Donald Trump avrebbe chiesto conto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth della carenza di munizioni che rischia di limitare le opzioni militari degli Stati Uniti contro l'Iran. Il confronto sarebbe avvenuto venerdì a Camp David, la residenza presidenziale nel Maryland, a margine di una riunione di gabinetto. Secondo due persone a conoscenza del colloquio, citate dal Washington Post, il presidente si sarebbe lamentato perché riteneva che il problema "fosse già stato risolto".
Hegseth avrebbe attribuito la responsabilità al suo vice Stephen Feinberg, sia per l'insufficienza degli arsenali sia per non aver tenuto informato il presidente. Trump avrebbe poi telefonato allo stesso Feinberg per chiedergli come il Pentagono intendesse ricostituire le scorte e avrebbe perfino ipotizzato di licenziarlo, riferiscono quattro fonti citate da NBC News. Venerdì sera il numero due del Dipartimento della Difesa avrebbe convocato i vertici militari in quella che è stata descritta come una riunione di crisi e, da allora, starebbe coordinando il piano per ricostituire gli arsenali.
Gli arsenali sotto pressione
La guerra con l'Iran, iniziata il 28 febbraio, è entrata nel sesto mese e, secondo diverse ricostruzioni, l'esercito americano avrebbe ormai impiegato "praticamente tutti" i missili superficie-superficie ATACMS e i più recenti PrSM, sistemi di precisione a lungo raggio che costano oltre un milione di dollari ciascuno. Fonti a conoscenza dei dati riferiscono inoltre a Reuters che gli Stati Uniti avrebbero consumato quasi metà delle scorte mondiali di missili da crociera Tomahawk, proprio quelle che molti analisti considerano decisive in un eventuale conflitto con la Cina.
La scarsità di munizioni sarebbe stata una delle ragioni che hanno spinto Trump a rinunciare ai nuovi attacchi contro l'Iran negli ultimi giorni. Sabato sera il presidente ha annunciato di aver cancellato l'operazione e, il giorno successivo, ha spiegato di aver accolto le richieste di Teheran e degli alleati del Golfo, mentre prende forma un'intesa sullo Stretto di Hormuz. L'operazione sarebbe stata "il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale", ha dichiarato domenica ai giornalisti a bordo dell'Air Force One.
Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), pubblicato a fine luglio, gli intercettori Patriot sarebbero passati da 2.330, prima della guerra, a un livello compreso fra 759 e 827, mentre quelli del sistema THAAD sarebbero scesi da 452 a una forbice tra 234 e 278. Il think tank stima che saranno necessari poco più di tre anni per riportare gli arsenali ai livelli precedenti al conflitto. Anche l'Ucraina, nel frattempo, continua a soffrire una grave carenza di sistemi di difesa aerea.
Le smentite della Casa Bianca e del Pentagono
La Casa Bianca e il Pentagono hanno respinto con decisione queste ricostruzioni. La portavoce Karoline Leavitt ha scritto su X di essere stata presente a Camp David insieme a Trump e Hegseth e che l'episodio "non è mai accaduto". Secondo Leavitt, la vicenda sarebbe stata proposta a diverse testate da una fonte intenzionata a screditare il Segretario alla Difesa.
I was at Camp David with President Trump and Secretary Hegseth. This literally never happened, and we told the Washington Post that repeatedly. This B.S. story was shopped to many outlets by someone clearly out to disparage the Secretary, for whatever reason. Unfortunately for… https://t.co/BUwn11nC52
— Karoline Leavitt (@PressSec) August 6, 2026
Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha negato che Hegseth abbia nascosto al presidente la situazione delle scorte o abbia scaricato le responsabilità su Feinberg, definendo altrettanto infondate le indiscrezioni sugli arsenali svuotati e sui contrasti interni. Nella stessa occasione, a Camp David, Hegseth aveva invece elogiato pubblicamente Trump per il "coraggio" dimostrato nel lanciare l'operazione Epic Fury contro il regime iraniano.
Anche Trump è intervenuto su Truth Social dopo la mezzanotte. Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti dispongono di quantità "enormi" di munizioni e che l'industria della difesa sta costruendo il maggior numero di stabilimenti della sua storia. "I responsabili delle fughe di queste dichiarazioni traditrici sono braccati. Si chiederanno lunghe pene detentive", ha scritto.
Le difficoltà, tuttavia, erano già emerse il 21 luglio, quando Hegseth aveva testimoniato davanti alla Commissione Bilancio del Senato. In quell'occasione il Segretario aveva attribuito il problema all'Amministrazione Biden e chiesto altri 67 miliardi di dollari di finanziamenti per la Difesa, affermando che fino a quel momento il conflitto era costato 37,5 miliardi. Un'analisi del Telegraph stima invece un costo complessivo di circa 151,3 miliardi di dollari, mentre NBC News riferisce di una valutazione interna del Pentagono compresa tra 80 e 100 miliardi.
Nel tentativo di fermare le continue fughe di notizie, il Pentagono ha già reso obbligatori per il personale gli accordi di riservatezza e i test con la macchina della verità. Già a giugno, però, quindici funzionari ed ex funzionari avevano raccontato alla CNN che queste misure avevano alimentato un clima di sfiducia e sospetto, con possibili effetti negativi sul processo decisionale.
