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Trump ordina di installare cartelli contro il museo di storia americana dello Smithsonian
Billy Hathorn, Wikipedia, 2026
Cronaca 3 min di lettura

Trump ordina di installare cartelli contro il museo di storia americana dello Smithsonian

Un ordine esecutivo impone una segnaletica davanti al National Museum of American History per dire ai visitatori che le mostre andrebbero riviste. Gli storici: iniziativa senza precedenti

Il presidente Trump ha ordinato di installare cartelli e allestimenti temporanei davanti al National Museum of American History, il museo di storia americana dello Smithsonian, la rete di musei pubblici di Washington finanziata in gran parte dal governo federale. La segnaletica dovrà avvertire i visitatori che, secondo la Casa Bianca, il museo non racconta in modo accurato la storia degli Stati Uniti e indicare "luoghi e risorse per informazioni accurate" sulla storia americana. L'ordine esecutivo, firmato venerdì, non specifica dove il pubblico verrebbe reindirizzato.

I cartelli saranno collocati lungo i marciapiedi e i percorsi di accesso al museo gestiti dal National Park Service, l'agenzia federale che amministra i parchi e gli spazi pubblici. L'ordine affida il compito al segretario all'Interno Doug Burgum e prevede che la segnaletica avvisi i visitatori che le mostre del museo "dovrebbero essere rinnovate" in linea con le conclusioni di un rapporto della Casa Bianca. Sono previsti anche cartelli che accusano il museo di non aver onorato adeguatamente i 56 firmatari della Dichiarazione d'indipendenza nell'anno del 250esimo anniversario della fondazione del paese. La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di chiarimenti su cosa ci sarà scritto esattamente.

L'ordine si fonda su "Saving America's Story", un rapporto di 162 pagine pubblicato il 4 luglio dal Domestic Policy Council, l'ufficio della Casa Bianca che coordina la politica interna. Il documento accusa la direttrice del museo, Anthea Hartig, di "ideologia da attivista radicale" e sostiene che lo Smithsonian tratti la storia americana non come un'eredità nazionale condivisa ma come "uno strumento politico per dividere, demoralizzare e scoraggiare i cittadini". Un comunicato della Casa Bianca che accompagna l'ordine va oltre e parla di "attivismo politico estremo, radicato nel marxismo".

Oltre a Burgum, l'ordine incarica il direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca Russell Vought, l'amministratore dei servizi generali e il consigliere per la politica interna Vince Haley di "ripristinare la fiducia" nello Smithsonian e di ottenerne l'adeguamento alle conclusioni del rapporto. Il coinvolgimento dell'ufficio del bilancio non è casuale: lo Smithsonian è un'istituzione storicamente indipendente, finanziata con fondi stanziati dal Congresso, ma quei fondi vengono erogati proprio dall'ufficio del bilancio e l'Amministrazione sostiene che tutta la spesa debba essere in linea con gli ordini del presidente.

L'ordine arriva pochi giorni dopo due audizioni al Congresso, martedì e mercoledì, in cui i parlamentari repubblicani hanno accusato Hartig di insegnare "il disprezzo di sé nazionale". Le critiche si sono concentrate su due mostre recenti: "Entertainment Nation", che conteneva immagini sessualmente esplicite, e "Girlhood (It's complicated)", che parlava dei problemi di identità di genere tra le giovani donne. Hartig ha difeso il museo nella sua testimonianza: "Quando gli storici parlano di riformulare una narrazione tradizionale non intendiamo cancellarla, intendiamo aggiungere le prove, le voci e gli oggetti che i racconti precedenti avevano lasciato fuori".

La pressione della Casa Bianca sullo Smithsonian dura da 16 mesi. È iniziata nel marzo 2025 con un altro ordine esecutivo, "Restoring Truth and Sanity to American History", che chiedeva di rimuovere l'"ideologia impropria" dai musei. Da allora l'Amministrazione ha avviato revisioni dei contenuti di diversi musei, ha criticato singole mostre e testi esplicativi, ha minacciato di trattenere fondi già approvati e ha ottenuto l'uscita di una direttrice di museo.

Lo Smithsonian non ha commentato l'ordine, ma i suoi vertici hanno già detto che il rapporto della Casa Bianca travisa il museo e che l'istituzione è impegnata all'accuratezza e a una ricerca non di parte. La deputata democratica Melanie Stansbury ha definito l'ordine "una chiara forzatura politica, guidata da un'agenda ideologica per riscrivere la storia americana" e ha ricordato che lo Smithsonian appartiene al popolo americano, non al presidente.

Samuel Redman, professore di storia alla University of Massachusetts Amherst che ha studiato a lungo lo Smithsonian, ha detto al New York Times di non ricordare "un solo caso in cui le mostre siano state contestate direttamente dai vertici del governo federale". "Gli storici sono sconvolti", ha aggiunto.

Sarah Weicksel, direttrice esecutiva dell'American Historical Association, l'associazione degli storici professionisti americani, ha detto al Washington Post che "non c'è alcun precedente" e che i cartelli sono "un affronto assoluto ai professionisti che lavorano in quell'edificio". Il museo ha già attraversato controversie sulle sue mostre, come quella sull'Enola Gay, l'aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, ma per Weicksel il governo non aveva mai cercato di "presentare una narrazione completamente alternativa" a quella raccontata all'interno. Il suo timore più grande è che la campagna eroda la fiducia del pubblico in un'istituzione su cui insegnanti e ricercatori si affidano da più di 150 anni: "La Casa Bianca sta essenzialmente dicendo al pubblico americano di non fidarsi dello Smithsonian".

I conservatori che da tempo chiedono un cambiamento allo Smithsonian hanno invece accolto con favore l'ordine. Mike Gonzalez, ricercatore della Heritage Foundation, il think tank conservatore, che ha testimoniato in entrambe le audizioni, ha detto al New York Times di ritenere che "l'unico modo per correggere lo Smithsonian" sia "rimuovere dall'incarico l'intera dirigenza" e di confidare che i funzionari indicati nell'ordine lavorino in quella direzione.

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