Perché la nuova strategia antiterrorismo di Trump è piena di errori
Il piano firmato dall'amministrazione Trump include antifascisti e attivisti transgender tra le minacce principali, mentre l'Iran torna centrale dopo due mesi di guerra. L'autore è Sebastian Gorka.
L'amministrazione Trump ha pubblicato la Strategia antiterrorismo degli Stati Uniti per il 2026, un documento che secondo Tom Nichols sull'Atlantic non costituisce una vera strategia ma piuttosto una raccolta delle preoccupazioni politiche del presidente, ripresentate sotto l'etichetta di "antiterrorismo". Il testo, breve e costellato di errori di battitura, dedica ampio spazio alle accuse contro l'amministrazione di Joe Biden, accusata di aver usato i poteri del governo per colpire avversari politici nell'interesse di chi voleva mantenere al potere o far vincere le elezioni.
Il documento identifica tre categorie di minacce principali. La prima è il terrorismo jihadista, che il rapporto attribuisce in parte alle politiche delle "guerre infinite" delle precedenti amministrazioni repubblicane e all'appoggio dato a regimi sponsor del terrorismo come l'Iran sotto le amministrazioni democratiche. La seconda categoria, "narcoterroristi e gang transnazionali", appare costruita per giustificare a posteriori gli attacchi americani contro imbarcazioni al largo delle coste dell'America Latina, trasformando quelle che potrebbero configurarsi come azioni illegali in parte di una strategia.
La terza categoria è la più controversa e riguarda gli "estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e antifascisti". Il documento li descrive come "anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici" e promette di mapparli sul territorio nazionale, identificarne i membri, tracciare i legami con organizzazioni internazionali come Antifa e usare gli strumenti delle forze dell'ordine per neutralizzarli prima che possano ferire o uccidere. La strategia annuncia inoltre azioni contro gli stati che sponsorizzerebbero questi gruppi, senza però specificare quali siano.
L'Iran viene definito "la più grande minaccia agli Stati Uniti proveniente dal Medio Oriente". Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla Strategia di sicurezza nazionale del 2025, che soltanto un anno fa ridimensionava il pericolo iraniano. Il rapporto affronta anche la persecuzione dei cristiani in Africa e altrove, definendoli "il popolo più perseguitato sulla Terra", una formulazione che secondo Nichols sembra pensata per compiacere la base evangelica del presidente.
Nonostante si presenti come una strategia, il documento contiene poche indicazioni operative concrete. Le raccomandazioni si limitano a obiettivi generici come identificare attori e complotti terroristici prima che si manifestino, tagliare i loro finanziamenti e canali di reclutamento, distruggerli con azioni di autodifesa contro minacce imminenti. Mancano discussioni specifiche su priorità, obiettivi e strumenti del potere nazionale da impiegare, oltre che sui rischi delle diverse opzioni.
Diversi esperti di terrorismo hanno espresso giudizi severi. Juliette Kayyem, esperta di sicurezza, ha dichiarato all'Atlantic che documenti di questo tipo dovevano servire a "guidare le agenzie di intelligence e le forze dell'ordine" e a informare la cittadinanza, mentre questo rapporto "prende in giro il pubblico americano" invece di informarlo. L'analista Kabir Taneja ha scritto su X che il documento "sembra scritto da uno stagista". Lo studioso Colin P. Clarke ha aggiunto sempre su X che "i professionisti competenti dell'antiterrorismo devono essere inorriditi da questa sbobba" e ha assegnato al testo un voto di D+.
L'autore principale del documento è Sebastian Gorka, vice assistente del presidente e direttore senior per l'antiterrorismo. Durante il primo mandato di Trump, Gorka aveva ricoperto un ruolo analogo per soli sette mesi, occupandosi soprattutto di difendersi dalle accuse di legami con un gruppo di estrema destra ungherese e di ottenere un nullaosta di sicurezza. Dopo l'uscita dalla Casa Bianca si era dedicato a podcast, apparizioni televisive e alla vendita di integratori a base di olio di pesce.
Il profilo accademico di Gorka è stato oggetto di critiche. Ha conseguito il dottorato nel 2008 in un'università ungherese di scarso prestigio e ha pubblicato pochi lavori scientifici. In un'intervista al Washington Post del 2017, Gorka aveva difeso il proprio approccio dicendo che gli interessava sapere se qualcuno sul campo leggesse i suoi articoli, definendosi una persona che sostiene "i più coraggiosi tra i coraggiosi", cioè i combattenti. Lo stesso quotidiano aveva riportato che, durante il suo incarico alla Marine Corps University, Gorka non era stato assunto come dipendente pubblico al pari degli altri docenti, ma occupava una cattedra finanziata da Thomas Saunders III, un importante donatore del Partito Repubblicano. Un ex docente militare aveva detto al Post che l'insegnamento di Gorka "rendeva semplice una situazione difficile e complessa e confermava i pregiudizi e le supposizioni degli ufficiali". Un altro professore lo aveva descritto come "altisonante e showman".
Gorka sostiene di essere esperto di jihadismo e terrorismo mediorientale pur non parlando alcuna delle lingue della regione e avendo trascorso poco tempo nell'area fino a tempi recenti. Pretende anche di essere chiamato "dottore", una scelta non comune tra chi possiede un dottorato.
La pubblicazione del documento sarebbe stata sollecitata da un'inchiesta giornalistica. Il mese scorso la reporter di ProPublica Hannah Allam aveva pubblicato un articolo intitolato "Lo zar dell'antiterrorismo senza un piano antiterrorismo", in cui ricordava che Gorka prometteva la strategia da quasi un anno senza mai consegnarla. Nell'estate scorsa aveva detto di essere "sul punto" di presentare il piano, espressione ripetuta a ottobre e di nuovo a gennaio. Quando Allam aveva chiesto un commento, Gorka aveva rifiutato e su X l'aveva definita una "mercenaria anti-americana". Il 4 maggio Allam ha pubblicato un nuovo articolo notando che "esattamente due mesi dopo l'inizio della guerra con l'Iran" la strategia antiterrorismo di Gorka ancora non era apparsa. Due giorni dopo la Casa Bianca ha diffuso il documento.
Il contesto operativo aggrava le criticità. Il Consiglio di sicurezza nazionale è in stallo, perché il suo direttore Marco Rubio è anche segretario di Stato. Il Dipartimento della Difesa e l'FBI sono guidati da figure che, secondo Nichols, sono ben al di sotto del livello richiesto. Nel frattempo, secondo la Central Intelligence Agency, il regime di Tehran è sopravvissuto a due mesi di operazioni militari, conserva capacità sostanziali e non è vicino al collasso.