Pechino stringe il cappio attorno a Taiwan: navi da guerra sorvegliano l'isola ogni giorno

La Marina Militare cinese mantiene Taiwan sotto pressione costante con pattugliamenti su tutti i lati dell'isola. Una strategia cresciuta passo dopo passo dal 2020, scrive il Wall Street Journal.

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Pechino stringe il cappio attorno a Taiwan: navi da guerra sorvegliano l'isola ogni giorno

Cinque o sei navi da guerra cinesi circondano Taiwan quasi senza interruzione, a ogni ora del giorno. Non è più soltanto un'esercitazione pensata per mostrare i muscoli: nel 2026 è diventata la normalità. Lo scrive il Wall Street Journal, che ha ricostruito l'aumento della pressione militare di Pechino sull'isola in questi anni attraverso dati forniti da funzionari militari dei Paesi della regione.

La Cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio e punta a riportarla sotto il suo controllo. Per farlo dispone di strumenti sempre più ampi, cresciuti insieme al peso globale di Pechino. Sul piano diplomatico, Xi Jinping usa l'influenza cinese per isolare Taipei e indebolire il sostegno americano, cruciale per la sicurezza dell'isola.

Sul piano militare, la Marina cinese pattuglia senza sosta le acque circostanti per trasmettere un messaggio ai 23 milioni di abitanti di Taiwan: resistere a un'annessione sarebbe inutile. Il principale strumento di questa campagna è una flotta ben equipaggiata e numericamente più grande di qualsiasi altra al mondo.

Il cappio, nave dopo nave

Per anni una sola nave da guerra cinese ha percorso avanti e indietro lo Stretto di Taiwan. La svolta è arrivata nel 2020, in modo silenzioso ma deciso. Quell'anno Pechino ha aggiunto altre due unità, una al largo della costa settentrionale e una davanti a quella meridionale. Due anni dopo, una quarta nave ha preso posizione a est, completando una presenza quasi ininterrotta su tutti e quattro i lati dell'isola. Una quinta unità si è poi aggiunta sul versante orientale nel 2024 e, da allora, nella stessa area è quasi sempre presente anche una sesta nave.

Ogni passo è arrivato dopo uno sviluppo politico sgradito a Pechino. "Ogni step rappresenta una stretta del cappio", ha detto al Wall Street Journal Michael Dahm, ex ufficiale dell'intelligence della marina statunitense e oggi ricercatore al Mitchell Institute for Aerospace Studies.

Con l'aumento del numero delle navi è cambiata anche la composizione della flotta. L'assetto, un tempo basato soprattutto su fregate, comprende oggi anche cacciatorpediniere più grandi, segno di un atteggiamento sempre più assertivo da parte di Pechino. La Cina sta costruendo cacciatorpediniere a ritmo serrato e, secondo il quotidiano statunitense, oggi ne possiede almeno 48.

Il cappio attorno a Taiwan — FocusAmerica
Taiwan · La pressione militare di Pechino
Il cappio stretto attorno a Taiwan, nave dopo nave
Per anni una sola nave da guerra cinese ha pattugliato lo Stretto. Dal 2020 Pechino ne ha aggiunte una dopo l'altra, fino a circondare l'isola su tutti e quattro i lati. Oggi cinque o sei unità sono presenti quasi senza interruzione, a ogni ora del giorno.
Fino al 2019
Oggi · 2026
1
5–6
Nave da guerra
nello Stretto
Navi attorno all'isola,
quasi senza sosta
In sei anni l'accerchiamento navale si è esteso da un solo lato a tutti e quattro
Esplora l'analisi
L'accerchiamento, anno per anno
Come la flotta cinese ha circondato l'isola
Tocca gli anni qui sotto per vedere come ogni nuova nave ha chiuso un lato in più attorno a Taiwan, completando una presenza quasi ininterrotta.
CINA TAIWAN OCEANO PACIFICO Stretto Taipei '19 '20 '20 '22 '24 '25
2019
1 nave
2020
3 navi
2022
4 navi
2024
5 navi
Oggi
5–6 navi
Fino al 2019
Una sola nave da guerra cinese percorre avanti e indietro lo Stretto di Taiwan.
Fregate (assetto iniziale)
Cacciatorpediniere (oggi)
La sequenza dell'accerchiamento
Ogni passo, una stretta in più del cappio
Tocca un anno per i dettagli. Ogni nuova posizione è arrivata in modo silenzioso ma deciso.
Fino al 2019
Una sola nave nello Stretto
Per anni una singola unità cinese pattuglia avanti e indietro il braccio di mare che separa l'isola dalla terraferma.
2020
Due nuove navi: a nord e a sud
Pechino aggiunge un'unità al largo della costa settentrionale e una davanti a quella meridionale. L'accerchiamento prende forma su tre lati.
2022
La quarta nave chiude il lato est
Una quarta unità prende posizione a est, completando una presenza quasi ininterrotta su tutti e quattro i lati dell'isola.
2024
Una quinta unità sul versante orientale
Si aggiunge una quinta nave a est. Da allora, nella stessa area è quasi sempre presente anche una sesta unità.
2026
Cinque o sei navi, ogni ora del giorno
L'assetto, un tempo basato su fregate, comprende oggi anche cacciatorpediniere più grandi: il segno di un atteggiamento sempre più assertivo da parte di Pechino.
Il 2020 come spartiacque
Ogni stretta è arrivata dopo uno sviluppo politico sgradito a Pechino
I funzionari indicano il 2020 come il vero punto di svolta. Ma la pressione è cresciuta in risposta a una catena di eventi percepiti come sfavorevoli a Pechino.
2019
Xi anticipa la scadenza militare al 2027
Ordina alle Forze Armate cinesi di prepararsi a prendere Taiwan con la forza entro il 2027, anticipando il precedente traguardo del 2035. Non una data d'invasione, ma di prontezza militare.
2020
La rielezione di Tsai Ing-wen
Taiwan rielegge la presidente, ferma difensore dell'autonomia dell'isola. A Pechino il risultato è letto come uno schiaffo politico.
2022
La visita di Nancy Pelosi a Taipei
La trasferta della Speaker della Camera USA fa salire ancora il dispositivo militare cinese attorno all'isola.
2024
Nuove elezioni e l'episodio dei pescatori
Un altro risultato elettorale taiwanese sfavorevole a Pechino e la morte di due pescatori cinesi in uno scontro con la guardia costiera di Taipei fanno aumentare ulteriormente la tensione.
La pressione in cifre
Una flotta più grande di qualsiasi altra al mondo
Il principale strumento della campagna di pressione cinese è una Marina numericamente superiore a ogni altra, costruita a ritmo serrato.
48+
Cacciatorpediniere in dotazione alla marina cinese
Costruiti a ritmo serrato
23 mln
Abitanti di Taiwan, destinatari del messaggio di Pechino
~2 sett.
Permanenza in mare di ogni nave, prima della rotazione
Per addestrare più equipaggi
24 mn
La zona contigua rivendicata da Taipei, in miglia nautiche
Talvolta "sfiorata" dalle navi cinesi
40
Pattugliamenti di prontezza contati da Taiwan lo scorso anno
15 finora quest'anno
48 ore
Durata ormai frequente del "botta e risposta" tra le due Marine
«Ogni step rappresenta una stretta del cappio», ha detto al WSJ Michael Dahm, ex ufficiale dell'intelligence della marina statunitense. La pressione pesa soprattutto sulla Marina taiwanese, assai più piccola e a corto di personale.
Fonte Wall Street Journal, su dati di funzionari militari della regione e del Ministero della Difesa di Taiwan. Mappa: Natural Earth. Analisi 2026.

Il 2020 come spartiacque

I funzionari che hanno parlato con il Wall Street Journal indicano il 2020 come il vero punto di svolta. Un anno prima, Xi aveva ordinato alle forze armate cinesi di prepararsi entro il 2027 a prendere Taiwan con la forza, se ne avessero ricevuto l'ordine, anticipando la precedente scadenza del 2035. Non si tratta di una data già fissata per l'invasione, ma di un traguardo di prontezza militare. Imponeva comunque un'accelerazione.

Sempre nel 2020, Taiwan ha rieletto presidente Tsai Ing-wen, che si era presentata come una ferma difensora della democrazia e dell'autonomia dell'isola dall'influenza cinese. A Pechino quel risultato è stato letto come uno schiaffo politico.

A far crescere ancora il dispositivo militare cinese sono arrivati altri eventi: la visita dell'allora speaker della Camera dei Rappresentanti americana Nancy Pelosi a Taipei nel 2022, il risultato di un'altra elezione taiwanese sfavorevole a Pechino nel 2024 e la morte di due pescatori cinesi in uno scontro con la guardia costiera taiwanese, sempre nello stesso anno.

"Sfiorare il confine"

I pattugliamenti continui non servono soltanto a mandare messaggi politici. Ogni giorno offrono alle forze cinesi l'occasione di raccogliere dati ed esperienza in acque dove un giorno potrebbero combattere. In tempo di pace, ogni nave resta in mare circa due settimane, poi viene sostituita da un'altra unità. Pechino non impiega un piccolo gruppo fisso di imbarcazioni, ma le manda a rotazione, così da addestrare più equipaggi e abituarli a operare nell'area.

Di norma le navi restano fuori dalla zona contigua di 24 miglia nautiche rivendicata da Taipei, ma non sempre. In alcune fasi avviano i cosiddetti pattugliamenti congiunti di prontezza al combattimento, operazioni più intense durante le quali si spingono qualche miglio più all'interno. È una manovra studiata, che alcuni funzionari definiscono "sfiorare il confine".

Taiwan, che ne ha contati 40 lo scorso anno e 15 finora quest'anno, risponde inviando navi da guerra e unità della guardia costiera a seguire quelle cinesi finché non si allontanano. Questo botta e risposta dura sempre più a lungo, ormai spesso fino a 48 ore. La pressione pesa molto sulla Marina taiwanese, assai più piccola di quella cinese e a corto di personale. Le navi devono infatti restare pronte a intervenire in ogni momento, con effetti diretti sulla manutenzione ordinaria e sui tempi di riposo degli equipaggi.

Intanto la Cina raccoglie informazioni sempre più preziose sulle forze di Taiwan: come si muovono, come operano, come comunicano e come reagiscono. Per Taipei significa avere meno opzioni, meno luoghi dove nascondersi e meno margini per ingannare l'avversario. Operare a est dell'isola consente inoltre a Pechino di studiare anche quelle acque e individuare i possibili rifugi dei sottomarini taiwanesi, un vantaggio che in caso di guerra complicherebbe non poco anche l'intervento delle forze americane.

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