Steve Hilton sfiderà Xavier Becerra per la carica di governatore della California

A sette giorni dalle primarie, il repubblicano sostenuto da Trump conquista il secondo posto e sfiderà il democratico Becerra a novembre. Il miliardario Steyer, che ha speso 216 milioni, resta fuori.

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Steve Hilton sfiderà Xavier Becerra per la carica di governatore della California

A una settimana dalle primarie californiane del 2 giugno, lo spoglio ha prodotto il secondo verdetto definitivo nella corsa a governatore: il repubblicano Steve Hilton ha conquistato il secondo posto e sfiderà a novembre il democratico Xavier Becerra, già certo della qualificazione da venerdì scorso.

L'Associated Press ha assegnato il secondo posto a Hilton martedì sera. Il miliardario democratico Tom Steyer, che ha investito più di 216 milioni di dollari del suo patrimonio personale nella campagna per le primarie, è arrivato terzo ed è stato eliminato. In California vige un sistema di primarie in cui i due candidati più votati, indipendentemente dal partito, accedono alle elezioni generali di novembre.

Fino all'ultimo era rimasta aperta la possibilità di un ballottaggio tutto democratico tra Becerra e Steyer, ma l'esito di martedì definisce invece una sfida tra un democratico e un repubblicano in uno Stato dove un esponente del Gop non vince la carica di governatore da vent'anni.

Primarie top-two · 2 giugno 2026
California, primarie per il governatore
Becerra e Hilton alle elezioni generali del 3 novembre. Steyer terzo, fuori dalla corsa
CandidatoVoti%
Xavier Becerra
Dem · Alle elezioni generali
2.390.780
27,9%
Steve Hilton
Rep · Alle elezioni generali
2.137.993
25,0%
Tom Steyer
Dem · Escluso dal voto di novembre
1.928.381
22,5%
≈ 856.000voti stimati da contare
90,9% scrutinato
Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press

Perché ci è voluta una settimana per avere un verdetto?

La risposta sta nel sistema di voto californiano, tra i più accessibili degli Stati Uniti ma anche tra i più lenti nello scrutinio. Dal 2021 ogni elettore riceve automaticamente una scheda per posta, che può restituire via mail o depositare in apposite urne fino al giorno delle elezioni. Le schede spedite e timbrate entro il 2 giugno vengono accettate se arrivano entro sette giorni dal voto. A questo si aggiunge la verifica manuale delle firme su ogni busta: i funzionari elettorali devono controllare che la firma sulla scheda corrisponda a quella registrata negli archivi e, per legge, sono tenuti a dare agli elettori la possibilità di correggere eventuali discrepanze, il che rallenta ulteriormente il processo.

Il meccanismo produce conteggi in evoluzione giorno dopo giorno. Nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi, quando vengono elaborati i voti anticipati e quelli depositati nelle urne, i repubblicani tendono a essere sovrarappresentati. Man mano che arrivano le schede spedite all'ultimo momento, il quadro si sposta a favore dei democratici. È quello che è successo anche quest'anno: Hilton era in testa già nella notte elettorale, ma il suo margine su Steyer si è progressivamente assottigliato senza però che il miliardario riuscisse a superarlo.

Martedì, con lo spoglio ormai quasi concluso e circa 368.000 schede ancora da elaborare nella sola contea di Los Angeles secondo le stime del Los Angeles Times, Steyer ha riconosciuto la sconfitta. "Capisco perché così tante persone non se la sono sentita di votare per un miliardario", ha detto in una dichiarazione riportata dal New York Times, riferendosi a se stesso. "È difficile biasimarle". L'imprenditore ha poi invitato i suoi sostenitori a unirsi dietro Becerra.

La lentezza dello spoglio è diventata nei giorni scorsi un'arma politica. Il presidente Trump ha ripetutamente accusato i democratici di brogli, scrivendo su Truth Social che le elezioni erano "truccate" e che i voti per posta venivano usati per "rubare" le primarie. Hilton stesso ha criticato i tempi dello scrutinio, ma martedì ha dichiarato di non aver visto alcuna prova di irregolarità: "Abbiamo avvocati che monitorano il processo e non abbiamo trovato nulla".

Il profilo dei due candidati

Hilton, 56 anni, è nato in Inghilterra ed è stato consigliere del primo ministro conservatore David Cameron prima di trasferirsi in California per seguire la carriera della moglie nella Silicon Valley. Ex commentatore di Fox News, ha ottenuto la cittadinanza americana cinque anni fa. La sua campagna per governatore ha puntato sul taglio delle tasse, compresa l'eliminazione dell'imposta sul reddito per i primi 100.000 dollari di guadagni, e su una critica radicale alla gestione democratica dello Stato. Tra i suoi maggiori finanziatori ci sono Rupert Murdoch e Sergey Brin, cofondatore di Google.

Ad aprile Hilton ha ricevuto l'endorsement di Trump, un sostegno che lo ha aiutato a imporsi nel campo repubblicano ma che rischia di pesargli a novembre in uno Stato dove il presidente resta profondamente impopolare. Nel 2024 Trump ha perso la California di oltre 20 punti percentuali.

Becerra, 68 anni, ex procuratore generale della California ed ex Segretario alla Salute nell'amministrazione Biden, è figlio di immigrati messicani di classe operaia ed è il primo latino a superare le primarie per governatore nello Stato. Se vincesse a novembre, diventerebbe il primo governatore latino della California in epoca moderna: l'ultimo a ricoprire la carica fu Romualdo Pacheco, che servì per dieci mesi nel 1875.

La sua ascesa è stata tutt'altro che lineare. A marzo il presidente del partito democratico californiano gli aveva chiesto di ritirarsi per fare spazio a un candidato più competitivo. Ma il ritiro improvviso del deputato Eric Swalwell, travolto da accuse di molestie sessuali, ha aperto una strada che Becerra ha percorso con una campagna moderata e a basso profilo. Nelle ultime settimane ha ricevuto il sostegno massiccio di lobby e gruppi di interesse, tra cui compagnie petrolifere, agenzie immobiliari, aziende tecnologiche, società elettriche e sanitarie, che hanno investito 54 milioni di dollari per appoggiarlo e per fermare Steyer, considerato troppo a sinistra.

Il governatore uscente Gavin Newsom, che non può ricandidarsi per limite di mandati ed è considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, si è schierato con Becerra subito dopo la certezza del ballottaggio. "Ha l'esperienza e la determinazione di cui la California ha bisogno", ha scritto sui social. Anche l'ex vicepresidente Kamala Harris ha espresso il suo sostegno.

La sfida di novembre oppone due visioni diverse dello Stato. Hilton promette una California che taglia le tasse e riduce la regolamentazione. Becerra rivendica l'eredità progressista dello Stato e si presenta come il candidato che "non si farà comprare né intimidire". In mezzo, una California che da vent'anni elegge solo democratici ma che in queste primarie ha mostrato segni di inquietudine verso lo status quo.

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