Scott Pelley licenziato da CBS dopo lo scontro su "60 Minutes"
Il volto storico del programma è stato allontanato dopo aver accusato la nuova direttrice Bari Weiss di voler "uccidere" la trasmissione. È il quarto corrispondente a lasciare in poche settimane.
CBS News ha licenziato Scott Pelley, uno dei suoi giornalisti più noti, al culmine dello scontro sul futuro di "60 Minutes", il programma di informazione più seguito negli Stati Uniti. Pelley, 68 anni, era entrato alla CBS nel 1989, collaborava con "60 Minutes" dal 2004 e in passato aveva condotto anche il "CBS Evening News".
La rottura è arrivata dopo una riunione di redazione in cui Pelley ha accusato la nuova direttrice editoriale Bari Weiss di voler "uccidere 60 Minutes". Weiss non era presente all'incontro, durante il quale il giornalista ha contestato anche il licenziamento di Tanya Simon, precedente produttrice esecutiva del programma. Rivolgendosi al nuovo produttore esecutivo Nick Bilton, Pelley gli avrebbe detto di avere qualifiche "modeste" per guidare la trasmissione e di non essere "mai stato il benvenuto" a "60 Minutes".
A comunicare l'allontanamento è stato lo stesso Bilton, giornalista tecnologico e documentarista assunto la settimana precedente come nuovo produttore esecutivo. In una nota inviata allo staff martedì sera, ha scritto: "Abbiamo interrotto la collaborazione con Scott Pelley". In una lettera formale ottenuta dal New York Times, Bilton ha precisato che il giornalista era stato "licenziato per giusta causa con effetto immediato".
Le accuse alla nuova dirigenza
CBS News non ha voluto commentare. Poco dopo il licenziamento, però, Pelley ha difeso la propria dedizione a "60 Minutes" in un'intervista telefonica al New York Times. "Sono stato in zona di battaglia in Afghanistan", ha dichiarato. "Sono stato in zona di battaglia in Iraq. Sono stato più volte in Ucraina, rischiando la mia vita e la serenità della mia famiglia per la mia devozione al programma".
Nella sua lettera di licenziamento, Bilton ha usato toni molto duri. "Hai dirottato il mio primo incontro con lo staff per screditare me, le mie qualifiche e le mie intenzioni con notevole inciviltà e disprezzo", ha scritto, definendo l'episodio una "messa in scena ostile" e la prova dello scarso interesse di Pelley per il futuro della trasmissione. Il giornalista ha respinto l'accusa, sostenendo che quella lettera "tradisce una completa incomprensione di ciò per cui abbiamo lavorato e vissuto a 60 Minutes".
Pelley ha poi attaccato frontalmente la nuova dirigenza. "L'incompetenza e la mancanza di professionalità del nuovo management hanno creato il caos", ha detto, aggiungendo che "il crollo dei valori ai vertici è diventato insostenibile". Ha inoltre sostenuto che alcuni dirigenti gli avrebbero chiesto di introdurre elementi di parzialità nei servizi della stagione, senza però indicare episodi specifici.
Il futuro incerto di "60 Minutes"
Il licenziamento di Pelley è una delle decisioni più pesanti del mandato di Bari Weiss alla guida di CBS News. Weiss era stata nominata l'anno scorso da David Ellison, CEO di Paramount Skydance, la società che controlla l'emittente, con l'obiettivo di rinnovare la divisione news e spingerla verso il digitale. Giornalista d'opinione con poca esperienza televisiva, Weiss aveva criticato a lungo i media tradizionali e i rapporti con la redazione di "60 Minutes" erano stati tesi fin dall'inizio. A dicembre aveva bloccato un servizio su un megacarcere salvadoregno poco prima della messa in onda, sostenendo che fossero necessarie ulteriori verifiche.
La scelta appare ancora più rischiosa alla luce dei risultati del programma. Secondo Nielsen, nell'ultima stagione gli ascolti di "60 Minutes" erano cresciuti del 9% e la trasmissione resta una delle più viste della settimana negli Stati Uniti. Con l'uscita di Pelley, però, i corrispondenti rimasti sono soltanto tre: Lesley Stahl, 84 anni, Bill Whitaker, 74, e Jon Wertheim, 55. Nell'ultimo mese avevano già lasciato Sharyn Alfonsi e Cecilia Vega, entrambe licenziate, e Anderson Cooper, uscito volontariamente a fine stagione.
Bilton, che non ha mai lavorato nella televisione generalista ma ha firmato in passato documentari per Netflix e HBO, dovrà ora guidare un programma che ha perso quattro volti noti in poche settimane. All'Hollywood Reporter ha comunque detto di voler portare "60 Minutes" nel XXI secolo e su una nuova piattaforma digitale, anche attraverso l'ingresso di nuovi corrispondenti specializzati in singoli settori.