Trump minaccia il ritiro delle truppe dalla Germania, il Pentagono colto alla sprovvista
Il presidente ha annunciato sui social media la possibile riduzione della presenza militare americana in Germania. I funzionari del Pentagono non erano stati informati in anticipo e l'annuncio contrasta con una recente review della presenza globale delle Forze Armate statunitensi.
Il presidente Donald Trump ha annunciato mercoledì sui social media l’intenzione di ridurre la presenza militare statunitense in Germania, cogliendo di sorpresa i vertici del Pentagono. Secondo fonti interne, per molti dirigenti del Dipartimento della Difesa l’annuncio si è trattato del primo segnale concreto di una possibile rimozione di centinaia, se non migliaia, di soldati americani dal territorio tedesco.
La mossa arriva però a sorpresa: è infatti in netto contrasto con le conclusioni della review, durata mesi e conclusa di recente, della presenza militare globale degli Stati Uniti. Il risultato di quel lavoro non prevedeva riduzioni significative di truppe stanziate in Europa. “Il Pentagono non se lo aspettava e non ha pianificato alcun tipo di riduzione”, ha dichiarato senza mezzi termini un funzionario del Congresso a conoscenza della situazione.
La stessa fonte ha però aggiunto che le parole di Trump vanno prese sul serio, “perché era serio su questo punto anche durante la sua prima Amministrazione”, quando nel luglio 2020 ordinò il ritiro di 12.000 soldati dalla Germania, poi mai attuato.
La reazione tedesca e le tensioni con l’Europa
Sebbene le precedenti minacce del presidente non si siano concretizzate, nel corso del secondo mandato Trump ha intensificato la retorica contro l’Europa. Ha minacciato persino il ritiro dalla NATO per il rifiuto dei Paesi alleati di unirsi alla sua guerra in Iran e ha avvertito che potrebbe prendere il controllo della Groenlandia con la forza.
L’ultima minaccia all’Alleanza transatlantica arriva pochi giorni dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che gli Stati Uniti stavano venendo “umiliati” dall’Iran al tavolo dei negoziati. In risposta, Trump ha attaccato il leader tedesco, invitandolo a “dedicare più tempo” a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina e ad affrontare i problemi energetici e migratori dell’Europa, “e meno a interferire con chi sta eliminando la minaccia nucleare iraniana”.
L’annuncio del possibile ritiro è arrivato poche ore dopo una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin, che da tempo punta a ridurre la presenza militare della NATO in Europa.
Ma la nuova dichiarazione di Trump è giunta anche mentre il capo di Stato Maggiore tedesco, il generale Carsten Breuer, concludeva a Washington una giornata di incontri con funzionari americani dedicati alla nuova strategia di difesa di Berlino. “In qualità di maggiore economia europea, la Germania ambisce ad assumere un ruolo di leadership più forte all’interno della NATO”, ha detto Breuer ai giornalisti al termine degli incontri. “È chiaro che la Germania deve assumersi maggiori responsabilità” per la propria difesa.
Fino alla settimana scorsa, funzionari del Pentagono avevano elogiato gli sforzi di Berlino per rafforzare la propria difesa, compresi i piani per aumentare la spesa militare al 3,7% del PIL entro il 2030. La Germania ospiterà anche i primi impianti europei per la produzione dei sistemi di difesa aerea Patriot e punta ad aumentare la produzione di missili Stinger e di munizioni d’artiglieria da 155 millimetri.
Perché il ritiro sarebbe complicato
Un ritiro delle forze statunitensi potrebbe indebolire un importante deterrente militare contro una Russia impegnata a riarmarsi e che, secondo funzionari europei, si starebbe preparando ad attaccare il territorio della NATO nei prossimi anni.
Anche per questo le nuove minacce di Trump hanno alimentato ulteriore preoccupazione tra i funzionari europei, già impegnati a pianificare la riapertura dello Stretto di Hormuz senza il sostegno del presidente americano. E in Europa cresce il timore che Washington stia usando la propria presenza militare come strumento di pressione sugli alleati.
Anche una riduzione limitata delle truppe americane in Germania potrebbe così finire per aggravare le tensioni nell’Alleanza Atlantica, dopo che diversi Paesi membri della NATO hanno negato al Pentagono l’accesso alle loro basi per la guerra in Iran.
“La politica di Trump basata su minacce grossolane ha raggiunto i suoi limiti”, ha dichiarato un funzionario tedesco. “Ritirare le truppe americane dalla Germania indebolirebbe gravemente gli stessi Stati Uniti, e ci chiediamo quando gli adulti a Washington intendano tornare sotto i riflettori”.
Un ritiro improvviso delle forze americane dalla Germania sarebbe inoltre un atto molto complesso per un Pentagono già impegnato nella guerra in Iran. La Germania ospita, infatti, tra 35.000 e 40.000 soldati statunitensi, mette a disposizione gratuitamente terreni per le basi e fornisce una forza lavoro locale a supporto delle truppe americane.
Dal territorio tedesco il Pentagono gestisce anche due dei suoi principali comandi militari, il Comando europeo e il Comando africano degli Stati Uniti, oltre al più grande ospedale militare americano fuori dal territorio nazionale. Spostare tutte quelle truppe, le loro famiglie e il relativo equipaggiamento negli Stati Uniti sarebbe inoltre costoso, anche perché con ogni probabilità non vi sarebbero alloggi sufficienti per accoglierli.
Le basi aeree statunitensi in Germania consentono, inoltre, il transito di truppe verso il Medio Oriente e l’Africa, ospitano strutture sanitarie militari e comprendono vasti campi di addestramento usati per esercitazioni delle forze americane e della NATO.
La muta reazione repubblicana
Le precedenti minacce di ritirare le forze dall’Europa avevano suscitato critiche tra i repubblicani al Congresso. Questa volta, però, i principali legislatori del partito sono rimasti cauti di fronte alle ultime dichiarazioni di Trump. “Dobbiamo saperne di più sulla strategia dietro questa decisione”, ha detto il senatore Kevin Cramer, repubblicano del North Dakota. “Ramstein è una base strategicamente importante, quindi dovrei capire meglio cosa significhi ritirare truppe da lì. Forse dobbiamo solo ridistribuire parte del personale”.
La legge di finanziamento del Dipartimento della Difesa entrata in vigore a dicembre vieta, comunque, al Pentagono di ridurre il numero complessivo di truppe statunitensi in Europa sotto quota 76.000, finché non avrà valutato i rischi e certificato che una riduzione sarebbe nell’interesse della sicurezza nazionale americana.