Trump bocciato sull'inflazione, peggio di Bush sull'Iraq e di Reagan sull'Iran-Contra
Nei sondaggi più recenti l'approvazione del presidente sul costo della vita è scesa sotto il 20 per cento. Solo Bush dopo la crisi del 2008 e Carter nel 1980 si erano avvicinati a livelli simili.
Sul costo della vita il presidente Donald Trump è impopolare come quasi nessun presidente americano prima di lui. In un sondaggio pubblicato giovedì da AP-NORC, il centro di ricerca dell'Università di Chicago che realizza rilevazioni insieme all'agenzia di stampa Associated Press, l'82 per cento degli americani disapprova il modo in cui il presidente sta gestendo il costo della vita. Lo approva solo il 17 per cento. Secondo un'analisi di Aaron Blake pubblicata sulla CNN, la bocciatura è più netta di quella ricevuta da altri presidenti per guerre andate male, risposte sbagliate alle crisi e perfino per scandali come il Watergate.
Nella politica americana è raro che anche solo il 70 per cento degli elettori sia d'accordo su qualcosa. Sull'inflazione, uno dei temi più importanti per il paese, Trump è riuscito a mettere contro di sé otto americani su dieci. Anche gli altri istituti registrano numeri molto simili. L'approvazione del presidente su questo tema è al 17 per cento per Reuters-Ipsos e al 19 per cento per la Marquette Law School, la facoltà di giurisprudenza dell'università di Milwaukee, in Wisconsin, che conduce sondaggi nazionali. La disapprovazione arriva all'80 per cento sia per Marquette sia in un sondaggio della CNN.
Trump e i prezzi
Sul costo della vita otto americani su dieci bocciano Trump
Nel sondaggio AP-NORC l’82% degli americani disapprova il modo in cui il presidente gestisce il costo della vita, e solo il 17% lo approva. È una bocciatura più netta di quelle ricevute dai suoi predecessori per guerre, crisi e scandali.
Grafica di FocusAmerica2 ottobre 2026
Come gli americani giudicano Trump sul costo della vita
Disapprova
82%
Approva
17%
Ad aprile era il 76%
Ad aprile era il 23%
Sondaggio AP-NORC, 24-28 settembre 2026
Anche gli altri istituti registrano numeri simili
Marquette
80%19%
CNN
80%n.d.
Reuters-Ipsos
74%17%
In grigio chi non risponde. Per il sondaggio CNN la quota di chi approva non è disponibile («n.d.»).
Il confronto storico
La bocciatura è più netta di quelle per guerre, crisi e scandali
Quota più alta di americani che ha disapprovato un presidente su ciascun tema. Seleziona una riga per sapere da quale sondaggio viene il dato.
TrumpAltri presidentiValore indicativoFascia di valori
50%60%70%80%90%82%
Precedenti superati: 13 su 13. Il più vicino resta 5 punti sotto.
82%
Donald Trump, costo della vita
Sondaggio AP-NORC del 24-28 settembre 2026.
La base del presidente
Lo bocciano anche molti dei suoi elettori
Quota di chi disapprova Trump su inflazione e costo della vita, nei gruppi che gli sono più vicini.
Differenza tra un istituto e l’altro
Bianchi senza laurea
63–72%
Il dato cambia a seconda dell’istituto.
Elettori repubblicani
almeno 50%
Almeno la metà in tutti e quattro i sondaggi, circa sei su dieci per AP-NORC.
Chi approva l’operato complessivo di Trump
43%
Sondaggio CNN.
Repubblicani che si definiscono MAGA
29%
Sondaggio Fox News.
0%50%100%
Le responsabilità
Quasi due americani su tre danno la colpa dei prezzi a Trump
Quota di americani secondo cui i prezzi alti dipendono dalle politiche del presidente più che da fattori fuori dal suo controllo.
Trumpsettembre 2026, sondaggio AP-NORC
65%
Bidenprima delle elezioni di metà mandato del 2022
44%
0%50%100%
Il punto
La quota di chi dà la colpa al presidente è più alta di 21 punti rispetto a quella registrata per Biden. Il 3 novembre si vota per le elezioni di metà mandato, e sul tema che gli elettori considerano il più importante i repubblicani ci arrivano con un presidente bocciato da otto americani su dieci.
Fonte: AP-NORC (24-28 settembre 2026, 2.140 adulti, margine di errore di 2,9 punti), Reuters-Ipsos, Marquette Law School, CNN, Fox News, Pew Research Center. Confronto storico: analisi di Aaron Blake per la CNN su sondaggi CBS News/New York Times, Washington Post/ABC News, Gallup e Roper Center.
Istituti e domande cambiano da un caso all’altro: il confronto storico è indicativo.
In tutti e quattro i sondaggi (AP-NORC, Reuters-Ipsos, Marquette e CNN) almeno metà degli elettori repubblicani disapprova la sua gestione dell'inflazione. Secondo un sondaggio di Fox News, la pensano così anche il 29 per cento dei repubblicani che si definiscono MAGA, cioè i sostenitori più convinti del movimento "Make America Great Again" di Trump. Nel sondaggio della CNN il 43 per cento di chi approva l'operato complessivo del presidente lo boccia invece sull'inflazione. Tra i bianchi senza laurea, forse il gruppo più fedele a Trump, la disapprovazione va dal 63 al 72 per cento a seconda dell'istituto, un dato che si aggiunge alle difficoltà del presidente con gli elettori delle zone rurali.
Sull'economia si erano avvicinati a questi livelli solo George W. Bush e Jimmy Carter. Bush arrivò al 77 per cento di disapprovazione in un sondaggio CBS News e New York Times verso la fine del suo mandato, dopo la crisi finanziaria del 2008. Nel 1980 lo stesso sondaggio registrò per Carter un picco del 74 per cento, in un periodo di disoccupazione e inflazione alte.
La disapprovazione di Bush sulla guerra in Iraq, una delle più impopolari della storia americana, si fermò intorno al 70 per cento e quella di Joe Biden sul ritiro dall'Afghanistan intorno ai due terzi. La guerra in Vietnam spinse Lyndon Johnson a rinunciare alla rielezione nel 1968, ma la sua disapprovazione su quel tema rimase tra il 60 e il 70 per cento. Il record per una guerra sembra appartenere allo stesso Trump: nel sondaggio della CNN il 73 per cento degli americani disapprova la sua gestione della guerra con l'Iran.
Al massimo il 64 per cento degli americani bocciò Bush per la risposta all'uragano Katrina, mentre la disapprovazione di Carter durante la crisi degli ostaggi americani in Iran salì intorno al 55 per cento. Anche la gestione dell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 da parte di Trump si fermò al 67 per cento di disapprovazione nei sondaggi della CNN.
La disapprovazione di Ronald Reagan sull'Iran-Contra, il caso della vendita segreta di armi all'Iran per finanziare i ribelli in Nicaragua, raggiunse il 69 per cento in un sondaggio Washington Post e ABC News del gennaio 1987. Al culmine del Watergate il 71 per cento degli americani disapprovava Richard Nixon sulla politica interna: non esistono sondaggi affidabili dell'epoca dedicati allo scandalo in sé. La grazia concessa a Nixon dal suo successore Gerald Ford, che secondo molti gli costò la carriera politica, fu bocciata da una quota tra il 50 e il 60 per cento degli americani, secondo i sondaggi raccolti dal Roper Center, l'archivio di sondaggi dell'Università Cornell.
Sondaggio sulla guerra all'Iran
Solo un elettore americano su tre difende la guerra all'Iran, e i repubblicani ne pagano il prezzo
A un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il 55% degli elettori considera un errore l'attacco voluto da Donald Trump. La benzina costa la metà in più rispetto alla vigilia della guerra e i democratici sono avanti di 9 punti tra chi andrà davvero a votare.
Grafica di FocusAmerica3 ottobre 2026
Per gli Stati Uniti entrare in guerra con l'Iran è stato giusto o sbagliato?
Giusto
33%
Sbagliato
55%
Il 16% risponde «sicuramente giusto»
Il 40% risponde «sicuramente sbagliato»
Al centro, in grigio, il 12% che non sa rispondere.
Gli elettori non sono contrari per principio all'uso della forza: la maggioranza lo ritiene giustificato, per esempio, per impedire a un Paese ostile di dotarsi dell'arma nucleare. È questa guerra a non convincerli.
La guerra all'Iran è giudicata peggio di quelle in Iraq e in Afghanistan: gli elettori sono più severi solo con il Vietnam
Come gli elettori di oggi giudicano la partecipazione degli Stati Uniti a cinque guerre. Valori in percentuale; non sono mostrati gli incerti (tra il 12 e il 17%).
Seconda guerra mondiale: 74% giusto, 12% sbagliato
Afghanistan: 37% giusto, 47% sbagliato
Iraq: 35% giusto, 51% sbagliato
Iran: 33% giusto, 55% sbagliato
Vietnam: 23% giusto, 60% sbagliato
Quattro elettori su dieci dicono che entrare in guerra con l'Iran è stato «sicuramente sbagliato». Nessun'altra guerra del sondaggio raccoglie un giudizio così netto: per il Vietnam la quota è del 31%, per l'Iraq del 26%.
Dalla vigilia della guerra la benzina costa la metà in più
Prezzo medio della benzina negli Stati Uniti nel 2026, in dollari al gallone (3,785 litri). Rilevazioni settimanali.
Un gallone di benzina oggi
4,47$
+52%
dal 23 febbraio, ultima rilevazione prima dell'attacco, quando un gallone costava 2,94 $
23 febbraio, ultima rilevazione prima dell'attacco: 2,94 $ al gallone.
28 settembre: 4,47 $ al gallone.
28 febbraio: inizia la guerra. 8 aprile: tregua. 8 luglio: salta la tregua.
Per Lakshya Jain, il sondaggista di The Argument, è il prezzo alla pompa a spiegare l'impopolarità della guerra: quando la benzina sale, il gradimento di Trump scende. E questa volta il rincaro è la conseguenza diretta di una scelta del presidente.
I repubblicani restano avanti soltanto sulla criminalità
«Di quale partito ti fidi di più?» Risposte degli elettori che con ogni probabilità andranno a votare, in percentuale.
DemocraticiNessuno dei dueNon saRepubblicani
Sanità: democratici 49%, repubblicani 27%, nessuno dei due 18%
Economia: democratici 44%, repubblicani 34%, nessuno dei due 16%
Politica estera: democratici 43%, repubblicani 35%, nessuno dei due 16%
Corruzione: democratici 37%, repubblicani 29%, nessuno dei due 29%
Intelligenza artificiale: democratici 28%, repubblicani 23%, nessuno dei due 38%
Immigrazione: democratici 42%, repubblicani 41%, nessuno dei due 13%
Criminalità: democratici 35%, repubblicani 40%, nessuno dei due 18%
La guerra ha ribaltato anche la fiducia sulla politica estera: a maggio, prima che la tregua con l'Iran saltasse, erano i repubblicani ad avere un punto di vantaggio.
Tra chi andrà davvero a votare il vantaggio dei democratici sale a 9 punti
Vantaggio dei democratici nelle intenzioni di voto per il Congresso, in punti percentuali.
Elettori registrati: democratici +5,6.
Elettori probabili: democratici +9.
Midterm 2018: democratici +7*.
* Stima di Split Ticket citata da The Argument per il voto alla Camera del 2018. Nel conteggio ufficiale il margine fu di 8,6 punti.
I 3,4 punti di differenza tra i due gruppi misurano il divario di entusiasmo: gli elettori democratici sono più decisi ad andare alle urne di quelli repubblicani.
Saldo tra chi approva e chi disapprova Trump
Midterm 2018 (exit poll): −9. Oggi, tra gli elettori probabili: −26; tra tutti gli elettori registrati: −25.
I democratici sono avanti in quattro Stati che Trump ha vinto con più di 10 punti
Dieci sfide per il Senato secondo il modello di FocusAmerica. Tocca uno Stato sulla mappa o una sigla per leggere la previsione.
Tendenza democraticaIn bilicoTendenza repubblicanaAltri seggi al voto
South Carolina: Darline Graham 51,0%, Annie Andrews 47,0%
Florida: Ashley Moody 51,6%, Angie Nixon 46,4%
Oggi i democratici controllano 47 seggi su 100 e per la maggioranza ne servono 51. Nel modello sono avanti, spesso di poco, in cinque seggi oggi repubblicani: Ohio, Texas, Alaska, Maine e Iowa.
Fonte: sondaggio The Argument/Verasight su 1.603 elettori registrati, 16-21 settembre 2026 (margine di errore: ±2,7 punti); EIA per il prezzo della benzina, dati al 28 settembre 2026; modello FocusAmerica per il Senato, previsioni al 3 ottobre 2026. Confini degli Stati: U.S. Census Bureau.
Per effetto degli arrotondamenti, i totali possono differire di un punto dalla somma delle singole voci.
Prima d'ora Trump si era avvicinato all'80 per cento di disapprovazione su un tema importante solo con un altro caso di grazie: quelle concesse l'anno scorso ai condannati per le violenze del 6 gennaio. Secondo il Pew Research Center, uno dei principali istituti di ricerca americani, il 74 per cento degli americani era contrario. Molti dei temi con la disapprovazione più alta nella storia recente riguardano quindi lo stesso presidente: la guerra con l'Iran, il 6 gennaio e le grazie che ne sono seguite. Sull'inflazione però Trump è andato oltre tutti questi casi.
A un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, in cui si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato, i repubblicani sono preoccupati e cercano di approvare in fretta una legge sul costo della vita. Trump invece ha detto in un'intervista a Time pubblicata giovedì che gli americani non dovrebbero ritenerlo responsabile dei loro problemi economici e ha dato di nuovo la colpa dell'inflazione a Biden. L'inflazione oggi è però più alta di quando Trump è entrato in carica, nel gennaio 2025.
Il sondaggio AP-NORC suggerisce che questa linea difensiva non sta funzionando. Il 65 per cento degli americani attribuisce i prezzi alti alle politiche del presidente più che a fattori fuori dal suo controllo. Per Biden, poco prima delle midterm del 2022, la stessa percentuale era molto più bassa: il 44 per cento. Se i repubblicani dovessero ottenere un buon risultato a novembre, lo farebbero nonostante un'insoddisfazione storica verso il presidente sul tema che gli elettori considerano il più importante.
Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.