Rubio smentisce il Cremlino: "In Alaska Trump non strinse alcun accordo con Putin"
Il Segretario di Stato americano chiarisce che ad Anchorage ci fu soltanto una proposta, mai trasformata in intesa. Cade così la versione russa sul presunto "spirito di Anchorage", evocato per mesi da Mosca ma mai concretizzato.
Le presunta intese tra Donald Trump e Vladimir Putin di cui i funzionari russi parlano da mesi non sono mai esistite. Lo ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, smentendo categoricamente la versione su cui il Cremlino ha costruito gran parte del suo racconto sul vertice in Alaska.
L'incontro di Anchorage, nell'agosto dello scorso anno, fu il primo faccia a faccia tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump dall'inizio della guerra in Ucraina e la rielezione del secondo. Ma, secondo Rubio, in quell'occasione non venne chiuso alcun patto. "In Alaska non c'era alcun accordo. C'era solo una proposta, ma nessun accordo è stato raggiunto", ha affermato. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, restano pronti a svolgere un ruolo costruttivo nella ricerca di una soluzione al conflitto, se verrà loro richiesto. È su questo, ha detto, che Trump lavora da un anno e mezzo.
Lo "spirito di Anchorage" evocato da Mosca
I funzionari russi non hanno mai chiarito quali fossero, concretamente, le presunte intese raggiunte in Alaska. Eppure, negli ultimi mesi, hanno evocato più volte un presunto "spirito di Anchorage", presentandolo come la base politica di un possibile accordo con Washington.
Secondo Bloomberg, Putin dava per scontato che Trump avesse accettato la cessione completa del Donbass da parte dell'Ucraina, inclusa l'intera regione di Donetsk, che l'esercito russo non controlla integralmente. Le stime indipendenti più recenti attribuiscono a Mosca tra il 75% e l'85% del territorio regionale.
Fonti del Washington Post raccontano invece che ad Anchorage Putin pretendeva il controllo di tutte e quattro le regioni ucraine annesse unilateralmente dal Cremlino nel 2022. Solo in seguito avrebbe ammorbidito la posizione, dicendosi disposto a rinunciare ad alcune parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson.
Le accuse russe agli Stati Uniti
A dicembre 2025, durante il tradizionale incontro annuale con i miliardari russi, Putin avrebbe detto di essere pronto a uno "scambio di territori", a condizione però di ottenere l'intero Donbass. Lo riferiscono fonti di Kommersant, secondo cui il presidente russo si sarebbe lamentato del fatto che gli americani avessero abbandonato le intese raggiunte sotto la pressione degli europei.
Questa settimana, però, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha insinuato che il vertice di Anchorage fosse stato, in realtà, una mossa tattica per guadagnare tempo e armare meglio Kyiv. "Non voglio nemmeno sospettare che l'Alaska, come le altre iniziative europee, sia stata pensata per prendere tempo e riarmare il regime di Kyiv, non voglio nemmeno pensarci. Ma di fatto è andata come è andata", ha dichiarato.
Lavrov ha aggiunto che a questo punto Mosca non considera più gli Stati Uniti un "mediatore obiettivo" tra le due parti e ritiene di essere sottoposta a una pressione crescente attraverso le sanzioni.