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Netanyahu era stato avvertito di un attacco di Hamas prima del 7 ottobre
Daniel Torok, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 70 min di lettura

Netanyahu era stato avvertito di un attacco di Hamas prima del 7 ottobre

Il capo dell'intelligence egiziana volò in Israele e il presidente degli Emirati telefonò a Netanyahu. L'avviso emiratino non arrivò mai ai vertici della sicurezza israeliana.

Nelle due settimane prima del 7 ottobre 2023 almeno due paesi arabi avvertirono Benjamin Netanyahu che Hamas si preparava a colpire Israele. Il 26 settembre il capo dei servizi segreti egiziani, Abbas Kamel, volò in Israele per una visita di poco più di un'ora e disse che Gaza stava per esplodere. Negli stessi giorni il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, telefonò al primo ministro israeliano per avvisarlo di un grande attacco in preparazione. La visita egiziana l'ha rivelata l'Atlantic. La telefonata degli Emirati, già raccontata da Haaretz, è stata confermata dal New York Times, che ha aggiunto un dettaglio: Netanyahu non ne parlò mai ai vertici della sicurezza.

La mattina del 26 settembre 2023 Israele ricordava i 50 anni dalla guerra dello Yom Kippur, l'attacco a sorpresa di Siria ed Egitto del 1973. Nel suo discorso a Gerusalemme Netanyahu la descrisse come una lezione sugli allarmi ignorati e disse: "Non sottovalutiamo nessuna minaccia". Circa due ore prima era atterrato all'aeroporto Ben Gurion, in una zona riservata alle missioni diplomatiche e di sicurezza, un jet Cessna legato all'intelligence egiziana. A bordo c'era Kamel, uno dei funzionari della sicurezza più influenti della regione. L'aereo restò a terra 67 minuti prima di ripartire per il Cairo, secondo il registro dei voli dell'autorità aeroportuale israeliana.

Secondo funzionari israeliani, egiziani, arabi, americani ed europei informati della visita dopo il 7 ottobre, Kamel spiegò che Hamas sembrava mobilitarsi per un grande attacco e che restava poco tempo per fermarlo. Consigliò al governo israeliano di fare concessioni economiche a Hamas. Un ex funzionario israeliano ha riassunto così il messaggio all'Atlantic: se non cambiate rotta, Gaza vi esploderà in faccia. Kamel non indicò una data né dettagli sull'attacco e non è chiaro chi incontrò. Dopo la commemorazione Netanyahu partecipò a una riunione riservata, secondo la sua agenda pubblica, e poco dopo approvò alcune concessioni economiche a Hamas. Per un ex funzionario israeliano sentito dall'Atlantic è impossibile che i vertici del paese abbiano incontrato il capo dell'intelligence egiziana senza che Netanyahu lo sapesse. Tzachi Hanegbi, allora capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Netanyahu, ha invece negato all'Atlantic che la visita ci sia stata.

Israele e il 7 ottobre
Prima del 7 ottobre Egitto ed Emirati avvertirono Netanyahu: Hamas stava per colpire
Il 26 settembre 2023 il capo dell’intelligence egiziana volò in Israele e restò a terra 67 minuti. Negli stessi giorni il presidente degli Emirati telefonò al primo ministro. Nessuno dei due indicò una data: undici giorni dopo la visita, Hamas attaccò.
Undici giorni, sei allarmi
Prima dell’attacco gli avvertimenti arrivarono dal Cairo, da Abu Dhabi e da Amman
La mappa ripercorre gli allarmi in ordine di data. Premi play oppure usa le frecce per scorrere i passaggi.
11
giorni all’attacco
26 settembre. Il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel vola in Israele e avverte che Hamas prepara un grande attacco.
27 settembre. L’inviato dell’ONU Tor Wennesland chiede di evitare un altro conflitto.
28 settembre. Un rapporto interno della CIA prevede lanci di razzi, non un attacco coordinato.
Fine settembre. Il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed telefona a Netanyahu.
Data non nota. Il capo dell’intelligence giordana avverte i colleghi israeliani.
1° ottobre. Netanyahu riunisce i capi della sicurezza e non cita l’avvertimento degli Emirati.
5 ottobre. Nuovo messaggio dal Cairo: la situazione è insostenibile.
7 ottobre. Hamas attacca Israele da Gaza.
I protagonisti
Egitto ed Emirati dicono di aver avvertito Israele. Il governo di Netanyahu nega
Abbas Kamel
Abbas Kamel
Capo dell’intelligence egiziana nel 2023
Il messaggio
Hamas si prepara a un grande attacco e resta poco tempo per fermarlo. Consiglia concessioni economiche.
Che cosa seguì
Netanyahu approva poco dopo alcune concessioni a Hamas. L’allora capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Tzachi Hanegbi, nega che la visita ci sia stata.
Mohammed bin Zayed
Mohammed bin Zayed
Presidente degli Emirati Arabi Uniti
Il messaggio
Hamas valuta un attacco su larga scala. Chiede anche lui concessioni economiche per Gaza.
Che cosa seguì
Netanyahu non ne parla ai capi della sicurezza. Oggi nega la telefonata: le informazioni, dice, arrivarono solo dai canali dell’intelligence.
Benjamin Netanyahu
Benjamin Netanyahu
Primo ministro di Israele
Il 26 settembre
Nel giorno della visita di Kamel ricorda la guerra del 1973: «Non sottovalutiamo nessuna minaccia».
Oggi
Attribuisce la colpa ai vertici della sicurezza e, con i suoi alleati, blocca una commissione d’inchiesta statale.
Dove si fermarono gli avvertimenti
L’allarme degli Emirati si fermò a Netanyahu, e Washington non ne fu informata
Avvertimento ricevutoInformazione non trasmessa
EgittoIsraele
Kamel vola in Israele il 26 settembre e il Cairo insiste fino al 5 ottobre. Non è chiaro chi abbia incontrato Kamel.
EmiratiNetanyahuCapi della sicurezza
Il 1° ottobre Netanyahu riunisce i capi della sicurezza su Gaza e non cita la telefonata, che non compare in nessuna indagine interna sul 7 ottobre.
GiordaniaServizi israeliani
Il capo dell’intelligence giordana avverte i colleghi israeliani che la situazione, soprattutto in Cisgiordania, sta diventando esplosiva.
Egitto ed EmiratiWashington
Nessuno dei due informa l’amministrazione Biden. Il direttore della CIA, William Burns, viene a sapere della visita e della telefonata solo mesi dopo.
L’attacco e la guerra
Hamas uccise circa 1.200 persone. La guerra che seguì ne ha uccise quasi 74.000 a Gaza
Circa1.200
 251
 73.928
persone uccise in Israele il 7 ottobre 2023, in gran parte civili
ostaggi portati a Gaza
palestinesi uccisi a Gaza secondo il ministero della Salute della Striscia, al 24 settembre 2026
Alla fine di ottobre gli israeliani votano per la prima volta dal 7 ottobre. L’opposizione chiede una commissione d’inchiesta statale; Netanyahu e i suoi alleati la bloccano e propongono una commissione di nomina politica.
FonteThe Atlantic (visita di Kamel); The New York Times e Haaretz (telefonata di bin Zayed, riunione del 1° ottobre); CNN (rapporto CIA del 28 settembre 2023); ministero della Salute di Gaza (dato al 24 settembre 2026).
MappaNatural Earth. Foto Wikimedia Commons.

La telefonata di bin Zayed arrivò alla fine di settembre. Secondo le fonti del New York Times, il presidente emiratino disse a Netanyahu che Hamas stava valutando un attacco su larga scala, senza chiarire se si trattasse di razzi o di un'invasione via terra. Secondo l'Atlantic, bin Zayed aveva ricevuto informazioni da fonti egiziane e palestinesi e, come Kamel, chiese a Netanyahu di fare concessioni economiche a Gaza, ma il primo ministro sembrò non dare peso all'avvertimento. La notizia della chiamata era uscita all'inizio di settembre su Haaretz, un quotidiano israeliano. Netanyahu l'ha smentita, dicendo che le eventuali informazioni degli Emirati erano arrivate attraverso i canali dell'intelligence, e ha minacciato di fare causa al giornale.

Il 1° ottobre 2023, pochi giorni dopo la telefonata, Netanyahu riunì i capi della sicurezza per discutere di Gaza. Secondo il verbale dell'incontro, che il New York Times ha potuto leggere, il primo ministro non parlò dell'avvertimento degli Emirati. Disse invece che l'obiettivo doveva essere mantenere la calma nella Striscia e si oppose alla proposta di alcuni funzionari di colpire i dirigenti di Hamas a Gaza che coordinavano gli attentati in Cisgiordania. Spiegò che un'azione militare avrebbe potuto far saltare l'accordo per stabilire relazioni diplomatiche con l'Arabia Saudita, che riteneva vicino. Secondo cinque ex alti funzionari israeliani sentiti dal quotidiano, la telefonata non compare in nessuna delle indagini interne dell'esercito e dei servizi sul fallimento del 7 ottobre.

Gli allarmi non si fermarono lì. L'Egitto continuò a segnalare il pericolo fino a due giorni prima dell'attacco: il 5 ottobre un nuovo messaggio del Cairo a Israele ribadiva che la situazione era insostenibile, sempre senza una data o una modalità. Anche il capo dell'intelligence giordana avvertì i colleghi israeliani che la situazione, soprattutto in Cisgiordania, stava diventando esplosiva. Il 27 settembre Tor Wennesland, inviato dell'ONU per il processo di pace in Medio Oriente, aveva scritto su X che bisognava evitare "un altro conflitto che avrà gravi conseguenze per tutti". L'11 ottobre il repubblicano Michael McCaul, allora presidente della commissione Esteri della Camera, disse ai giornalisti dopo un incontro riservato che l'Egitto aveva avvertito Israele tre giorni prima.

La tensione a Gaza era salita durante l'estate. Ad agosto il Qatar aveva sospeso le forniture di carburante egiziano che mandava nella Striscia dal 2021: Hamas lo rivendeva e con i ricavi pagava i dipendenti pubblici. Hamas organizzò proteste al valico di Erez, il principale passaggio pedonale tra Israele e Gaza, e a metà settembre Israele lo chiuse, lasciando a casa circa 18.000 abitanti di Gaza con un permesso di lavoro in Israele. Egitto, Qatar e ONU negoziarono un'intesa alla fine di settembre: Hamas accettò di allontanare i manifestanti dal confine, Israele riaprì il valico. Secondo i negoziatori sentiti dall'Atlantic, Hamas stava usando le trattative per guadagnare tempo mentre completava i piani dell'attacco.

Quei piani erano pronti da tempo. Un memorandum dell'agosto 2022, a quanto pare scritto a mano da Yahya Sinwar, allora capo di Hamas a Gaza, descriveva gran parte dell'operazione. Nello stesso anno l'esercito israeliano aveva ottenuto un piano di battaglia di Hamas, chiamato in codice "Jericho Wall", ma i comandi lo avevano giudicato irrealistico. Un rapporto del difensore civico dello Stato israeliano racconta che Netanyahu era convinto che Hamas fosse stato dissuaso dal combattere e aveva chiesto all'esercito e ai servizi di "rinviare i conflitti". La calma a Gaza gli permetteva di concentrarsi sull'Iran e su Hezbollah, la milizia libanese sostenuta da Teheran. Il governo era inoltre assorbito dalla riforma della giustizia, contro cui manifestavano centinaia di migliaia di persone, e dalle violenze in Cisgiordania, dove Israele aveva spostato truppe e risorse.

Né l'Egitto né gli Emirati girarono i loro avvertimenti all'amministrazione Biden. Anche la CIA, l'agenzia di intelligence americana per l'estero, il 28 settembre aveva prodotto un rapporto interno su una possibile escalation di Hamas, che però prevedeva lanci di razzi per alcuni giorni e non un attacco coordinato su più fronti. Solo mesi dopo il direttore della CIA William Burns venne a sapere, quasi di passaggio, sia della visita di Kamel sia della telefonata di bin Zayed. Il 7 ottobre Hamas uccise circa 1.200 persone, in gran parte civili, e ne rapì 251. La guerra che seguì a Gaza ha ucciso più di 73.000 palestinesi, secondo il ministero della Salute della Striscia.

Alla fine di ottobre gli israeliani voteranno per la prima volta dal 7 ottobre. La mancata preparazione del governo prima dell'attacco è forse il tema principale della campagna. Netanyahu, che cerca un settimo mandato e pochi giorni fa all'ONU ha difeso le guerre condotte da Israele, attribuisce la colpa ai vertici della sicurezza. In un video elettorale del mese scorso ha detto che i responsabili della sicurezza non lo svegliarono subito quella mattina: "Se mi avessero svegliato, tutto sarebbe andato diversamente". Il suo principale sfidante, l'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, chiede con molti altri una commissione d'inchiesta statale, l'organismo indipendente previsto dalla legge israeliana per indagare sui grandi fallimenti delle istituzioni, come quello istituito dopo la guerra dello Yom Kippur. Netanyahu e i suoi alleati la bloccano e propongono invece una commissione di nomina politica, che l'opposizione rifiuta perché la ritiene favorevole al governo.

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