L'Iran sequestra due portacontainer nello Stretto di Hormuz poche ore dopo la proroga del cessate il fuoco
Le Guardie Rivoluzionarie hanno attaccato tre navi, una delle quali legata al gruppo MSC. Intanto il Financial Times rivela che 34 petroliere iraniane hanno già aggirato il blocco navale americano.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato due portacontainer e danneggiato una terza nello Stretto di Hormuz nella giornata di oggi, poche ore dopo che Donald Trump aveva ieri sera prorogato unilateralmente il cessate il fuoco con Teheran. Le navi coinvolte sono la MSC Francesca, che batte bandiera panamense ed è operata dal gruppo armatoriale ginevrino Mediterranean Shipping Company, e la Epaminondas, di proprietà di un armatore greco. Il ministero degli Affari marittimi greco ha però smentito il sequestro della Epaminondas. Una terza portacontainer, la Euphoria, anch'essa battente bandiera panamense, non ha riportato danni. Nessun membro degli equipaggi di queste navi è rimasto ferito.
dall'area
di Hormuz
il rientro
La Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRCG) ha subito rivendicato l'operazione. Secondo Teheran, le navi navigavano "senza le necessarie autorizzazioni" e stavano manipolando i sistemi di navigazione, mettendo così a rischio il traffico marittimo. "Perturbare l'ordine e la sicurezza nello Stretto di Hormuz è la nostra linea rossa", ha aggiunto il portavoce dell'IRCG, che ha anche collegato la MSC Francesca a Israele.
Il nuovo blitz arriva nel pieno dello scontro tra Washington e Teheran per il controllo delle rotte del Golfo. Trump ha annunciato ieri sera la proroga della tregua, che sarebbe dovuta scadere oggi, con un post sui social, spiegando di averla estesa su richiesta del Pakistan, che sta mediando per chiudere il conflitto. Il cessate il fuoco resterà in vigore finché i "leader e rappresentanti" iraniani non presenteranno "una proposta unificata". Intanto il viaggio del vicepresidente JD Vance a Islamabad per il secondo round negoziale è stato sospeso: Teheran non ha risposto alle richieste americane, ha riferito un funzionario statunitense. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha detto che il Paese resta aperto a nuovi colloqui ma è pronto a difendersi militarmente.
Al centro della crisi resta il blocco navale americano, entrato in vigore il 13 aprile, che impedisce alle navi di entrare e uscire dai porti iraniani. Tre giorni dopo, gli Stati Uniti hanno esteso le misure al mare aperto e autorizzato l'intercettazione delle petroliere della cosiddetta flotta ombra iraniana, cioè le navi che trasportano greggio aggirando le sanzioni. Alla CNBC, Trump ha definito il blocco "un grande successo" e ha promesso di non revocarlo fino a un "accordo definitivo" con Teheran. Il Ministro degli Esteri iraniano ha replicato definendolo "un atto di guerra".
Il blocco, però, si sta rivelando più poroso del previsto. Lo mostrano i dati della società Vortexa citati dal Financial Times: almeno 34 petroliere collegate all'Iran avrebbero già superato i corridoi sorvegliati dalla Marina americana ai confini del Mare Arabico. Nello specifico: 19 sono uscite dal Golfo Persico attraversando lo Stretto di Hormuz e il Golfo dell'Oman, mentre altre 15 sono entrate nel Golfo dirette verso porti iraniani. Tra quelle riuscite a uscire, almeno 6 trasportavano 10,7 milioni di barili di greggio iraniano per un valore stimato di circa 910 milioni di dollari, calcolato applicando il consueto sconto di 10 dollari rispetto al prezzo del Brent.