Stati Uniti e Qatar intendono sbloccare 6 miliardi di dollari iraniani congelati
Washington e Doha stanno studiando un meccanismo per dare a Teheran accesso ai fondi bloccati dalle sanzioni. È il primo incentivo economico previsto dall'accordo che ha posto fine alla guerra e riaperto lo Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti stanno lavorando con il Qatar a un piano per rendere disponibili all'Iran 6 miliardi di dollari di fondi finora congelati, destinati a spese umanitarie. Lo riferiscono al Wall Street Journal persone a conoscenza del dossier. Si tratterebbe del primo incentivo finanziario previsto dall'accordo firmato per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz.
Il piano per i fondi in Qatar
Il meccanismo, non ancora definito, punterebbe a consentire a Teheran di accedere a una parte dei circa 100 miliardi di dollari iraniani congelati nel mondo, partendo proprio dai 6 miliardi custoditi in Qatar. Secondo le fonti, Doha consentirebbe alla Banca Centrale iraniana di ordinare cibo, medicine e altri beni umanitari usando gli asset bloccati, in gran parte proventi della vendita di petrolio rimasti all'estero a causa delle sanzioni.
Il sistema potrebbe diventare un modello anche per la gestione delle altre riserve iraniane sparse nel mondo e rappresenterebbe l'avvio della prima tranche dei 24 miliardi di dollari che Teheran chiede di poter riottenere al più presto. L'Iran deve però ancora accettare il meccanismo. La proposta è una delle ipotesi che Washington porterà al tavolo nei prossimi due mesi di colloqui sul nucleare, dopo l'intesa che ha sospeso le ostilità e riaperto lo Stretto di Hormuz.
"Anche uno sblocco limitato degli asset può avere una doppia funzione: offrire un sollievo economico immediato e inviare un segnale politico di de-escalation", ha dichiarato al Wall Street Journal Sanam Vakil, direttrice per il Medio Oriente del think tank londinese Chatham House. "Si tratta di uno dei pochi incentivi concreti che l'Iran può ottenere da Washington per stabilizzare la propria valuta e alleggerire la pressione economica interna".
Le tensioni tra Trump e Mojtaba Khamenei
Molto, però, può ancora andare storto. Giovedì il nuovo Leader Supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha scritto su X che il presidente Trump avrebbe accettato di sospendere le ostilità "per disperazione". Trump ha replicato poco dopo: "Non siamo stati noi a cercare l'incontro per disperazione: è stato l'Iran. Sono FINITI. Noi rispetteremo i 60 giorni previsti dall'accordo, ma Teheran non riceverà denaro, nemmeno dieci centesimi.".
Ma nonostante le parole di Trump, in base all'accordo firmato mercoledì, gli Stati Uniti si sono impegnati a rendere gli asset iraniani "pienamente disponibili all'uso" e a negoziare un meccanismo per farlo. Un funzionario americano ha spiegato che i fondi continueranno ad affluire finché Teheran parteciperà ai colloqui in modo produttivo.
L'intesa con il Qatar si aggiunge ai miliardi di dollari che l'Iran otterrà dalla vendita di petrolio, che Washington ha accettato di autorizzare subito dopo la firma. In entrambi i casi, gli Stati Uniti hanno dato il via libera alla sospensione delle sanzioni e alle autorizzazioni necessarie per completare le transazioni.
Le critiche all'accordo
I critici dell'intesa sostengono che l'accordo offra all'Iran vantaggi significativi prima ancora di ottenere concessioni concrete sul programma nucleare. Il vicepresidente JD Vance e gli altri sostenitori del Memorandum replicano invece che l'intesa servirà ad alleggerire la pressione sull'economia globale, a evitare nuovi conflitti e a mantenere sotto controllo i benefici finanziari concessi a Teheran finché l'Iran non darà seguito alle richieste americane.
Il meccanismo allo studio ora con il Qatar darebbe, in effetti, agli Stati Uniti una maggiore visibilità sugli acquisti iraniani e più leva sull'uso dei fondi congelati di Teheran. "Abbiamo preso i loro soldi, non sono nostri, sono loro, e li abbiamo congelati", ha detto Trump mercoledì ai giornalisti, durante il vertice del G7 in Francia. "A un certo punto immagino che dovremo restituirli".
Il denaro, in gran parte frutto delle vendite di petrolio, è bloccato dalle sanzioni in Paesi come Cina, India, Iraq e Qatar. Nel 2023 l'Amministrazione Biden aveva autorizzato il trasferimento in Qatar di 6 miliardi di dollari di proventi petroliferi iraniani detenuti in Corea del Sud, nell'ambito di un accordo per liberare 5 cittadini americani prigionieri in Iran in cambio della scarcerazione di 5 iraniani detenuti negli Stati Uniti. Quei fondi dovevano essere usati per acquistare beni umanitari, ma Biden li congelò nuovamente in Qatar dopo gli attacchi lanciati da Hamas contro il sud di Israele il 7 ottobre 2023.
I colloqui per sbloccare i fondi congelati in Qatar sono iniziati a fine maggio, quando il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha guidato una delegazione a Doha. Quelle discussioni hanno poi contribuito a riattivare il negoziato sul Memorandum d'Intesa firmato mercoledì.
Per l'Iran l'accesso a valuta estera è sempre più urgente: il Paese ha bisogno di acquistare beni dall'estero mentre la crisi economica si aggrava, tra inflazione elevata e crollo della moneta locale. Lo sblocco dei fondi congelati può offrire un sollievo immediato, ma secondo gli analisti non basterà a risanare l'economia senza un alleggerimento molto più ampio delle sanzioni. Trump e altri alti funzionari americani ribadiscono che quel passo arriverà solo se Teheran soddisferà le richieste degli Stati Uniti sul nucleare.