto che Gorsuch e Barrett lo "disgustavano" dopo il loro voto contrario ai suoi dazi.
Consenso ai minimi e minacce in aumento
Nonostante le sconfitte più recenti, la Corte Suprema ha dato ragione all'Amministrazione Trump in una larga parte dei ricorsi d'urgenza esaminati attraverso il cosiddetto "shadow docket". Questa procedura consente alla Corte di pronunciarsi rapidamente, in genere senza il pieno iter previsto per i casi decisi nel merito, che comprende memorie complete e discussione orale. Gli ordini emessi in questa sede stabiliscono spesso se una politica possa entrare temporaneamente in vigore mentre prosegue il contenzioso sul merito, senza necessariamente decidere in via definitiva sulla sua legittimità.
Intanto il consenso dell'opione pubblica americana verso la Corte Suprema è sceso ai minimi storici. Secondo un sondaggio Gallup condotto dal 1° al 19 luglio, soltanto il 33% degli americani ne approvava l'operato, il dato più basso mai registrato dall'istituto dal 2000. Tra i repubblicani l'approvazione era scesa dal 79% al 58%, mentre tra i democratici si fermava al 12%. Sono aumentate allo stesso tempo anche le minacce contro i giudici. A luglio Elena Kagan ha riferito al Congresso che la polizia della Corte prevedeva per il 2026 un incremento del 38%, dopo il +25% dell'anno precedente. Kagan ha assicurato che i giudici continueranno comunque a decidere i casi secondo ciò che ritengono "giuridicamente corretto", "senza paura né favoritismi".
Già nel rapporto di fine anno del 2024, il presidente della Corte Suprema John Roberts aveva avvertito che "funzionari eletti di tutto lo spettro politico" avevano evocato la possibilità di ignorare le sentenze dei tribunali federali. Roberts aveva inoltre ricordato che i rappresentanti pubblici hanno pieno diritto di criticare la magistratura, ma che toni eccessivi nei confronti dei giudici possono provocare "reazioni pericolose" da parte di altri. È proprio in questo clima, con le minacce in aumento e un precedente avvertimento di Roberts rivolto anche agli eletti, che il presidente ha scelto comunque di criticare di petto gli stessi giudici che lui stesso aveva nominato in passato.
