La candidatura di Graham Platner al Senato per il Maine, naufragata dopo una serie di accuse, ha aperto nel Partito Democratico una discussione su come riconquistare gli elettori della classe lavoratrice.
Platner, allevatore di ostriche ed ex militare, era stato reclutato nell'estate del 2025 da due attivisti dell'area socialista-democratica, Daniel Moraff e Leanne Fan, in cerca di un candidato per sfidare la senatrice repubblicana Susan Collins. Come lo stesso Platner ha raccontato a Jon Stewart, alcune persone che da mesi lavoravano nel Maine con l'AFL-CIO (la principale confederazione sindacale americana) si presentarono a casa sua a fine luglio. Cercavano "una persona della classe lavoratrice" da candidare su "politiche economiche da classe lavoratrice".
Nel giro di poche settimane lo convinsero a correre promettendogli l'appoggio del senatore Bernie Sanders. Platner annunciò la candidatura a metà agosto e ottenne quell'appoggio entro il Labor Day, la festa del lavoro americana di inizio settembre. Moraff ha poi ammesso al Wall Street Journal che nessuno aveva fatto una verifica approfondita sul passato del candidato.
Il giornalista Galen Druke ha dedicato alla vicenda una puntata del suo podcast GD Politics. La sua ospite era Joan C. Williams, docente di diritto alla University of California Law San Francisco, autrice di Outclassed: How the Left Lost the Working Class and How to Win Them Back e tra le più note studiose del rapporto tra classe sociale e politica negli Stati Uniti.
Williams sostiene che i democratici continuino a confondere l'estetica della classe lavoratrice con i suoi valori. Reclutare candidati che sembrano operai serve a poco, se il partito non rispetta il modo in cui quegli elettori vedono il mondo.
La classe lavoratrice, nella definizione di Williams, non coincide con i poveri, cioè con il 30% più basso delle famiglie per reddito. È il 50% centrale, senza laurea. Sono persone con lavori di routine, ancora stabili economicamente ma spaventate dall'idea di scivolare fuori dalla classe media.
Nel 2016 l'etichetta usata nelle analisi del voto, "elettori senza laurea", fece pensare ai più poveri. Il consenso del presidente Donald Trump, spiega la studiosa, viene invece da questo ceto intermedio.
"Indossare un costume non è un buon modo per conquistare nessun elettore, tanto meno quelli della classe lavoratrice", ha detto Williams nel podcast. Queste persone riconoscono subito chi finge. Cercare candidati di origine operaia resta però una buona idea, visto che un tempo al Congresso ce n'erano molti e oggi sono quasi scomparsi.
Il rischio, per Williams, è che il partito finisca per selezionare "una caricatura da classe medio-alta" dell'americano operaio.
Il Center for Working Class Politics, un centro di ricerca specializzato in questi temi, ha rilevato che i candidati di origine operaia piacciono davvero di più agli elettori della classe lavoratrice. In un suo rapporto il profilo più apprezzato era però l'insegnante di scuola media, seguito da magazziniere, medico, piccolo imprenditore e infermiere. L'operaio edile veniva solo dopo.
La mascolinità ruvida e spavalda che Williams chiama "bad but bold" (cattiva ma audace) accomuna Platner al senatore John Fetterman. A volte funziona, Platner era popolarissimo prima di autodistruggersi, ma quel modello porta con sé uno spirito di opposizione permanente che lo rende rischioso.
Un sondaggio del New York Times sulla corsa in Maine, ricordato da Druke nel podcast, dava Platner sotto di 21 punti rispetto a Collins tra gli elettori senza laurea. Un democratico generico, nella stessa rilevazione, perdeva di 9 punti contro un repubblicano generico. Il candidato scelto per incarnare la classe lavoratrice andava quindi molto peggio di un democratico qualsiasi proprio tra quegli elettori.
Secondo un'analisi citata nel podcast, Platner piaceva soprattutto agli abitanti del Maine in ascesa sociale, attratti da un'estetica operaia idealizzata.
Williams riassume in cinque punti i valori di queste famiglie e il primo è la sicurezza economica e personale. "Le élite si preoccupano della fine del mondo, noi della fine del mese", diceva un cartello dei gilet gialli francesi citato dalla studiosa.
La stabilità economica non è un dato di fatto per chi ha visto la quota del PIL destinata ai lavoratori americani scendere dal 70% al 54% circa in pochi decenni. E la sicurezza fisica, scontata nei quartieri benestanti, per queste famiglie è una priorità: per questo la criminalità e il disordine al confine sono temi tanto sensibili.
Gli altri quattro valori sono l'autodisciplina al posto della realizzazione personale (i loro impieghi chiedono puntualità e concretezza, non offrono percorsi di crescita individuale), il radicamento e il patriottismo al posto del cosmopolitismo, il parlare semplice al posto della sofisticatezza e il tradizionalismo, fondato su fede e famiglia.
Sul radicamento Williams ha raccontato un aneddoto personale. L'epigrafe del suo libro è in spagnolo e lei si rifiutò di tradurla, salvo accorgersi mesi dopo che quella scelta era il suo modo da élite di esibire cosmopolitismo. "Se sei un venditore di pneumatici sposato con una contabile in Indiana, sei orgoglioso di essere americano", ha detto.
Il governatore del Kentucky Andy Beshear è, per Williams, l'esempio di come ci si connette a questi valori senza travestimenti. Parla spesso del sogno americano e ha portato nello stato il più grande investimento privato della sua storia.
Beshear usa poi l'anti-elitismo. Chiama la legge di bilancio "the big ugly bill" (la grande legge brutta) e la collega ai tagli fiscali per i milionari e ai tagli a Medicaid, il programma sanitario pubblico per i redditi bassi. Cita quanti lavoratori saranno licenziati e quanti ospedali rurali chiuderanno. E quanti abitanti del Kentucky perderanno l'assistenza sanitaria.
Il governatore ribalta anche l'accusa di condiscendenza che i repubblicani rivolgono da anni ai democratici. Ricorda che è Trump a mancare di rispetto ai militari, mentre il vicepresidente JD Vance guarda dall'alto in basso l'America rurale. E ripete che un politico deve "parlare come un essere umano normale". Quando spiega perché fa politica cita la famiglia, la fede e la regola d'oro, un'etica del servizio.
Williams contrappone a Beshear un video del governatore della California Gavin Newsom, che nei primi cinque minuti citava due libri da intellettuali e parlava di sviluppo personale, l'etica dell'autorealizzazione tipica delle élite. Meglio, secondo la studiosa, lo stile della governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, che ripete di non essere "più intelligente o più importante di nessun altro".
Il partito teme anche di perdere gli uomini. Prima dei suoi guai Williams definiva John Fetterman "il maestro della mascolinità", oggi assegna il titolo al senatore della Georgia John Ossoff, un ex documentarista.
Nell'audizione di conferma di Jay Clayton, scelto da Trump per un incarico di governo, Ossoff lo ha incalzato più volte chiedendogli chi avesse vinto le elezioni del 2020. Non è la spavalderia operaia di Platner, dice Williams, ma è comunque assertività maschile.
Uno studio citato da Williams stima che metà dei voti persi dai democratici tra gli elettori senza laurea negli ultimi decenni dipenda da uno spostamento di attenzione: dal garantire una vita stabile alle persone comuni alla redistribuzione verso i più poveri. I programmi sociali con soglie di reddito che escludono chi sta nel mezzo, dice la studiosa, mettono chi ha poco contro chi non ha niente.
Druke ha aggiunto che il partito parla ormai molto di poveri e marginalizzati e poco delle persone con una vita ordinaria, che negli Stati Uniti sono la maggioranza.
"New York non è il Kansas", ha risposto Williams a chi vede nel sindaco di New York Zohran Mamdani il modello da esportare. Lo considera un talento generazionale, ma anche Mamdani ha attratto più laureati che non laureati, con l'eccezione rilevante degli asiatici americani senza laurea.
La sua formula, che la studiosa chiama "la coalizione economica di Mamdani", unisce la rabbia dei lavoratori che scivolano fuori dalla classe media a quella dei giovani laureati, che non riescono a comprare casa e faticano perfino a pagare l'asilo o le cure mediche. Il mercato del lavoro per loro è già pessimo e l'intelligenza artificiale lo peggiorerà.
Il collante è l'economia, come nella vecchia formula "è l'economia, stupido" coniata decenni fa dallo stratega democratico James Carville. Entrambi i gruppi vedono bloccato l'accesso alla propria versione del sogno americano.
Sui temi culturali Williams sconsiglia sia la resa sia lo scontro frontale. I repubblicani, ha raccontato, hanno cercato il tema LGBTQ capace di danneggiare di più i democratici e hanno puntato sulla partecipazione delle ragazze trans allo sport femminile. I democratici hanno accettato il confronto su un terreno sfavorevole, visto che, come ha ricordato Druke, solo il 20% degli elettori della classe lavoratrice è favorevole alla loro presenza nelle squadre femminili.
Per Williams la risposta non è tacere sui diritti ma trovare i passi avanti che non scatenino una reazione di massa. Si può continuare a lavorare contro il razzismo nella polizia, dice, anche dopo aver abbandonato lo slogan "defund the police" (togliere i fondi alla polizia), che molti nel partito considerano ormai un errore. E ha citato una formula che attribuisce a Ossoff o a Beshear: "passerò l'80% del mio tempo sui temi che riguardano il 100% degli elettori".
Nel 2024 Trump aveva guadagnato terreno tra le famiglie con meno di 50.000 dollari di reddito, tra i neri, i latini e gli asiatici senza laurea e tra i giovani. Oggi, dice Williams, i giovani e gli elettori neri e latini senza laurea si stanno allontanando da lui. Più di recente lo stanno facendo anche i bianchi senza laurea.
Il problema è che i democratici restano ancora meno popolari del presidente e per rimontare, ha scherzato la studiosa, basterà fare un po' meno danni.
Williams si dice comunque più ottimista di quando cominciò a scrivere il libro, un anno prima della rielezione di Trump, convinta che sarebbe finita male. Nel partito, dice, c'è ormai consenso sulla necessità di riconnettersi con la classe lavoratrice. A bloccare i progressi resta il dibattito permanente tra spostarsi più a sinistra o verso il centro, per lei "categorie sbagliate".
La sua ricetta unisce un populismo economico anti-elitario al rispetto per i valori di chi non è laureato, senza "dare per scontato che le altre persone siano progetti che Dio vi ha messo sulla terra per illuminare".
