Il debito pubblico americano supera il 100% del PIL per la prima volta dal dopoguerra
Il rapporto debito/PIL ha toccato il 100,2% a fine marzo. Il deficit annuale viaggia al 6% del Pil e il Congressional Budget Office prevede di superare il livello record del rapporto debito/PIL raggiunto nel 1946 entro il 2030.
Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato il 100% del prodotto interno lordo, una soglia simbolica che avvicina Washington ai livelli raggiunti all’indomani della Seconda guerra mondiale. Al 31 marzo il debito detenuto dal pubblico era pari a 31.265 miliardi di dollari, contro un PIL dei dodici mesi precedenti di 31.216 miliardi. Il rapporto debito/PIL è salito così al 100,2%, dal 99,5% registrato a fine settembre, secondo questi dati.
La cifra è destinata a crescere ancora. Il governo federale continua infatti a registrare deficit storicamente elevati, vicini al 6% del PIL, che si sommano al debito già accumulato. Oggi Washington spende mediamente 1,33 dollari per ogni dollaro di entrate. Il disavanzo previsto per quest’anno è di 1.900 miliardi di dollari, sostanzialmente invariato rispetto all’anno fiscale 2025, anche perché i tagli fiscali approvati dai repubblicani sono entrati in vigore prima dei tagli alla spesa. Il dato finale dipenderà dalle spese per la guerra con l’Iran, dai rimborsi sui dazi e dall’andamento dell’economia.
Il superamento della quota del 100% non rappresenta, di per sé, un punto di rottura, ma segnala l’accumularsi di pressioni fiscali maturate nel corso di decenni. Senza interventi, gli Stati Uniti si stanno pericolosamente avvicinando ai livelli di indebitamento elevati già raggiunti da Francia, Italia, Grecia e Giappone, Paesi che hanno conosciuto vari gradi di stress economico. Washington dispone ancora di un margine più ampio, perché controlla la principale valuta di riserva mondiale e perché i Treasury restano un bene rifugio per gli investitori. Ma quel margine non è illimitato neppure per gli Stati Uniti.
Il rapporto debito/PIL è la misura più usata dagli economisti per valutare il peso dell’indebitamento pubblico sull’economia. Più il debito aumenta, più lo Stato diventa vulnerabile all'aumento dei tassi di interesse. Già oggi un dollaro su sette della spesa federale serve a pagare gli interessi sul debito pubblico. Un rialzo dei tassi di appena 0,1 punti percentuali costerebbe 379 miliardi di dollari in dieci anni, secondo le stime del Congressional Budget Office. Nel lungo periodo, avvertono gli economisti, un debito federale più alto tenderà a spingere verso l’alto anche i tassi su mutui, prestiti auto e carte di credito, sottraendo così risorse agli investimenti privati.
Il debito americano aveva già superato brevemente il 100% del PIL durante la pandemia di Covid nel 2020, quando l’economia si era contratta e il governo aveva preso in prestito somme ingenti per sostenere famiglie e imprese. Il valore era poi sceso con la fine degli stimoli economici, la ripresa della crescita e l’aumento dell’inflazione, che aveva gonfiato il PIL nominale. Questa volta, però, il quadro è diverso: i fattori che alimentano il deficit sono strutturali, non temporanei, e i tassi di interesse restano più alti di allora. Il Congressional Budget Office prevede così che il rapporto possa raggiungere il 100,6% alla chiusura dell’anno fiscale, il 30 settembre, e superare entro il 2029 il record storico del 106,3%, toccato nel 1946.
Le proiezioni di lungo periodo sono ancora più nette. Il Congressional Budget Office stima che il debito salirà al 120% del Pil entro il 2036 e al 156% entro il 2055. L’Amministrazione Trump è invece più ottimista e prevede una discesa fino all’88% entro il 2034, sulla base di entrate significative dovute ai dazi, così come agli effetti dei tagli alla spesa e una crescita molto più rapida del previsto. Sta di fatto che, a oggi, per stabilizzare il rapporto attorno al 100% servirebbe un mix di tagli alla spesa e aumenti delle tasse per circa 10.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio, a fronte di disavanzi cumulati previsti per 24.000 miliardi.