QAnon si ribella a Trump: "Stanchi di essere trattati come spazzatura"
La Casa Bianca di recente ha rilanciato gli slogan e i simboli del movimento complottista per promuovere gli ordini esecutivi sul "calcolo quantistico", ma i seguaci di Q insorgono: per loro è appropriazione politica indebita dopo anni di promesse tradite.
Anche i seguaci di QAnon si sono alla fine rivoltati contro Donald Trump. Questa settimana la Casa Bianca ha lanciato una campagna social dai toni cospirazionisti per promuovere gli ordini esecutivi del presidente sul "calcolo quantistico", ottenendo però l’effetto opposto a quello sperato. Lo racconta The Bulwark in un articolo firmato da Will Sommer.
La campagna ha usato slogan e riferimenti tipici della galassia QAnon. Un ufficio del Dipartimento della Difesa, ad esempio, ha pubblicato su X la frase "Where we go one, we go quantum", rielaborazione del motto del movimento "Where we go one, we go all". Un altro post ha riprodotto un finto messaggio firmato da Q, la presunta fonte interna ai vertici dello Stato attorno alla quale ruota l’intera mitologia del movimento.
La reazione è stata durissima. "Abbiamo chiuso con l’essere trattati come spazzatura", ha scritto la promotrice QAnon Liz Crokin, accusando Trump di non aver mosso un dito mentre le vite dei credenti della teoria complottista venivano distrutte. Il movimento, che per anni lo aveva considerato una figura quasi messianica, destinata a smascherare lo "Stato profondo" e a inaugurare una nuova era, ora sembra essersi quindi stancato di lui.
Le promesse tradite e il caso Epstein
Le ragioni della rottura sono diverse, ma il nucleo è uno solo: Trump aveva ripetutamente promesso gli arresti degli esponenti dello "Stato profondo", ma non ha mai mantenuto questa promessa. Ha poi cercato di bloccare la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein, un tema centrale nell’immaginario complottista di QAnon, e ora si è riappropriato degli slogan del movimento solo quando gli è tornato utile. Per molti seguaci delusi, è un gesto sgradevole e offensivo.
La voce più dura è sicuramente quella di Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana della Georgia e un tempo la più nota sostenitrice di QAnon al Congresso. Greene ha lasciato la Camera dei Rappresentanti all’inizio del 2026 proprio dopo la rottura con Trump, legata anche ai suoi tentativi di frenare la diffusione dei documenti su Epstein. In un video pubblicato questa settimana ha attaccato frontalmente la Casa Bianca: "Adesso provano a tirare fuori questa robaccia di Q e la propaganda per prendervi di nuovo in giro", ha detto.
Greene ha poi rievocato uno degli episodi più imbarazzanti per i fan del presidente. Durante la campagna del 2020, lo staff di Trump aveva bandito magliette e cartelli con i simboli di QAnon dai comizi, dopo che la presenza sempre più vistosa dei seguaci della teoria complottista aveva iniziato a spaventare gli elettori. "Il team di Trump non voleva essere associato alla folla di QAnon, si vergognavano dei seguaci di Q", ha dichiarato.
Il filone "quantum" e l’ambiguità della Casa Bianca
Il video di Greene ha scatenato una nuova ondata di proteste. Una figura nota online come "QAnon John" ha rincarato la dose: secondo lui, i post recenti rivelano la disperazione politica del presidente, anche a causa di scelte giudicate apertamente filo-israeliane. La propaganda di Q, ha scritto, servirebbe soltanto a cercare di "riportare all’ovile i fedeli ingannati".
Per la Casa Bianca è difficile sostenere che si sia trattato di un equivoco. Anche il tema del "calcolo quantistico" fa già parte della tradizione di QAnon, segno che il riferimento non era casuale. La fazione "quantum" è tra le più estreme del movimento: il suo punto di riferimento era un uomo che si faceva chiamare "Baby Q", leader di una setta in Arizona. Sosteneva di essere un viaggiatore nel tempo, ma poi si è dichiarato colpevole di estorsione e ha scontato una pena in carcere.
Nessuno però incarna meglio l’ambiguità di questa operazione di Bobby Levy, responsabile del team di risposta rapida della Casa Bianca e tra i più attivi nella campagna "quantum". Levy ha pubblicato slogan come "Activation Word: Ronald McDonald" e "i patrioti hanno ancora il controllo", entrambi marchi di fabbrica di QAnon. Eppure non è mai stato un vero simpatizzante del movimento. I seguaci di Q, abilissimi a scavare negli archivi online, hanno infatti ritrovato un suo tweet del 2021 in cui chiedeva di internarli. "Quelli di Q non vanno mai presi sul serio", aveva scritto. "Riaprite i manicomi!"