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Trump chiede all'ICE di riprendere i controlli stradali un giorno dopo lo stop
Agenti federali durante un'operazione dell'ICE nei pressi di Washington, 4 febbraio 2025. Foto d'archivio: ICE.
Immigrazione 2 min di lettura

Trump chiede all'ICE di riprendere i controlli stradali un giorno dopo lo stop

Il presidente sconfessa su Truth Social il Segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin, che aveva sospeso i fermi dei veicoli dopo l'uccisione di due uomini da parte degli agenti in Texas e nel Maine.

Donald Trump ha chiesto all'Immigration and Customs Enforcement (ICE) di riprendere i controlli stradali, appena un giorno dopo che la sua stessa Amministrazione ne aveva ordinato la sospensione. In un messaggio pubblicato oggi su Truth Social, il presidente ha definito i fermi dei veicoli "uno degli strumenti anticrimine più importanti ed efficaci" dell'agenzia, avvertendo: "Se vi rinunciamo, facciamo il gioco dei criminali".

Nel post, Trump elogia gli agenti e sostiene che "la criminalità in America è in forte calo, in molti casi ai minimi da decenni". Torna poi ad attaccare la politica migratoria di Joe Biden, che a suo dire avrebbe permesso l'ingresso nel Paese di 25 milioni di persone senza controlli. "I democratici radicali vorrebbero che questo tornasse ad accadesse, ma non succederà sotto la mia Amministrazione", scrive, invitando l'ICE a riprendere le sue operazioni, pur agendo con "buon senso e giudizio".

L'intervento contraddice apertamente una decisione presa dai vertici della sua Amministrazione poche ore prima. Ieri il Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin aveva ordinato agli agenti di sospendere "immediatamente" i fermi dei veicoli. La misura era arrivata dopo un colloquio con la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins, che aveva chiesto a Mullin di interrompere "tutti i controlli non urgenti".

Una pausa per addestrare nuovamente gli agenti

Il provvedimento riguardava specificamente l'Enforcement and Removal Operations (ERO), la divisione dell'ICE incaricata degli arresti e dei rimpatri per motivi di immigrazione, ma non l'unità che conduce le indagini penali. La sospensione avrebbe dovuto essere temporanea ed era stata disposta in attesa che gli agenti ricevessero un nuovo addestramento sulle tecniche da adottare durante i fermi stradali.

All'origine della decisione originale c'erano due sparatorie letali avvenute in meno di una settimana. Il 7 luglio, a Houston, un agente ha ucciso Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni, durante un controllo stradale mentre l'ICE cercava un'altra persona. Lunedì, a Biddeford, nel Maine, un altro agente ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni. In entrambi i casi, l'uomo colpito non era l'obiettivo dell'operazione.

Secondo il Dipartimento della Sicurezza interna, nel Maine l'agente ha aperto il fuoco "temendo per la sicurezza pubblica", mentre Guerrero tentava di fuggire dirigendo l'auto verso di lui. Una ricostruzione contestata dalle associazioni per i diritti degli immigrati che sottolineano invece che Guerrero, padre di una bambina di tre anni, possedeva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale. L'agente coinvolto è stato sospeso e l'FBI ha assunto la conduzione dell'indagine.

Nessuno dei due agenti coinvolti nelle sparatorie indossava una bodycam. Dopo l'uccisione a Minneapolis, lo scorso gennaio, dei cittadini statunitensi Renee Good e Alex Pretti, il Dipartimento aveva promesso di dotare rapidamente il personale di telecamere indossabili. A distanza di mesi, tuttavia, la distribuzione non è stata ancora completata. I due senatori del Maine, la repubblicana Susan Collins e l'indipendente Angus King, chiedono da tempo che le bodycam diventino obbligatorie e sostengono che l'agenzia non possa essere lasciata libera di indagare su se stessa.

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