I Dem forzano il voto sugli aiuti all'Ucraina e nuove sanzioni a Mosca
La procedura per forzare il voto in Aula ha raggiunto la soglia delle 218 firme. Il testo può ora aggirare la leadership repubblicana e arrivare direttamente in aula. Il pacchetto prevede 1,3 miliardi di dollari in aiuti militari, fino a 8 miliardi in prestiti e nuove sanzioni contro la Russia.
I deputati democratici della Camera dei Rappresentanti hanno raccolto le firme necessarie per aggirare lo speaker repubblicano Mike Johnson e portare al voto in aula un nuovo pacchetto per l'Ucraina, che combina aiuti militari, prestiti diretti e sanzioni contro la Russia. È l'ottava volta in tre anni che una coalizione trasversale ricorre alla stessa procedura per forzare la mano alla leadership repubblicana.
Lo strumento si chiama discharge petition: una petizione che, una volta raggiunta la soglia delle 218 firme, obbliga la Camera a votare un disegno di legge anche contro la volontà dello Speaker che normalmente controlla i lavori parlamentari. Negli ultimi anni è diventata l'arma con cui maggioranze trasversali aggirano i blocchi imposti dai vertici di partito. Solo nel 119esimo Congresso, riporta Axios, ha già funzionato diverse volte: ha sbloccato il voto per delega alla Camera, la pubblicazione dei file Epstein e l'estensione dei crediti d'imposta dell'Affordable Care Act. Ora tocca al dossier Ucraina, anche se il voto vero e proprio non dovrebbe arrivare prima del Memorial Day.
La firma decisiva di Kiley
A presentare la petizione è stato Greg Meeks, deputato democratico e membro di più alto rango dell'opposizione nella Commissione Affari Esteri della Camera. La soglia è stata raggiunta però solo grazie alla firma decisiva di Kevin Kiley, deputato della California che a marzo ha lasciato il Partito Repubblicano per passare tra gli indipendenti, pur continuando a sedere con i repubblicani.
Hanno firmato a favore anche tutti i 215 democratici e altri 2 deputati repubblicani, Brian Fitzpatrick della Pennsylvania e Don Bacon del Nebraska, entrambi tra i più convinti sostenitori di Kyiv. "I recenti progressi ucraini hanno aperto una finestra per la pace, ma il collasso del cessate il fuoco dimostra che serve leva negoziale perché la diplomazia funzioni", ha dichiarato Kiley in una nota.
Il testo della proposta di legge che verrà votata dall'aula autorizza 1,3 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza e altre forme di sostegno all'Ucraina, fino a 8 miliardi in prestiti diretti e nuove sanzioni contro la Russia. Alla Camera i numeri ci sono, ma il provvedimento rischia comunque di fermarsi al Senato dove servono 60 voti per il passaggio o alla Casa Bianca sulla scrivania del presidente Trump.
È questo il limite politico della discharge petition in grado di forzare un voto, ma non di garantire l'approvazione definitiva di una legge. In questo caso serve soprattutto a mettere la maggioranza repubblicana davanti alle proprie divisioni interne, più che a riaprire davvero il rubinetto degli aiuti statunitensi a Kyiv.