Il presidente Donald Trump ha rilanciato le accuse di brogli di Flávio Bolsonaro, il candidato della destra brasiliana sconfitto domenica al ballottaggio da Luiz Inácio Lula da Silva. "Sembrava un'altra elezione truccata, francamente", ha detto ieri ai giornalisti, senza fornire prove. "Le elezioni non devono lasciare dubbi e quello che ho visto mi è sembrato molto grave". Ha poi aggiunto: "Il modo in cui sono stati conteggiati i voti mi ha fatto una pessima impressione".
A poco più di una settimana dalle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, alcuni dei volti più noti del movimento MAGA hanno usato il risultato brasiliano per insinuare che anche negli Stati Uniti potrebbero verificarsi brogli. Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, aveva dichiarato che era "impossibile riconoscere il risultato di questa elezione" e annunciato che ne avrebbe chiesto l'annullamento, come abbiamo raccontato. Ieri ha però abbandonato questa richiesta, annunciando la presentazione solo di un ricorso contro Lula per presunto abuso di potere, secondo il Washington Post.
Le contestazioni iniziali riguardavano la decisione di Cristiano Zanin, giudice della Corte Suprema brasiliana e in passato avvocato di Lula, di prolungare di due ore le operazioni di voto, fino alle 19, ora di Brasília. Entrambe le campagne, però, avevano chiesto una proroga: quella di Lula per le difficoltà nei trasporti pubblici, quella di Bolsonaro per il maltempo in alcuni Stati. La decisione è arrivata quando molti seggi stavano già chiudendo e il Tribunale Superiore Elettorale ha poi chiarito che si applicava soltanto a quelli ancora aperti. Diverse testate avevano osservato che la confusione avrebbe potuto offrire un appiglio per contestare il risultato, nonostante il sistema di voto brasiliano sia considerato molto affidabile.
In effetti, ieri il conduttore conservatore Benny Johnson ha sostenuto che "i conti non tornano" durante una puntata del suo programma alla quale ha partecipato anche James Uthmeier, Procuratore Generale della Florida. Uthmeier ha paragonato senza mezzi termini il Brasile a "una repubblica delle banane". Nel suo programma War Room, Steve Bannon, ex consigliere di Trump alla Casa Bianca, ha chiesto alla Casa Bianca di rompere i rapporti con il Paese sud-americano: "Se non interveniamo, martedì prossimo succederà anche qui, nel nostro Paese".
L'attivista e conduttore Jack Posobiec ha rilanciato la stessa accusa su X: "Guardate cosa sta facendo la sinistra in Brasile alla luce del sole. Pensate davvero che non lo farebbe negli Stati Uniti?". Andrew Kolvet, già produttore del programma di Charlie Kirk, ha invitato Washington a "esercitare pressioni discrete, dietro le quinte" e a non accettare il risultato. Ha anche esortato i sostenitori di Bolsonaro a non andare al lavoro e a "scendere in piazza".
- Causa depositata il 22 ottobre in un tribunale federale.
- Il motivo: sulla scheda c'è un secondo Dan Sullivan, che secondo il Dipartimento confonderebbe gli elettori a vantaggio della democratica Mary Peltola.
- Trump ha detto di aver ordinato lui la causa.
- Causa depositata il 15 ottobre: il Dipartimento sospetta che non siano cittadini americani.
- La contea ha già elaborato oltre 300.000 schede postali.
L'Amministrazione Trump si muove
Queste reazioni arrivano mentre una parte degli attivisti MAGA preme perché Trump adotti misure straordinarie, compresa la legge marziale, qualora ritenga che il voto americano delle elezioni di metà mandata sia stato truccato e mentre lo stesso presidente continua ad alimentare sospetti sulla regolarità delle elezioni, così come diversi candidati repubblicani. I suoi avversari accusano inoltre l'Amministrazione Trump di voler intimidire elettori e funzionari elettorali.
Il Dipartimento di Giustizia è già intervenuto prima del voto. In Alaska ha chiesto a un giudice di impedire la certificazione del risultato della corsa al Senato qualora il repubblicano Dan Sullivan perda contro la democratica Mary Peltola e i voti raccolti da un altro candidato quasi omonimo possano aver determinato la sconfitta. Il Dipartimento sostiene che la presenza del secondo Sullivan possa confondere gli elettori e chiede di sospendere la certificazione in attesa di accertamenti. Trump ha dichiarato di aver sollecitato personalmente la causa.
In California il Dipartimento di Giustizia ha invece fatto causa allo Stato e alla contea di Los Angeles per impedire, fino alla verifica della cittadinanza, il conteggio delle eventuali schede postali restituite da oltre 20.000 iscritti alle liste elettorali che le autorità federali sospettano non siano cittadini americani.
Le sconfitte degli alleati di Trump, dal Brasile alla Serbia
Il voto brasiliano rappresentava un banco di prova dell'influenza di Trump in America Latina. Il presidente americano non aveva appoggiato formalmente Flávio Bolsonaro, ma lo aveva incontrato quest'anno. Aveva inoltre imposto dazi del 50% sulle merci brasiliane, anche per protestare contro il processo al padre, condannato a 27 anni di carcere per aver tramato un colpo di Stato dopo la sconfitta del 2022. Trump aveva definito il procedimento come una "caccia alle streghe".
A marzo, intervenendo alla Conservative Political Action Conference, il raduno annuale della destra americana, Flávio Bolsonaro aveva presentato le elezioni brasiliane come un bivio per gli Stati Uniti: "O avrete l'alleato più potente dell'emisfero, o un antagonista". Lula è da tempo un critico dichiarato di Trump.
Ma sempre domenica, anche la Serbia ha perso un leader vicino al presidente americano. La Lista degli Studenti, nata dalle proteste contro la corruzione dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, che nel 2024 causò 16 morti, ha sconfitto il partito del presidente Aleksandar Vučić, che puntava a tornare primo ministro. Le prime stime assegnavano alla lista tra 135 e 140 dei 250 seggi parlamentari, contro circa 105 allo schieramento di Vučić. L'affluenza è stata la più alta da oltre trent'anni.
Vučić ha riconosciuto la sconfitta già nel corso della serata elettorale. Aveva coltivato i rapporti con la cerchia di Trump, compreso Donald Trump Jr., e definito il presidente americano uno "spirito affine". Ad aprile, nella vicina Ungheria, aveva perso il potere dopo 16 anni anche Viktor Orbán, un altro alleato di Trump. Il quadro europeo resta però eterogeneo. In Francia Marine Le Pen ha lanciato nel fine settimana la sua campagna per le presidenziali del 2027 ed è nettamente la favorita nei sondaggi. In Germania Alternative für Deutschland ha ottenuto il 44% in un'elezione regionale il mese scorso e rimane al primo posto nei sondaggi nazionali.
Oggi il banco di prova israeliano
Oggi si vota in Israele. Trump si è schierato esplicitamente con il primo ministro Benjamin Netanyahu, in corsa per la rielezione, mentre il vicepresidente JD Vance ha scelto di non prendere posizione, precisando di volersi concentrare sui candidati americani alle elezioni di metà mandato.
Netanyahu, che ha 77 anni, di cui circa 19 trascorsi alla guida del governo in mandati non consecutivi, ha rivendicato alla vigilia del voto la sua amicizia con Trump. L'appoggio americano, tuttavia, non sembra avergli dato una spinta immediata nei consensi. Secondo un sondaggio di Channel 12, il 64% degli intervistati afferma che il sostegno di Trump non influirà sulla propria scelta, mentre il 17% si dice meno propenso a votare per il Likud, il partito del premier.
Il principale sfidante di Netanyahu è Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell'esercito. Gli elettori rinnoveranno la Knesset, il Parlamento israeliano: non sceglieranno direttamente il primo ministro, che dovrà poter contare su una maggioranza parlamentare per essere eletto tale.
Gli analisti considerano queste elezioni anche come un giudizio sulle responsabilità politiche per il fallimento dell'apparato di sicurezza il 7 ottobre 2023, quando l'attacco guidato da Hamas causò circa 1.200 morti. Il prossimo governo israeliano potrà però influenzare le scelte di Trump in Medio Oriente, compresa un'eventuale intensificazione della guerra con l'Iran, di cui si parla molto negli ultimi giorni.
