Milei vuole cambiare la mentalità degli argentini

Il presidente di destra ha domato l'inflazione e ora punta a una battaglia culturale contro giustizia sociale e uguaglianza economica, che definisce concetti aberranti.

Milei vuole cambiare la mentalità degli argentini
Gage Skidmore / Flickr

Javier Milei vuole riscrivere il codice genetico culturale dell'Argentina. Dopo aver domato l'inflazione galoppante del paese sudamericano, il presidente libertario ha ora un obiettivo più ambizioso: trasformare i valori di fondo della nazione, sostituendo la tradizione collettivista con un'ideologia basata su capitalismo, libero mercato, stato minimo e individualismo. A raccontare questa svolta è un'inchiesta del New York Times.

Milei, salito alla ribalta mondiale con una folgorante ascesa alla presidenza, è diventato una stella della destra globale e ha stretto legami personali con il presidente Trump. Sui suoi profili social ufficiali compare ora un avatar generato con intelligenza artificiale che lo ritrae come un supereroe mascherato che sorvola Buenos Aires, rilanciando quella che lui stesso definisce la sua missione principale: la battaglia culturale.

"Siamo in guerra", ha dichiarato Milei l'anno scorso durante un festival di destra citato dal New York Times, aggiungendo che si tratta di "una lotta culturale, una battaglia ideologica, una guerra per la sopravvivenza della nostra libertà". Il presidente vuole smantellare quelli che chiama i concetti aberranti di giustizia sociale e uguaglianza economica, sostenendo che la redistribuzione della ricchezza è immorale. Ha definito l'uguaglianza delle opportunità una truffa, le tasse redistributive un furto dello stato, la giustizia sociale un virus che riempie le persone di odio e risentimento. Le università pubbliche sono per lui un motore di indottrinamento woke, i ricercatori e i dipendenti pubblici dei parassiti, il settore pubblico una malattia e un'organizzazione criminale e violenta.

Si tratta di uno spostamento radicale in un paese che vanta uno dei sistemi di sanità e istruzione pubblica gratuita più estesi al mondo e dove lo stato storicamente copriva buona parte dei costi di elettricità, gas e trasporti. L'Argentina descritta dal New York Times è una nazione in cui le persone sono restie a mangiare da sole o a bere un mate, l'infuso nazionale, senza condividerlo con chi hanno accanto. Eppure ora abbraccia un leader il cui messaggio fondamentale è che ciascuno deve cavarsela da solo.

"Sta cercando di spezzare il nostro DNA, di distruggere l'identità comunitaria del nostro popolo", ha detto al New York Times Juan Grabois, deputato dell'opposizione. Lo scrittore e professore argentino Martín Kohan ha offerto al quotidiano americano una chiave diversa, spiegando che "la retorica dei diritti sociali è diventata chiacchiera vuota, non tocca la realtà concreta di molti lavoratori".

La battaglia di Milei si svolge contro l'eredità del peronismo, uno dei movimenti populisti più duraturi al mondo, fondato da Juan Domingo Perón e dalla moglie Eva. Il peronismo ha messo per generazioni lo stato al centro della vita nazionale come garante dell'equità, costruendo un legame emotivo con la classe lavoratrice fatto di comizi, cori e iconografia. Ma una serie di crisi finanziarie sotto governi di varia ideologia ha eroso la fiducia pubblica sia nel peronismo sia nella classe politica nel suo complesso.

Secondo alcuni analisti sentiti dal New York Times, molti argentini sostengono Milei per il sollievo economico ottenuto con misure di austerità piuttosto convenzionali, senza necessariamente aderire alla sua ideologia. Il sociologo Pablo Semán ha spiegato al quotidiano che dopo decenni di salari fermi e crescita del lavoro informale e della gig economy, molti argentini hanno interiorizzato una mentalità da arrangiarsi. "Milei non l'ha inventata, non l'ha installata, l'ha solo incanalata", ha detto Semán. I più giovani hanno vissuto un'inflazione al 200 per cento e quindici anni di stagnazione economica, mentre i servizi pubblici si deterioravano. "Il contratto sociale si è rotto", ha aggiunto il sociologo.

Il presidente ha anche lanciato un attacco in stile MAGA alle politiche identitarie. Ha chiuso l'istituto nazionale contro la discriminazione e il ministero delle donne, promuovendo una versione revisionista della dittatura militare che governò il paese cinquant'anni fa. Ha portato nel governo provocatori dei social media e amplificato una nuova generazione di attivisti digitali. Agustin Laje, intellettuale di destra autore del libro La battaglia culturale e con oltre 2,5 milioni di follower su YouTube, ha detto al New York Times che i suoi seguaci un tempo erano soprattutto militari anziani, mentre oggi l'80 per cento ha meno di 30 anni. "L'unico modo per conquistare la cultura oggi è conquistare i social media", ha dichiarato.

Nel frattempo l'opposizione resta forte. Sondaggi recenti citati dal quotidiano indicano un calo di popolarità del presidente, mentre le misure di libero scambio hanno contribuito alla chiusura di oltre 24mila aziende argentine e l'inflazione ricomincia a salire. Il 40 per cento degli elettori ha comunque scelto nuovamente il suo partito alle elezioni di metà mandato. La tenuta di lungo periodo di Milei dipenderà dalla sua capacità di generare crescita duratura. Lo stesso Laje ha ammesso al New York Times il rischio: "Non c'è modo che la gente compri un modello culturale se ha le tasche vuote".

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