Trump nega un'intesa con Putin sulla cessione del Donbass, Mosca punta a alzare il prezzo della pace
Secondo il Financial Times, i vertici militari russi hanno convinto il leader del Cremlino per l'ennesima volta che il fronte ucraino crollerà presto. Per motivi opposti, Kyiv e Mosca non credono più nel negoziato mediato dagli Stati Uniti.
I vertici militari russi hanno convinto ancora una volta Vladimir Putin che le loro forze possono conquistare l'intero Donbass entro l'autunno. Lo scrive il Financial Times, secondo cui Russia e Ucraina non credono più in una vera ripresa dei negoziati mediati dagli Stati Uniti, nemmeno dopo la fine della guerra in Medio Oriente. Negli ultimi mesi Putin ha concentrato – senza granchè successo – lo sforzo militare sulla conquista di nuovi territori ucraini e, secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, intende ampliare le proprie richieste se dovesse riuscire a completare l'occupazione della regione orientale.
Prima di partire per Pechino, dove martedì incontrerà Xi Jinping, Donald Trump ha però negato di avere mai raggiunto un'intesa con Putin sulla cessione del Donbass alla Russia. A un cronista che gli chiedeva se esistesse un accordo di questo tipo con il leader del Cremlino, il presidente americano ha risposto semplicemente: "No". La smentita arriva dopo che Mosca ha indicato il ritiro delle truppe ucraine dall'intero Donbass come condizione per proseguire i colloqui di pace con Kyiv. La richiesta riguarda soprattutto la parte della regione di Donetsk ancora controllata dagli ucraini, mentre la vicina Luhansk è già quasi interamente in mano russa.
Q: Can there be any understanding between you and Putin that Russia should get entire Donbas?
— Aaron Rupar (@atrupar) May 12, 2026
TRUMP: No pic.twitter.com/5hV4IioV0u
Vadym Skibitskyj, vicecapo dell'intelligence militare ucraina, ha detto al Financial Times che un eventuale successo russo nel Donbass permetterebbe al Cremlino di pretendere anche la cessione delle intere regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Sono due territori che Mosca sostiene di aver annesso nel 2022, ma che restano ancora in buona parte, inclusi i rispettivi capoluoghi regionali, sotto controllo ucraino. Al vertice in Alaska della scorsa estate, Putin aveva offerto a Trump di congelare la linea del fronte in quelle due regioni in cambio dell'accoglimento delle sue richieste sul Donbass.
La forbice di Putin: le ambizioni del Cremlino contro i numeri reali al fronte
I generali russi hanno convinto Putin che il Donbass possa cadere entro l'autunno. Ma i dati raccontano un'altra storia: al ritmo attuale, circa 370 km² al mese, conquistare la sola regione di Donetsk richiederebbe anni. E negli ultimi due mesi la dinamica si è persino rovesciata: ad aprile Mosca ha perso più territorio di quanto ne abbia guadagnato.
L'avanzata russa rallenta da mesi, e a marzo si è persino invertita
I km² di territorio ucraino conquistato o perso dalle forze russe ogni 4 settimane. Dato ISW elaborato da Russia Matters.
Per 2 mesi consecutivi, marzo e aprile 2026, la Russia ha perso più territorio di quanto ne abbia conquistato. A questo ritmo, secondo l'ISW, per completare la conquista della sola regione di Donetsk servirebbero almeno 2 o 3 anni di guerra.
3 delle 4 regioni rivendicate restano ancora in parte sotto controllo ucraino
Le quattro regioni che Mosca dichiara annesse dal 2022. Ogni barra mostra la quota controllata oggi dalla Russia, la linea tratteggiata indica il 100% rivendicato dal Cremlino.
Un milione di perdite tra morti e feriti gravi, energia in crisi: la guerra logora entrambi i Paesi
Le stime più recenti sulle vittime militari e gli effetti incrociati delle campagne di droni sulle infrastrutture energetiche.
Nel mese di aprile 2026 la Russia è stata costretta a tagliare la produzione di 300-400 mila barili al giorno rispetto al primo trimestre — secondo Reuters si tratta del calo più ripido in 6 anni. I droni hanno reso entrambi gli Stati vulnerabili nei punti vitali: l'energia per Kyiv, l'export per Mosca.
Le ambizioni del Cremlino vanno ben oltre il solo Donbass
Le ambizioni oltre il Donbass
Le ambizioni del leader russo, però, sembrano già andare ben oltre il Donbass. Secondo due fonti coinvolte nei canali diplomatici, l'obiettivo finale resta imporre il controllo russo sull'Ucraina almeno fino alla riva occidentale del Dnipro, includendo potenzialmente Kyiv e il porto di Odesa, sul Mar Nero. "Non prenderà Zaporizhzhia, non prenderà il Donbass, non prenderà Kherson. Ma ricordiamoci che il piano è sempre stato prendere Kyiv. Il compito è stato fissato e va portato a termine", ha detto una delle fonti al Financial Times. "I suoi gli stanno dicendo che gli ucraini sono in difficoltà, che il fronte sta crollando e che hanno finito gli uomini".
La situazione militare sul campo, però, racconta ben altro. Kherson e Zaporizhzhia sarebbero obiettivi persino più difficili del Donbass: entrambi i capoluoghi di regione si trovano oltre il Dnipro, lungo linee da cui le truppe russe si sono ritirate o che non sono mai riuscite a controllare stabilmente. Ciò nonostante, Putin continua a usare formule ambigue. Alla domanda se gli attacchi ucraini con droni rendessero necessario estendere più in profondità una "zona di sicurezza", ha risposto: "Ti sei già risposto da solo. Dobbiamo assicurarci che nessuno minacci nessuno, e basta". Una frase volutamente vaga, che lascia intravedere rivendicazioni territoriali più ampie di quelle già avanzate ufficialmente.
A Kyiv, intanto, i funzionari ucraini si sentono sempre meno esposti alle pressioni di Washington per un'intesa rapida e sfavorevole. L'esercito ucraino ha rallentato con successo l'avanzata russa negli ultimi mesi e ha aumentato i costi per Mosca con raid di droni in profondità contro infrastrutture energetiche e logistiche, depositi di munizioni e alloggiamenti militari. "Non c'è stato alcun progresso ottenuto dalla parte americana con la Russia", ha detto al quotidiano britannico un funzionario ucraino. "Tutto ciò che poteva essere negoziato è già stato fatto".
Trump promette un accordo, Kyiv respinge le concessioni
Trump continua invece a mostrarsi ottimista. Ha promesso che "farà tutto il necessario" per arrivare a un'intesa e ha ribadito che la guerra scatenata dal Cremlino sta per finire. "Penso che raggiungeremo un accordo tra Russia e Ucraina", ha dichiarato. Non ha escluso nemmeno un viaggio in Russia entro la fine dell'anno: alla domanda di un cronista ha risposto "è possibile". Nel breve scambio con i giornalisti, Trump ha però anche ribadito la sua lettura del sistema internazionale: per lui le vere superpotenze sono solo due, Stati Uniti e Cina. Washington, ha detto, è "il Paese militarmente più potente sulla Terra", mentre Pechino è "considerata la seconda più potente". "Nessuno si avvicina nemmeno a noi. E questo è evidente, che si tratti del Venezuela o dell'Iran", ha aggiunto.
Le aperture di Trump a Putin si scontrano però con la posizione di Kyiv. Volodymyr Zelensky ha già respinto pubblicamente l'idea di cedere il Donbass in cambio di un cessate il fuoco: rinunciare a quella linea di difesa, sostiene, esporrebbe il resto del Paese a nuove offensive russe. Un piano di pace concordato senza l'Ucraina, ha avvertito, sarebbe "nato morto". Trump e Putin si sono già incontrati una volta, ad agosto in Alaska. Un secondo vertice, previsto a Budapest in ottobre, è stato poi annullato all'ultimo dalla Casa Bianca.
Nonostante tutto, la scorsa settimana Trump ha dichiarato che "ogni giorno ci avviciniamo di più" a un accordo, dopo aver mediato un breve cessate il fuoco. Ma nessuna delle due parti sembra vedere un'utilità concreta nel proseguire i negoziati. I funzionari statunitensi negano di aver fatto pressioni su Kyiv, mentre Mosca sostiene che non abbia senso trattare finché l'Ucraina non si ritirerà dal Donbass. "La verità è che la Russia sta ancora cercando di ottenere diplomaticamente ciò che non è in grado di conquistare sul campo, mantenendo richieste massimaliste", ha detto al Financial Times un alto diplomatico tedesco. "Le azioni della Russia contraddicono chiaramente qualsiasi presunta disponibilità a negoziare".
Il negoziato si allontana
Da parte sua, Putin ha respinto sia le offerte di mediazione europee sia la richiesta ucraina di un summit in territorio neutrale. Lo scorso fine settimana ha indicato come possibile interlocutore negoziale l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, oppure "un leader di cui loro si fidano e che non abbia detto cose cattive su di noi". Kaja Kallas, capo della diplomazia europea, ha replicato che "non sarebbe molto saggio" lasciare a Putin la scelta del rappresentante europeo per i negoziati. La vicinanza di Schröder al Cremlino, ha osservato, equivarrebbe ad averlo "seduto da entrambi i lati del tavolo". Ancora più netta la posizione del Ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha, che si è detto "categoricamente contrario" a questa ipotesi.
Intanto la crescente vulnerabilità russa agli attacchi dei droni ucraini ha costretto Mosca a tenere una versione ridotta della parata della Vittoria sulla Piazza Rossa: per la prima volta in quasi vent'anni l'esercito russo ha sfilato senza mezzi corazzati. In una rara conferenza stampa, Putin ha comunque rivendicato che le sue forze stanno puntando alla "sconfitta definitiva del nemico", che a suo dire arriverà presto nonostante il sostegno occidentale a Kyiv.