La Florida chiude "Alligator Alcatraz", il centro di detenzione migranti nelle paludi
Il governo lo considera troppo costoso e inefficace. I detenuti saranno trasferiti entro giugno, mentre lo Stato della Florida attende ancora 608 milioni di dollari di rimborsi federali.
La Florida chiuderà "Alligator Alcatraz", il centro di detenzione per migranti aperto con molta enfasi lo scorso luglio nelle Everglades. Lo riporta il New York Times, citando un funzionario federale e tre persone a conoscenza delle operazioni della struttura. Martedì pomeriggio i responsabili del centro hanno comunicato ai fornitori che l'attività cesserà presto: i detenuti saranno trasferiti in altre strutture entro l'inizio di giugno e il centro sarà smantellato nelle settimane successive. Al momento, non è ancora chiaro dove saranno spostati i migranti. Secondo i dati dell'Immigration and Customs Enforcement, ad aprile la struttura ospitava circa 1.400 persone.
A spingere verso la chiusura sono soprattutto i costi eccessivi. Il Dipartimento di Sicurezza Interna ha concluso che il centro è inefficace e troppo oneroso. L'amministrazione statale di DeSantis spende oltre un milione di dollari al giorno per tenerlo operativo in un'area isolata tra Miami e Naples, e la Florida non ha ancora ricevuto i 608 milioni di dollari di rimborso federale richiesti per coprire circa un anno di gestione. La decisione arriva pochi giorni dopo che il New York Times aveva già rivelato i colloqui in corso tra lo Stato della Florida e l'Amministrazione Trump sulla possibile chiusura.
Il nodo dei fornitori e la stagione degli uragani
Il quadro è reso più fragile dalla situazione dei fornitori privati assunti dallo Stato, che faticano ad anticipare le spese. Uno di loro, rimasto anonimo per timore di ritorsioni, ha detto al New York Times che la Florida non paga alcune loro fatture da oltre 200 giorni. Il problema rischia di esplodere il primo giugno, quando inizierà anche la stagione degli uragani: molti degli stessi fornitori sono impiegati anche negli interventi di emergenza, come la rimozione dei detriti dopo le tempeste, e senza liquidità potrebbero non essere in grado di operare.
Sul centro pesano però anche le denunce di detenuti, familiari, avvocati e attivisti, che hanno descritto a più riprese condizioni igieniche e di vita inumane. Le autorità statali hanno sempre respinto le accuse. A contestare la struttura sono anche i gruppi ambientalisti, contrari alla costruzione del centro in un'area protetta delle Everglades. "Non molleremo finché Alligator Alcatraz non sarà chiusa e i danni alle Everglades non saranno completamente sanati", ha dichiarato Eve Samples, direttrice esecutiva di Friends of the Everglades. "Questa trovata politica è stata un fallimento sotto ogni profilo".
Invece lunedì, parlando ai giornalisti a Fort Myers, DeSantis aveva detto che i funzionari federali non gli avevano ancora comunicato l'intenzione di chiudere il centro. Allo stesso tempo, però, aveva chiarito che senza nuovi detenuti inviati da Washington lo Stato non lo avrebbe tenuto aperto. Il governatore ha aggiunto che un secondo centro di detenzione statale, a ovest di Jacksonville, resterà invece operativo. DeSantis ha poi avvertito i repubblicani di non arretrare sulla linea dura contro l'immigrazione in vista delle elezioni di midterm di novembre. "Sarebbe un grosso problema politico voltare le spalle alla missione di espulsioni", ha detto.