Donald Trump ha continuato a comprare e vendere azioni di società petrolifere e del gas mentre conduceva la guerra contro l'Iran. È quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali depositate fino al secondo trimestre del 2026 e analizzate da CBS News. Tra l'inizio del conflitto, la tregua e la ripresa dei combattimenti, i conti di Trump hanno effettuato operazioni su titoli energetici per centinaia di migliaia di dollari, secondo i dati più recenti dell'Office of Government Ethics (OGE), l'organismo che raccoglie le dichiarazioni finanziarie dei funzionari federali.
Il portafoglio del presidente è molto ampio, con posizioni in tutti gli 11 principali settori di Borsa. Una precedente inchiesta di CBS News aveva calcolato che nei primi tre mesi dell'anno i suoi conti avevano effettuato circa 3.600 operazioni su azioni e altri titoli, per un valore complessivo compreso tra 212 e 695 milioni di dollari.
I democratici della Commissione economica congiunta del Congresso hanno stimato questa settimana che il valore delle partecipazioni di Trump in società petrolifere e del gas sia passato da una forchetta di 13-46 milioni di dollari all'inizio dell'anno a 17-61 milioni a metà agosto: un aumento medio del 39%, con un potenziale incremento di valore fino a 15,5 milioni di dollari. Nello stesso rapporto stimano inoltre acquisti fino a 3,6 milioni nel primo trimestre, comprese azioni Chevron comprate nelle settimane successive all'operazione statunitense in Venezuela.
Le dichiarazioni obbligatorie riportano soltanto intervalli di valore, non cifre esatte. La stima dei democratici si basa inoltre sulle partecipazioni dichiarate per il 2025 e non tiene conto delle operazioni successive. Nel frattempo i titoli energetici sono saliti sensibilmente, in un periodo che comprende sia l'operazione americana in Venezuela di inizio gennaio sia la guerra con l'Iran, cominciata alla fine di febbraio.
Trump ha comprato e venduto azioni petrolifere mentre conduceva la guerra all’Iran
Le dichiarazioni patrimoniali del presidente mostrano operazioni su titoli energetici per centinaia di migliaia di dollari nei mesi del conflitto con Teheran. Le sue partecipazioni nel settore sono cresciute in media del 39%.
Il 7 aprile Trump annuncia la tregua con l’Iran. Lo stesso giorno i suoi conti vendono ExxonMobil.
La vendita, tra e di dollari, risulta dichiarata il giorno stesso dell’annuncio, arrivato in serata a mercati chiusi.
A metà agosto le partecipazioni in petrolio e gas valevano fino a 61 milioni di dollari
Le dichiarazioni obbligatorie non riportano cifre esatte ma intervalli di valore: per questo ogni barra ha un minimo e un massimo.
Otto mesi tra guerra, tregua e compravendite
Nessuno dei tre predecessori deteneva singole azioni
La legge consente a presidente, parlamentari e funzionari federali di detenere e negoziare singole azioni. Esponenti di entrambi i partiti hanno proposto divieti più stringenti.
La replica. Secondo la Casa Bianca il portafoglio del presidente è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze, attraverso modelli che replicano indici riconosciuti, senza che Trump possa influenzare le singole decisioni.
Nota. Le dichiarazioni patrimoniali riportano intervalli di valore, non cifre esatte. La stima sul portafoglio energetico si basa sulle partecipazioni dichiarate per il 2025 e non tiene conto delle operazioni successive.
Fonte: analisi CBS News sulle dichiarazioni depositate all’Office of Government Ethics; stime dei democratici della Commissione economica congiunta del Congresso — agosto 2026.
Exxon venduta il giorno del cessate il fuoco
L'operazione più rilevante individuata da CBS News risale al 7 aprile, giorno in cui Trump annunciò il cessate il fuoco con l'Iran. I suoi conti vendettero azioni ExxonMobil per un valore compreso tra 500.000 e un milione di dollari. Il titolo chiuse quella seduta a 163,91 dollari, prima dell'annuncio serale, e il giorno successivo aprì in calo del 6,5%, a 153,52 dollari. Nella prima metà dell'anno il presidente ha comprato e venduto anche azioni di Chevron, ConocoPhillips e altre società del settore petrolifero per centinaia di migliaia di dollari. L'OGE impone di dichiarare entro 45 giorni le operazioni superiori a 1.000 dollari e Trump ha presentato in ritardo alcune comunicazioni relative al 2026.
La Casa Bianca sostiene che il presidente non abbia alcun ruolo nelle operazioni. "Il portafoglio di azioni e obbligazioni del presidente Trump è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze", ha dichiarato il portavoce Davis Ingle. Secondo la Casa Bianca, i conti sono affidati alla gestione discrezionale di soggetti esterni e gli investimenti vengono effettuati attraverso modelli informatici che replicano indici riconosciuti, come lo Schwab 1000, senza che Trump o altri membri della famiglia possano indirizzare o influenzare le singole decisioni.
Trump ha tuttavia scelto di non collocare i propri beni in un trust. La detenzione diretta di singole azioni, anziché esclusivamente di fondi indicizzati, comporta quindi il mantenimento di partecipazioni riconoscibili in settori interessati dalle decisioni dell'amministrazione. Quando CBS News aveva esaminato a giugno le operazioni precedenti, alcuni gestori avevano attribuito almeno una parte degli scambi a una strategia fiscale. David Salem, gestore di Hedgeye Asset Management, aveva parlato di una "classica attività di vendita delle perdite a fini fiscali": cedere titoli in perdita per compensare plusvalenze realizzate altrove.
"Stanno guadagnando troppo"
La guerra ha favorito forti profitti per le compagnie petrolifere quotate, anche visti i prezzi del petrolio così elevati. All'inizio del mese lo stesso Trump, riferendosi a ExxonMobil e Chevron, ha affermato che "stanno guadagnando troppo". Donald Sherman, presidente dell'organizzazione per la trasparenza Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), ha detto a CBS News che il presidente non dovrebbe beneficiare personalmente dell'aumento dei prezzi del petrolio. "Non importa se scambia i titoli lui stesso: il presidente ha il dovere di evitare conflitti di interesse tra le sue finanze e ciò che è meglio per gli americani".
La legge attuale consente al presidente, ai parlamentari e ai funzionari federali di detenere e negoziare singole azioni, anche se esponenti di entrambi i partiti hanno proposto di introdurre divieti più stringenti. Trump, che Forbes stima possieda un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari, è molto più esposto direttamente al mercato azionario rispetto ai suoi immediati predecessori: George W. Bush ricorse a un trust, Barack Obama deteneva soprattutto fondi e titoli del Tesoro e Joe Biden non possedeva singole azioni.
Le operazioni nel settore energetico rappresentano soltanto una piccola parte del patrimonio complessivo di Trump. Sono però anche quelle in cui gli interessi finanziari del presidente si intrecciano più direttamente con le decisioni di politica estera e militare adottate dall’Amministrazione che lui stesso guida, esponendolo quindi più di altri investimenti al rischio di potenziali conflitti di interesse. Una questione sulla quale un’eventuale futura maggioranza democratica al Congresso potrebbe avere particolare interesse ad avviare indagini.
