Gaza, servono oltre 71 miliardi di dollari in dieci anni per la ricostruzione

Il rapporto congiunto di Nazioni Unite, Unione Europea e Banca Mondiale stima danni fisici per 35,2 miliardi e perdite economiche per 22,7 miliardi dopo due anni di guerra

Gaza, servono oltre 71 miliardi di dollari in dieci anni per la ricostruzione
Photo by Emad El Byed / Unsplash

La ricostruzione della Striscia di Gaza richiederà almeno 71,4 miliardi di dollari nel prossimo decennio. È la cifra indicata dal rapporto finale della Gaza Rapid Damage and Needs Assessment, l'analisi congiunta condotta da Nazioni Unite, Unione Europea e Banca Mondiale, pubblicata lunedì 20 aprile. Secondo il documento, lo sviluppo umano nel territorio palestinese è stato riportato indietro di 77 anni.

La valutazione indica che solo nei primi 18 mesi serviranno 26,3 miliardi di dollari per ripristinare i servizi essenziali, ricostruire le infrastrutture critiche e sostenere la ripresa economica. I danni fisici accumulati dopo oltre due anni di conflitto, scoppiato in seguito agli attacchi guidati da Hamas nel sud di Israele nell'ottobre 2023, sono stimati in 35,2 miliardi di dollari. A questi si aggiungono 22,7 miliardi di perdite economiche e sociali.

I settori più colpiti sono l'edilizia abitativa, la sanità, l'istruzione, il commercio e l'agricoltura. Il rapporto quantifica in oltre 371.888 le unità abitative distrutte o danneggiate. Più della metà degli ospedali non è operativa e quasi tutte le scuole hanno subito danni o sono state distrutte. L'economia di Gaza si è contratta dell'84 per cento.

Oltre il 60 per cento dei residenti ha perso la casa e 1,9 milioni di persone sono sfollate, spesso più volte. Donne, bambini, persone con disabilità e categorie fragili sopportano il peso maggiore della crisi. Secondo le autorità locali citate dal rapporto, i due anni di guerra hanno causato più di 71.000 morti palestinesi e oltre 171.000 feriti, mentre molti dispersi restano sotto le macerie.

Il documento si inserisce nel quadro della risoluzione 2803 del 2025 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, parte del piano sostenuto da Washington per porre fine al conflitto. La risoluzione ha accolto la costituzione del Board of Peace, l'organismo guidato dal presidente Donald Trump con funzioni di amministrazione transitoria per definire il quadro della ricostruzione. Lo stesso meccanismo autorizza la formazione di una International Stabilisation Force temporanea.

Nazioni Unite e Unione Europea sottolineano che la ricostruzione deve essere guidata dai palestinesi e deve accompagnare il passaggio della governance all'Autorità Palestinese. L'obiettivo dichiarato è favorire una soluzione politica duratura basata sul principio dei due Stati. Le due organizzazioni insistono sulla necessità di una pianificazione inclusiva, trasparente e responsabile, con attenzione specifica a donne, bambini, anziani e persone con disabilità.

Il rapporto individua una serie di condizioni indispensabili per avviare la ricostruzione. Tra queste ci sono un cessate il fuoco duraturo e una sicurezza adeguata, l'accesso umanitario senza ostacoli e il ripristino immediato dei servizi essenziali. Viene inoltre richiesta la libera circolazione di persone, merci e materiali per la ricostruzione tra Gaza e la Cisgiordania, insieme a un sistema finanziario funzionante e trasparente.

Il documento chiede anche una governance chiara e responsabile, con mandati definiti per gli organismi amministrativi transitori che devono operare in coordinamento con l'Autorità Palestinese. Viene considerato essenziale un percorso credibile per il futuro governo palestinese esteso a tutto il territorio occupato, inclusi Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est. La rimozione delle macerie, la gestione degli ordigni inesplosi e la definizione dei diritti di proprietà su case e terreni sono indicati come prerequisiti tecnici per far partire i cantieri.

Le Nazioni Unite e l'Unione Europea chiedono alla comunità internazionale di mobilitare risorse in modo mirato, sequenziato e coordinato, e di rimuovere rapidamente gli ostacoli al dispiegamento di competenze e attrezzature. Il rapporto ricorda che le attività di ricostruzione devono procedere in parallelo con quelle umanitarie, per garantire una transizione efficace dall'emergenza a interventi su larga scala sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania.

Il tema dell'accesso era già stato sollevato a febbraio da Alexander De Croo, capo del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, che aveva dichiarato ai giornalisti come l'Onu disponesse di fondi e capacità operative sufficienti per ampliare gli aiuti e la ricostruzione, ma non dell'accesso necessario per svolgere questi compiti. La valutazione pubblicata ora mette in fila le cifre di una devastazione che, stando ai numeri delle agenzie internazionali, richiederà uno sforzo economico e politico senza precedenti per essere affrontata.

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