Hamas usò stupri e violenze sessuali come strategia deliberata il 7 ottobre
Un'inchiesta indipendente israeliana documenta su 300 pagine stupri, torture sessuali e mutilazioni compiute da Hamas, basandosi su oltre 430 testimonianze e 10.000 immagini analizzate in due anni.
Stupri, torture sessuali, mutilazioni dei corpi e abusi compiuti anche dopo la morte delle vittime. La violenza sessuale durante l'attacco del 7 ottobre 2023 in Israele non fu un eccesso isolato, ma una strategia deliberata e sistematica di Hamas e degli altri gruppi armati palestinesi. È la conclusione di un rapporto di 300 pagine pubblicato dalla Civil Commission on October 7 Crimes by Hamas against Women and Children, un'organizzazione non governativa israeliana indipendente, anticipato in esclusiva alla CNN e diffuso il 12 maggio.
Il documento, intitolato "Silenced No More", rappresenta la raccolta di prove più completa finora prodotta sulla violenza sessuale e di genere commessa durante l'assalto, in cui furono uccise circa 1.200 persone e 251 prese in ostaggio. L'inchiesta si basa su 430 interviste formali e informali con sopravvissuti, testimoni, ex ostaggi, esperti e familiari delle vittime, sull'analisi di oltre 10.000 fotografie e segmenti video, di cui molti girati dagli stessi aggressori, e su circa 1.800 ore di lavoro di esame del materiale visivo.
A guidare l'inchiesta è Cochav Elkayam-Levy, esperta di diritto internazionale e fondatrice della Civil Commission, insignita nel 2024 dell'Israel Prize, la più alta onorificenza civile del paese. "Il dato più importante è che la violenza sessuale il 7 ottobre e contro gli ostaggi in cattività è stata una strategia calcolata di Hamas", ha dichiarato Elkayam-Levy alla CNN. Al Times of Israel ha aggiunto che la violenza fu progettata "non solo per brutalizzare le vittime ma anche per terrorizzare la società israeliana nel suo complesso".
Il rapporto identifica tredici diversi tipi di violenza sessuale documentati durante l'attacco e nella prigionia degli ostaggi, tra cui stupri, stupri di gruppo, torture sessuali, mutilazioni, esecuzioni collegate alla violenza sessuale, abusi compiuti su cadaveri e aggressioni sessuali perpetrate davanti ai familiari delle vittime. La Commissione ha concluso che gli atti commessi costituiscono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio secondo il diritto internazionale.
Tra le testimonianze raccolte ci sono quelle di ex ostaggi che hanno parlato pubblicamente dei loro abusi, tra cui Romi Gonen, Rom Braslavski, Arbel Yehud, Amit Soussana, Ilana Gritzewsky e Guy Gilboa-Dalal. Altre vittime hanno condiviso le loro esperienze solo in forma riservata con esperti, investigatori e personale medico. Il rapporto include anche accuse mai rese pubbliche, tra cui il caso di due minori che, mentre erano tenuti in ostaggio a Gaza, sarebbero stati costretti dai loro carcerieri a compiere atti sessuali l'uno sull'altro. La Commissione descrive questo episodio come parte di un modello distinto di violenza che colpiva i familiari sfruttando i legami di parentela come strumento di terrore.
Particolarmente dettagliate sono le testimonianze raccolte presso il festival musicale Nova, dove furono uccise oltre 370 persone. Una sopravvissuta, Darin Komarov, nascosta nelle immediate vicinanze, ha riferito alla Commissione di aver sentito uno stupro di gruppo: "Si passavano la vittima l'uno con l'altro. Era probabilmente ferita, a giudicare dalle sue urla. Urla che non si sono mai sentite da nessuna parte". Il suo racconto è stato confermato da un'altra testimone e da persone che hanno successivamente visto i corpi delle vittime con i vestiti strappati, le gambe divaricate e le parti intime mutilate. Il rapporto documenta almeno sei episodi diversi di testimoni diretti di stupri o stupri di gruppo, tutti seguiti dall'uccisione delle vittime.
Anche gli uomini furono oggetto di violenza sessuale. Un sopravvissuto al festival Nova, identificato solo con la lettera D, ha raccontato di essere stato vittima di uno stupro di gruppo e di torture. Numerosi cadaveri furono trovati con segni evidenti di mutilazione, in particolare nei volti e nelle zone intime. Decine di vittime presentavano colpi di arma da fuoco o ustioni nel torace e nei genitali, spesso inflitti dopo la morte. Le mutilazioni, secondo Elkayam-Levy, avevano una funzione precisa: "La violenza sessuale serve a torturare, a umiliare. Hanno mutilato gli organi intimi delle vittime, hanno bruciato le aree genitali, creando un dolore e una sofferenza che verranno ricordati per generazioni".
Un elemento centrale dell'analisi riguarda la diffusione deliberata delle immagini della violenza sui social network. Gli aggressori filmarono gli abusi e le uccisioni e fecero circolare il materiale attraverso le piattaforme online, in alcuni casi utilizzando gli account personali delle vittime stesse e inviando direttamente alle famiglie le immagini dei propri cari. Molti familiari appresero così la sorte dei loro congiunti. Secondo il rapporto, questa pratica trasformò la violenza in uno strumento di guerra psicologica diretto non solo contro le vittime ma contro l'intera società israeliana.
La questione della violenza sessuale del 7 ottobre è stata politicamente controversa fin dall'inizio. Alcune ricostruzioni diffuse subito dopo l'attacco da funzionari israeliani si rivelarono poi false, mentre alcune prove forensi andarono perdute perché i primi soccorritori, in molti casi volontari senza formazione specifica, dovettero operare in una zona di combattimento attiva e si concentrarono sull'identificazione e sulla sepoltura delle vittime. Hamas ha sempre negato che la violenza sessuale sia avvenuta. Per rispondere ai negazionisti, il team di circa 25 esperti che ha lavorato all'inchiesta ha incrociato ogni testimonianza con altre fonti, ha collaborato con ricercatori che hanno geolocalizzato foto e video, e ha scelto di non utilizzare materiale ottenuto dagli interrogatori statali per garantire l'indipendenza del lavoro.
In precedenza, la rappresentante speciale dell'Onu sulla violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, aveva concluso che esistono "fondati motivi per ritenere" che si siano verificati episodi di violenza sessuale, inclusi stupri e stupri di gruppo. Il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan aveva chiesto mandati di arresto contro tre leader di Hamas anche per stupro e altre forme di violenza sessuale, ma il procedimento è stato chiuso dopo l'uccisione dei tre nell'offensiva israeliana a Gaza.
L'archivio digitale che contiene tutto il materiale raccolto resterà non accessibile al pubblico per un periodo determinato, a tutela della privacy delle vittime, ma potrà servire in futuro a sostenere eventuali procedimenti giudiziari. Il 12 maggio la Knesset ha approvato una legge che istituisce un tribunale speciale per processare i circa 300 terroristi catturati dalle forze di sicurezza israeliane il 7 ottobre e nei giorni successivi, includendo specificamente i "crimini sessuali" tra i capi d'imputazione.
Il rapporto è stato sostenuto pubblicamente da diverse personalità di rilievo internazionale, tra cui l'ex segretaria di Stato americana Hillary Clinton, l'ex consigliera dell'Onu per la prevenzione del genocidio Alice Wairimu Nderitu, l'ex ministro della Giustizia canadese Irwin Cotler, l'ex presidente della Corte Suprema israeliana Aharon Barak e Sheryl Sandberg. Elkayam-Levy ha annunciato che il rapporto sarà inviato ai parlamenti nazionali e ai decisori politici stranieri perché diventi un documento ufficiale e riconosciuto.