Trump minaccia il ritiro delle truppe americane dall'Italia

Il presidente apre alla possibilità di ridurre il contingente militare in Italia e Spagna dopo la mossa annunciata in Germania. Crosetto: «Non capirei le ragioni di un ritiro». In Italia ci sono 12.662 soldati Usa

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Trump minaccia il ritiro delle truppe americane dall'Italia
Official White House Photo by Emily J. Higgins

Il presidente americano Donald Trump ha aperto alla possibilità di ritirare parte delle truppe statunitensi dall'Italia e dalla Spagna, accusando i due Paesi di non aver collaborato a sufficienza durante la guerra contro l'Iran. La dichiarazione, arrivata giovedì sera nello Studio Ovale durante una conferenza stampa di cinquanta minuti, segue di un giorno l'annuncio di una possibile riduzione del contingente militare americano in Germania. Si tratta di un'apertura che riguarda direttamente la sicurezza italiana e gli equilibri della NATO.

Alla domanda di una giornalista sulla possibilità di estendere all'Italia e alla Spagna la riduzione prospettata per la Germania, Trump ha risposto: «Sì, probabilmente, perché non dovrei? L'Italia non è stata d'alcun aiuto. E la Spagna è stata orribile, assolutamente orribile». Il presidente ha aggiunto un riferimento polemico all'Alleanza Atlantica: «Sapete, è la NATO».

Nella stessa occasione ha criticato il sostegno europeo all'Ucraina, sostenendo che gli Stati Uniti hanno aiutato gli alleati mentre questi non si sono mostrati disponibili durante l'operazione militare contro Teheran. «Avevamo battuto l'Iran fin dal primo giorno», ha detto, definendo il conflitto «un'operazione militare» e non una guerra.

I numeri del contingente americano in Europa danno la misura della posta in gioco. Secondo i dati del Defense Manpower Data Center aggiornati al dicembre 2025, in Italia sono presenti 12.662 militari statunitensi in servizio attivo, mentre in Spagna sono 3.814. Il contingente più consistente resta quello tedesco, con 36.436 soldati. Complessivamente, gli Stati Uniti dispongono di poco più di 68.000 militari in servizio attivo nelle basi europee.

La replica del governo italiano è arrivata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha dichiarato all'agenzia ANSA: «Non capirei le ragioni di un ritiro. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani». Crosetto ha quindi sottolineato che la disponibilità italiana sarebbe stata accolta positivamente dai vertici militari statunitensi, in contrasto con la lettura politica della Casa Bianca.

Le tensioni tra Washington e gli alleati europei nascono dalla guerra contro l'Iran iniziata il 28 febbraio, lanciata dagli Stati Uniti insieme a Israele senza informare in anticipo la maggior parte dei membri della NATO. I Paesi europei hanno rifiutato un coinvolgimento diretto, privilegiando la via diplomatica. Trump ha reagito minacciando di riconsiderare l'appartenenza degli Stati Uniti all'Alleanza, che ha definito una «tigre di carta».

Una mail interna del Pentagono, ottenuta da Reuters, ipotizzava persino la sospensione della Spagna dalla NATO come misura punitiva. Il mese scorso il presidente aveva minacciato un embargo commerciale totale contro Madrid dopo il rifiuto spagnolo di concedere l'uso delle proprie basi per missioni collegate agli attacchi all'Iran.

L'attacco a Roma non è una novità. Trump aveva già sostenuto, in un'intervista al Corriere della Sera nelle scorse settimane, che alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni mancava «coraggio» sul dossier iraniano, una critica diretta a un'alleata politicamente vicina. A marzo, secondo quanto riportato dal Military Times, l'Italia aveva negato a un velivolo militare americano diretto in Medio Oriente lo scalo previsto in Sicilia.

La pressione americana sugli alleati si inserisce in un quadro di crescente tensione operativa. Secondo Axios, l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, e il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, hanno informato Trump per quarantacinque minuti su nuovi piani operativi per possibili attacchi contro l'Iran.

Il Centcom avrebbe predisposto una serie di raid «brevi e intensi» per costringere Teheran a tornare al tavolo negoziale. L'ex generale americano Mark Kimmitt si è mostrato scettico sulla strategia, affermando: «Credo che se ci aspettiamo che una breve serie di attacchi contro di loro li costringa a tornare ai negoziati alle nostre condizioni, dobbiamo ripensarci».

Sul piano dei costi, secondo fonti citate dalla CNN, la guerra contro l'Iran sarebbe già costata agli Stati Uniti tra i 40 e i 50 miliardi di dollari, una cifra superiore ai 25 miliardi indicati al Congresso dal Sottosegretario all'Esercito Jules Hurst. La differenza dipenderebbe dalle spese di ricostruzione delle installazioni militari danneggiate dagli attacchi iraniani in Bahrein, Kuwait, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

L'ambasciatore italiano Giampiero Massolo ha letto in chiave geopolitica le parole di Trump verso gli alleati europei, definendoli nel suo commento «codardi da sanzionare, con sprezzo e ignoranza dei loro vincoli costituzionali e di bilancio».

Massolo ha aggiunto un interrogativo rivolto ai governi del continente: «E gli europei per quanto tempo ancora pensano di potersi estraniare da un conflitto che coinvolge la loro stabilità economica, energetica e sociale?». La domanda riassume il dilemma che la minaccia di Trump pone ora a Roma e alle altre capitali europee.

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